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L'Unione monetaria europea è un'area valutaria ottimale?

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Luigi Tadini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Francesco Abbate
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

La tesi tratta lo sviluppo della teoria delle aree valutarie ottimali dal 1961 ai giorni nostri che hanno fornito i criteri indispensabili per valutare l'ottimalità di un'area valutaria. In particolare abbiamo trovato che i parametri che sono stati analizzati dai vari economisti sono: l'integrazione economica e commerciale tra i paesi aderenti ad un'area monetaria; la frequenza di shock economici asimmetrici; la flessibilità del mercato del lavoro; l'integrazione del mercato finanziario e un sistema di federalismo fiscale comune. Grazie a questi criteri è stato possibile analizzare empiricamente la situazione dell'Unione monetaria europea nata nel 1999 e il possibile suo allargamento ai paesi dell'est europeo e alla Gran Bretagna, Danimarca e Svezia. La conclusione è che l'area euro attuale a 12 paesi non è ancora ottimale e il futuro allargamento almeno nel medio termine causarà un ulteriore peggioramento a causa delle maggiori diversità economiche e strutturali che persistono e che necessiteranno del tempo per poterle eliminare.

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1 SINTESI Nascita della teoria delle aree valutarie ottimali Il 1 gennaio 1999 nasce l Unione monetaria europea (EMU) formata da 11 paesi1 a cui dal 2001 si Ł aggiunta la Grecia. L area valutaria creata prevede oltre all adozione di un unica moneta, l euro, (che la re nde un unione monetaria), l adozione di un sistema di cambi fissi e la rinuncia all autonomia della politica monetaria lasciandone il controllo e la gestione al sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Questo lavoro ha l obiettivo di stabilire se l UME Ł un sistema ottimale partendo dall analisi generale relativa alle teorie che si sono succedute nel corso degli ultimi quaranta anni e che hanno cercato di stabilire i criteri necessari per poter costituire un area valutaria senza provocare costi aggiuntivi ai paesi che n avrebbero fatto parte. Le teorie che si sono sviluppate prendono il nome di teorie delle aree valutarie ottimali (teorie AVO) e sono nate in seg uito all acceso dibattito sulla validit dei sistemi di cambi fissi e flessibili, p er risolvere il problema d equilibrio della bilancia dei pagamenti; da quel momento si Ł introdotto il concetto d integrazione economica quale soluzione ideale per i paesi europei. Gi dagli anni sessanta molti economisti si occupar ono di analizzare le caratteristiche delle aree valutarie cercando di individuare a quali condizioni un paese avrebbe avuto convenienza ad adottare una moneta unica tenendo conto che per fronteggiare eventuali crisi economiche e per stimolare sia la domanda aggregata che la produzione non sar piø possibile utilizzare i movimenti del tasso di cambio. Gli sviluppi delle teorie hanno permesso di effettuare una loro suddivisione in tre approcci. Il primo approccio chiamato tradi zionale (presentato nel primo capitolo) Ł nato con Mundell (1961), considerato il padre fondatore della teoria AVO ed Ł proseguito con McKinnon (1963) e Kenen (1969). In particolare 1 Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna

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economia internazionale
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