La Psicoanalisi in Russia: nascita, sviluppo e oblio

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Larissa Sazanovitch Contatta »

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In questa tesi ho cercato di dare il mio contributo di ricerca su un periodo breve per la storia, ma molto intenso e ricco di fatti, gli anni a cavallo del novecento, periodo, chiamato poeticamente in Russia «l’epoca d’argento». Ho cercato di introdurre le tesi degli studiosi russi (fin ora inedite in Italia), in particolare quelle di Etkind, Ovcharenko e Lejbin, sviluppate negli anni 90 con l’apertura dell’Archivio Centrale di Stato della Federazione Russa, nel quale si conservavano preziosi documenti di quell’epoca, come, ad esempio, quelli sul lavoro della Società Psicoanalitica Russa, sull’ormai leggendario Asilo Psicoanalitico di Mosca, un’istituzione elitaria e unica nel suo genere nel cuore della Mosca bolscevica. Nell’archivio si è conservato perfino uno scrupoloso questionario manoscritto di Sabine Spielrein, compilato all’ufficio di collocamento al lavoro nel 1923, l’anno in cui lei si trasferì definitivamente in Unione Sovietica. Alla storia della psicoanalisi internazionale hanno partecipato molti intellettuali provenienti dalla Russia il cui nome è ormai noto: la brillante Lou Andreas-Salomè, il fedele seguace di Freud, Max Eitingon, la stessa Sabine Spielrein, che anticipa il concetto di pulsione di morte già nel 1911, e della quale ho trattato il primo e ultimo lavoro scritto in Russia: “Disegni infantili a occhi chiusi e aperti”, pubblicato nel 1931 sulla rivista Imago. Ma la psicoanalisi in Russia si è sviluppata anche attraverso il contributo di protagonisti la cui opera è scomparsa insieme alla memoria del loro nome. Ho trattato alcune straordinarie intuizioni, come quelle di Pevnitskij, il quale applicò l’analisi al trattamento degli alcolisti nelle “Società della sobrietà” (si pensi agli attuali gruppi degli “Alcolisti anonimi”) o il lavoro di Rosenthal pubblicato nel 1919 Il tormento e l’opera di Dostoevskij nel quale ella sostenne, l’origine affettiva dell’epilessia del grande romanziere. Freud riprende questa tesi, nel saggio Dostoevskij e il parricidio del 1927 (conosceva o no, il grande psicoanalista viennese, il lavoro di Tatiana Rosenthal?). Altri illustri psicologi parteciparono al movimento psicoanalitico russo: Vygotskij, che fu membro della Società dal 1924 al 1930, pur in rapporto dialettico con la teoria freudiana, e il celebre Aleksandr Lurija, il quale, attraverso la riesumazione delle carte relative all’esperienza della psicoanalisi in Russia, si rivela come uno dei primi e più importanti psicoanalisti dell’Unione Sovietica, in qualche modo costretto ad una drammatica abiura nel momento in cui la teoria freudiana divenne sgradita alle alte sfere del Partito. Nel cammino della psicoanalisi, durante il periodo bolscevico, si erano stabiliti dei profondi legami con il potere. Membri della Società Psicoanalitica Russa furono non soltanto i medici, ma gli intellettuali della Russia colta, che spesso ricoprirono incarichi nel governo bolscevico. Già il nome stesso dell’Istituto Psicoanalitico: Statale e gli eccezionali privilegi di cui avevano goduto gli psicoanalisti e le strutture da loro dirette in quegli anni economicamente difficili, ci dicono della loro vicinanza ai Bolscevichi. E’ interessante notare con Etkind, come il culmine dell’attività del movimento psicoanalitico, nella prima metà del secondo decennio del secolo, coincida con il massimo potere di Trotskij [la vicinanza di Trotskij al movimento psicoanalitico russo, il suo lungo soggiorno a Vienna dal 1907 al 1914, le sue personali conoscenze (la moglie di Trotskij era amica della moglie di Adler ed il suo stretto collaboratore Adolf Joffe era stato psicoanalizzato dallo stesso Adler), il corretto uso dei concetti psicoanalitici nei suoi scritti, portò a considerarlo come quella figura politica di primo piano capace di supportare la psicoanalisi sovietica in quegli anni], mentre il 1927, l’anno della sua caduta in disgrazia, con l’inizio della decadenza del movimento. Ciò nonostante gli psicoanalisti sovietici non furono perseguitati ufficialmente per il loro credo scientifico, a differenza di altri studiosi, quali, ad esempio, i genetisti. La psicoanalisi, non subì una vera e propria repressione ma cadde in “disgrazia”. Ciò non toglie che, sull’Unione Sovietica di quegli anni, fosse calata una pesante cappa di piombo e quando una violenza diretta divenne l’unico modo di mantenere il regime totalitario, il “flirtare dei Bolscevichi con la psicoanalisi ebbe termine”. (Etkind, 1994).
In appendice vengono riportati e tradotti i resoconti dei verbali delle riunioni della Società Psicoanalitica Russa tenute dal 1923 al 1930. Essi costituiscono una miniera di nomi di personaggi del mondo scientifico dell’epoca coinvolti nel grande movimento, un’occasione di conoscenza dei temi dibattuti in seno alla Società, titoli e sintesi di saggi e relazioni (alcune mai tradotte in italiano o mai pervenute sino ai giorni nostri).

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2 Introduzione “Quando si dice che il futuro è imprevedibile, lo si accetta senza particolari discussioni. Si comprendono, infatti, le difficoltà, che inesorabilmente sorgono all’uomo, il quale si chieda dell’avvenire. Parlando invece dell’imprevedibilità del passato, il pensiero spesso si collega con la storia della Russia, il che, involontariamente, ci induce a tristi riflessioni”, scrive V.M.Leijbin nell’introduzione del suo libro Sigmund Freud, psichoanaliz i russkaja mysl’ [Sigmund Freud, la psicoanalisi ed il pensiero russo] del 1994. Perché molte delle ricerche degli ultimi decenni non soltanto non rispecchiano il quadro reale della storia della Russia, ma, addirittura l’avrebbero deformata? Se in tutto ciò fossero stati coinvolti soltanto pochi individui, il discorso si sarebbe potuto concludere invocando l’incompetenza degli studiosi, la loro incapacità di scoprire, sotto la massa dei fatti, l’essenza della verità storica. In realtà nello scorrere dei decenni, la mistificazione del passato è stata parte ineliminabile delle ricerche storiche. Vi sono stati autori che, coscientemente o meno, hanno preferito interpretare la storia, prima di tutto (e non soltanto), dipendendo dagli ordini del potere costituito. Oggigiorno uno sguardo diverso sugli eventi del passato ci permette di ricostruire nella memoria il dramma e la tragedia, che sono stati rappresentati sul palcoscenico della vita russa di quell’epoca, ma ci permette anche di ripensarla (forse ancora una volta?). La ricostruzione storica acquisisce più