Poetiche del ritmo. Il rapporto tra musica e parole nella canzone italiana d'autore

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Filippo Maria Caggiani Contatta »

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Di cosa è fatta una canzone? Di parole e musica, certo. Però anche tante altre forme musicali sono fatte della stessa pasta. Dunque quale è la specificità di una canzone rispetto, ad esempio, a un’aria d’opera? Cosa cambia nel rapporto tra parole e musica quando dall’ambito della musica colta si passa a quello della musica leggera?
A queste domande si cerca di dare risposta con questa tesi, scarnificando gli orpelli di orchestrazioni e arrangiamenti e tentando di mettere a nudo il rapporto intimo tra parole e musica, così come è nello specifico della canzone italiana d’autore.
Lungo un percorso storico che parte dai canti gregoriani per giungere alle moderne canzoni vengono analizzati i principali studi che si sono occupati del rapporto tra parole e musica, evidenziando un vuoto intellettuale proprio nell’ambito della musica leggera. Una differenza fondamentale non è stata dunque abbastanza sottolineata: cioè che mentre in ambito colto la musica viene generalmente composta su un testo preesistente, in ambito leggero avviene il contrario; la musica nasce prima e successivamente le vengono “cucite addosso” le parole.
Questa differenza richiede un completo ribaltamento della questione per come è stata trattata fino ad oggi, dunque la necessità di differenti metodi di analisi per i due casi. Infatti se la musica nasce prima le parole le si adattano assumendo una forma irregolare e gli schemi metrici usati normalmente risultano non essere più validi per una corretta interpretazione.
È necessaria dunque una teoria dell’irregolarità. Quella dello studioso francese Henri Meschonnic rivoluziona completamente la filosofia del linguaggio, e sembra faccia al caso nostro. Il suo approccio all’analisi dei testi linguistici poggia le basi su un concetto di ritmo irregolare che si oppone radicalmente alla regolarità ed alla ripetitività della normale nozione di ritmo, abitualmente confusa con quella di metrica.
Dunque, perché non tentare un esperimento applicando questa teoria ai testi delle canzoni di alcuni cantautori? Claudio Baglioni, Paolo Conte e Lucio Dalla faranno da cavie. Lo scopo non è solo quello di collaudare un sistema che con le sue implicazioni pone in discussione più di un intero campo del sapere, ma è anche quello di provare a costruire le basi per dare un impianto teorico ad una pratica considerata poveramente leggera.

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38 2. MUSICA E PAROLE «È solo musica leggera Ma come vedi la dobbiamo cantare, È tutta musica leggera Ma la dobbiamo imparare» (da Una notte in Italia, Ivano Fossati, 1986) 2.1. Popular music, musica leggera, canzone d’autore Occuparsi di canzoni, secondo qualcuno, è una cosa frivola. Sarà che la leggerezza che dà il nome a questo genere musicale coinvolge anche artisti, critici ed ascoltatori che di questo si occupano; ma siamo convinti che l’umiltà di confrontarsi con cose semplici e leggere sia necessaria per occuparsi poi anche di cose più complesse. «La semplicità della musica leggera è la base su cui si possono innalzare grattacieli» 1 . Perfettamente d’accordo con questa affermazione di Ivano Fossati, cominciamo dunque a parlare di musica leggera, anche col rischio di essere considerati frivoli. Prima di tutto, occorre risolvere una questione terminologica. Popular music, musica leggera e canzone d’autore sono espressioni che verranno usate frequentemente nelle prossime pagine e che occorre distinguere per evitare confusioni. Per popular music si intende l’insieme di musiche che hanno a che fare in modo rilevante con i mezzi di comunicazione di massa e con il 1 FOSSATI IVANO, Per niente facile, Milano, Arcana Editrice 1994.