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Palazzo senatorio di Siracusa: immagine e sintesi del linguaggio architettonico seicentesco

Informazioni tesi

Valorizzazione dei beni architettonici e ambientali
  Autore: Giovanni Tiralongo
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2006
Docente/Relatore: Laura Gigli
Istituito da: università della Calabria, Lenoir Rhine College, Universidad de Asuncion
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 28

ALLA MANIERA DI

Attualmente la critica storiografica inserisce all’architetto Giovanni Vermexio tra la schiera degli architetti che iniziò la stagione del barocco siciliano; naturalmente risulta evidente e sottolineata da vari storici, l’impostazione classica delle sue opere.
Si vuole dimostrare, in questa breve trattazione, la possibilità di includere l’architetto ispano-siculo nella corrente artistica post-rinascimentale denominata convenzionalmente manierismo.
Come evidenziato già dal noto storico siciliano G.Agnello , l’architettura del palazzo Senatorio, presenta evidenti richiami stilistici Vignoleschi e non solo.

INTRODUZIONE STORICA

Nel passato il palazzo di città era situato in via del Consiglio Regionale tra la via Landolina e la via Roma. Di tale architettura esistono oggi pochi resti, un portale gotico e un vestibolo quattrocentesco. Il portale recinge l’altorilievo di S. Michele sorreggente la bilancia della giustizia ed ha forme tozze a causa dell’innalzamento del piano stradale. Non esistono molti elementi che possano far capire quali erano le linee essenziali dell’edificio .
Si ritenne necessario, nei primi anni del diciassettesimo secolo, di edificare una nuova sede con uno stile adattato ai nuovi orientamenti architettonici. Per cercare di ottenere l’approvazione del nuovo progetto la vecchia sede venne descritta in condizioni esageratamente fatiscenti e non sicura dal punto di vista statico, oltre che inopportuna per la reputazione e l’onore della città.
La nuova costruzione non solo avrebbe rappresentato un beneficio pubblico per la città ma, data la nuova ubicazione, si sarebbe ottenuto un maggiore decoro nella piazza della cattedrale.
Migliore posizione non si sarebbe potuta trovare dato che oltre alla cattedrale (già tempio di Minerva) nei dintorni della grande piazza era sito il palazzo Borgia, l’ospedale “Fate bene fratelli” il palazzo arcivescovile e la chiesa di Santa Lucia.
Nel novembre del 1628 fu concessa l’approvazione a Palermo. Il vecchio palazzo fu venduto ad un privato e la perizia redatta da una commissione di tecnici fu assegnata per la parte muraria all’architetto Giovanni Vermexio.
Sistemate le pratiche burocratiche ed ottenuto il finanziamento dell’opera, il progetto venne elaborato nelle sue parti architettoniche da Giovanni Vermexio a cui il Senato affidò il mandato senza chiarire i motivi di tale designazione.
All’inizio del 1629 cominciarono i lavori e l’appalto fu affidato a Francesco Vermexio, fratello dell’architetto progettista. La direzione dei lavori fu di esclusiva competenza di Giovanni Vermexio.
Nel gennaio del 1632 venne redatta una perizia sul secondo ciclo di lavori dato che il primo era da ritenersi ultimato. Nel 1633 la costruzione del palazzo era quasi terminata e sul balcone centrale venne apposta la lapide marmorea.
La parte decorativa richiedeva l’impiego di opere scultoree che si armonizzassero con la ricchezza del prospetto, si fece ricorso ad uno degli scultori più apprezzati in quel periodo in Sicilia, Gregorio Tedeschi a cui fu affidato l’incarico di realizzare l’apparato decorativo nell’ottobre del 1633.
Doveva effettuare i lavori di “tre armi” di marmo bianco di Carrara.
Inoltre doveva scolpire un gruppo di sette statue marmoree dei re di Spagna, da collocare nelle nicchie dei due prospetti del palazzo e realizzare gli stucchi relativi alla decorazione delle sale interne.
Purtroppo Tedeschi morì improvvisamente l’anno successivo portando a compimento solo pochi degli impegni presi.
Negli anni successivi Siracusa fu attraversata da una terribile crisi economica e fu necessario interrompere i lavori.
Pochi anni dopo l’interruzione dei lavori, comparvero problemi di origine statica, tanto che il Consiglio fù costretto ad utilizzare temporaneamente un’altra sede.
Giovanni Vermexio morì nel 1648 e i lavori di completamento furono affidati a Giuseppe Guido il quale presentò un progetto di massima per le riparazioni di carattere statico e altre opere dirette a completare la costruzione. Forse proprio questo intervento, atto al miglioramento statico, ha consentito all’opera seicentesca di riuscire a sopravvivere al terremoto del 1693 che distrusse gran parte della Sicilia orientale.
Nelle vicende del palazzo va sottolineata la funzione di teatro cui venne adibita una parte del salone di rappresentanza nel 1740, successivamente rimosso (1880). Risale alla fine del diciannovesimo secolo la costruzione del piano attico per l'ampliamento degli uffici del Comune.

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2 BREVE STORIA DI PALAZZO SENATORIO A SIRACUSA Nel passato il palazzo di città 1 era situato in via del Consiglio Regionale tra la via Landolina e la via Roma. Di tale architettura esistono oggi pochi resti, un portale gotico e un vestibolo quattrocentesco. Il portale recinge l’altorilievo di S. Michele sorreggente la bilancia della giustizia ed ha forme tozze a causa dell’innalzamento del piano stradale. Non esistono molti elementi che possano far capire quali erano le linee essenziali dell’edificio 2 . Si ritenne necessario, nei primi anni del diciassettesimo secolo, di edificare una nuova sede con uno stile adattato ai nuovi orientamenti architettonici. Per cercare di ottenere l’approvazione del nuovo progetto la vecchia sede venne descritta in condizioni esageratamente fatiscenti e non sicura dal punto di vista statico, oltre che inopportuna per la reputazione e l’onore della città. La nuova costruzione non solo avrebbe rappresentato un beneficio pubblico per la città ma, data la nuova ubicazione, si sarebbe ottenuto un maggiore decoro nella piazza della cattedrale. Migliore posizione non si sarebbe potuta trovare dato che oltre alla cattedrale (già tempio di Minerva) nei dintorni della grande piazza era sito il palazzo Borgia, l’ospedale “Fate bene fratelli” il palazzo arcivescovile e la chiesa di Santa Lucia. L’acquisto dei primi corpi avvenne il 30 aprile del 1622 e successivamente il Consiglio Municipale nel 1626 deliberava una somma supplementare per l’acquisto di altri caseggiati vicini per iniziare i lavori. Numerosi furono i problemi che si dovettero superare per stanziare le “onze” necessarie per la nuova sede. Si decise di immettere nuovi tributi e vendere la vecchia casa di città e l’archivio della Corte civile. Nel novembre del 1628 fu concessa l’approvazione a Palermo. Il vecchio palazzo fu venduto ad un privato e la perizia redatta da una commissione di tecnici fu assegnata per la parte muraria all’architetto Giovanni Vermexio. Sistemate le pratiche burocratiche ed ottenuto il finanziamento dell’opera, il progetto venne elaborato nelle sue parti architettoniche da Giovanni Vermexio a cui il Senato affidò il mandato senza chiarire i motivi di tale designazione. All’inizio del 1629 cominciarono i lavori e l’appalto fu affidato a Francesco Vermexio, fratello dell’architetto progettista. La direzione dei lavori fu di esclusiva competenza di Giovanni Vermexio, mentre una sorta di consiglio di fabbrica venne creato dal Consiglio municipale per sovrintendere all’andamento dei lavori. Dopo poco più di un anno dall’inizio dei lavori Giovanni Vermexio procedette su incarico del sindaco e dei giurati alla misura del lavoro la cui cubatura 1 Fu utilizzato anche come sede della Camera Regionale Siciliana 2 Si ipotizza nell’atrio la presenza di una scala a cielo scoperto ornata da una schiera di bifore, ma attualmente non esiste niente che permetta una ricostruzione ideale.

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