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Opinione pubblica, media e politica

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Carta
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Maria Luisa Maniscalco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 390

L'opinione pubblica viene esaminata come un fenomeno sociale secondo la definizione di Durkheim di fatto sociale; nel fare ciò l'opera si svolge nella ricerca di tutti gli elementi che possano portare alla definizione di un tipo particolare del genere opinione pubblica per ogni macro periodo storico.

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5 CAPITOLO 1 L’OPINIONE PUBBLICA COME FATTO SOCIALE La prima domanda da porsi è: perché intraprendere uno studio sociologico dell’opinione pubblica? Una domanda banale, forse ovvia, che richiama come da logica una risposta altrettanto ovvia. Un tale studio è necessario allo stato attuale della nostra società perché l’opinione pubblica è un fenomeno sociale importante; pura tautologia. Anche se sembra un’affermazione scontata vorremmo soffermaci un attimo ad esaminare i motivi per cui l’opinione pubblica dovrebbe essere, o meglio, per cui è considerata importante. Non è raro sentire in un qualsiasi telegiornale una frase del tipo "Sotto le pressioni dell'opinione pubblica il tale decreto è stato ritirato dal governo". Già da sé questa frase sembrerebbe bastante a giustificare l’importanza di questo studio. Qualsiasi cosa essa sia, all’opinione pubblica è attribuito il notevole potere di influenzare la politica nazionale, specie nelle democrazie. Nella retorica politica poi, l’opinione pubblica viene richiamata per stimolare, criticare e giustificare le più disparate iniziative. Non c’è motivazione di un politico di professione o di un leader di movimento o di categoria che non abbia un presunto benestare dell’opinione pubblica. Ma più se ne parla, più ne viene evidenziato seppur indirettamente il suo enorme potenziale nella vita pubblica, più l’opinione pubblica sfugge attualmente come oggetto ben definito. Sembrerebbe quasi allora che questa opinione pubblica non esista. Questo soprattutto per il suo carattere estremamente mutevole: se mai se ne potesse stabilire oggettivamente il contenuto in un dato momento, tutto andrebbe probabilmente perso il momento successivo, tanto è volubile l’umore della gente. Inoltre non vi è istituzione od organizzazione che possa avere titolo per contenerla compiutamente. Non c’è un regolamento scritto da qualche parte che istituisce o definisce minuziosamente il modo come si produce o come si dovrebbe produrre, né quali siano le precauzioni da prendere nel maneggiarla e né quali siano i suoi effetti, desiderati o meno. Ed è proprio questo suo essere al di fuori della intenzionale capacità creativa dell’uomo che la rende così ambigua. Vista la sua indubbia rilevanza, c’è sempre stata la tendenza tra i media, la politica e la scienza a volerla renderla concreta. Il nostro pensiero corre subito al fenomeno dei sondaggi: sedicente vox populi oggettivata dai media con tutte le problematiche che anche noi tenteremo di affrontare oltre. C’è il tentativo e la speranza mai sopita della politica di avere un’opinione pubblica di origine istituzionale, legata in sostanza all’evidenza delle elezioni e alla più controversa partecipazione politica. E la teoria, nel volersi non solo limitarsi a sciorinare cifre dalle più svariate - e disoneste - interpretazioni spesso si lancia in definizioni articolate, che arricchiscono l’analisi, è certo, rendendo però il problema ancora più ingarbugliato sul piano pratico. La distinzione di Habermas della “sfera pubblica”, come arena della dimensione dialettale, e l’opinione pubblica , come sua esternazione strumentale, ci invita a riflettere su sfumature dal prezioso sapore teorico, indicandoci passaggi sconosciuti nella sua formazione, ma che non ci aiutano a definirne il contenuto contingente. Ci dicono come si crea l’opinione pubblica, ma non cosa dice. A quanto pare l’opinione pubblica gode di una particolare specificità: esiste, ne siamo convinti, ma non possiamo dimostrarlo a livello ontologico. Come per l’individuazione del fatto sociale di Durkheim anche per il nostro fenomeno dobbiamo accontentarci dell’esame dei suoi effetti concreti. E sono effetti a cui, aldilà dell’approvazione di cui possono essere fatti oggetto, viene generalmente attribuita una grande importanza. Ora siamo consapevoli che l’opinione pubblica è proprio questo: una creatura fantastica dalla natura elusiva e sfuggente che, come un’astronave aliena dell’ufologia più visionaria, esiste solo nel cuore di chi vi vuole credere e nelle tracce bruciacchiate lasciate sul terreno. Ed ecco introdotto un altro aspetto interessante: la nostra credulità verso questa importanza, verso questa incisività dei suoi effetti. Come appartenenti a una cultura democratica non possiamo non riconoscere nell’opinione pubblica un fenomeno sociale che, per il travaglio storico che l’ha data alla luce come oggi l’intendiamo, viene riverito indipendentemente dal suo contenuto contingente alla cronaca quotidiana o alla politica del momento.

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