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Dal Fantascientifico al Technoludico: il concetto di gioco nel cinema di fantascienza (1973 - 2005)

Informazioni tesi

  Autore: Linda Verzani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Guglielmo Pescatore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 288

Nell'elaborato è stato analizzato il concetto di gioco, così come esposto da Roger Caillois nel testo "I giochi e gli uomini", all'interno del cinema di fantascienza degli ultimi 30 anni. Il campo di analisi è stato principalmente ristretto alla cinematografica anglosassone e in particolare a quella hollywoodiana. In ogni capitolo è analizzata una componente ludica presentata da Caillois nel suo testo. A ogni componente è associato un film che meglio di altri riesce a mostrare la sua messa in atto all'interno del cinema di fantascienza: per la competizione Rollerball (Norman Jewison 1975), per il caso Quintet (Robert Altman 1979), per la vertigine Cube (Vincenzo Natali 1997) e per la simulazione eXistenZ (David Cronenberg 1998). Un quinto capitolo è stato dedicato all'evoluzione del videogioco e al rapporto intercorso fra cinema e videogioco. L'elaborato ha dimostrato come la componente ludica fosse presente nel cinema di fantascienza ben prima che il rapporto fra cinema e videogioco diventasse così stretto come è avvenuto negli ultimi anni anche grazie all'evoluzione tecnica della manipolazione digitale dell'immagine. E' inoltre stato evidenziato come la fantascienza mostri principalmente del gioco la sua degenerazione mortale per i giocatori.

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5 Introduzione Nell’elaborato sarà analizzata la presenza del gioco all’interno del cinema di fantascienza degli ultimi trent’anni. Quale base della struttura è stato utilizzato il testo I giochi e gli uomini 1 di Roger Caillois 2 . Per definire il gioco l’autore usa sei caratteri: un’attività libera, separata (circoscritta entro precisi limiti di tempo e di spazio fissati in anticipo), incerta, improduttiva (che non crea né beni, né ricchezza, né alcun altro elemento nuovo e che, salvo uno spostamento di proprietà all’interno della cerchia dei giocatori, si conclude con una situazione identica a quella dell’inizio della partita), regolata e fittizia 3 . Questa definizione non si discosta particolarmente da quella di Johan Huizinga 4 e tutto il testo di Caillois risente dell’idea centrale esposta in Homo Ludens: la cultura in origine sorge in forma ludica 5 e, man a mano che il materiale culturale si fa più composto, vario ed esteso, il fondo ludico della cultura viene nascosto, cristallizzato o dissolto da sistemi, dogmi, norme e usanze. La cultura moderna non viene quasi più giocata e dove e quando sembra giocare, il gioco è falso perché “con la sempre crescente sistemazione e col 1 Roger Caillois, I giochi e gli uomini – La maschera e la vertigine, titolo originale Les jeux et les hommes – Le masque et le vertige, Editions Gallimard 1967, traduzione italiana di Laura Guarino, prima edizione italiana 1981, Edizione Tascabili Bompiani Milano 2000; 2 Alcuni dati biografici: Roger Caillois nasce nei pressi di Reims nel 1913. Appena ventenne entra nel gruppo surrealista di Andrè Breton, ma se ne distacca presto per fondare insieme ad altri filosofi e scrittori, fra i quali Georges Bataille, il Collegio di Sociologia dal 1937 al 1939. Dopo un lungo soggiorno in Argentina, durante il quale ha la possibilità di incontrare una versione spagnola di Homo Ludens di Johan Huizinga, nel 1945 rientra in Francia, dove è subito attivo con riviste e libri. Negli anni Cinquanta e Sessanta affronta una serie di questioni, fra le quali il concetto di gioco che viene pubblicato nel testo del 1967. Membro dell’Accademia di Francia, muore nel 1978. Margherite Yourcenar ne prende il posto lasciato vacante all’Accademia il 22 gennaio 1981 con un discorso che rende omaggio alla sua attività di scrittore e filosofo; 3 Roger Caillois, op.cit., pag.26; 4 “gioco è un’azione, o un’occupazione volontaria, compiuta entro certi limiti definiti di tempo e di spazio, secondo una regola volontariamente assunta, e che tuttavia impegna in maniera assoluta, che ha un fine in se stessa, accompagnata da un senso di tensione e di gioia, e della coscienza di «essere diversi» dalla «vita ordinaria»” Johan Huzinga, Homo ludens, 1938, traduzione italiana di Corinna van Schendel, prima edizione italiana Einaudi Torino 1946, Umberto Eco saggio introduttivo 1973, edizione utilizzata Einaudi Torino 1973, pag.35; 5 “la cultura sorge in forma ludica… la cultura, nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco, viene rappresentato in forme e stati d’animo ludici”, ibidem, pag.55;

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