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Le strutture organizzative di cui alla L. 231/2001: un’analisi comparativa

Informazioni tesi

  Autore: Caterina De Riccardis
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: TizianoOnesti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 231

Con la legge delega del 29 settembre 2000 n. 300 lo Stato italiano ha ratificato ed eseguito alcuni atti internazionali, elaborati in base all’art. 31 del Trattato sull’Unione europea, quali la Convenzione sulla tutela finanziaria delle Comunità europee, stipulata a Bruxelles il 26 luglio 1995, la Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione nella quale vengono coinvolti funzionari della Comunità europea o degli Stati membri, la Convenzione OCSE del 17 settembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche ed internazionali.Alla legge è seguito un decreto di attuazione, 8 giugno 2001, n. 231, pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 19 giugno 2001, n. 140. Esso reca la disciplina della “responsabilità cosiddetta amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica in relazione alla commissione di determinai reati da parte di soggetti incardinati in vario modo nella struttura dell’ente”.Con tale intervento il nostro ordinamento giuridico si è dotato di un modello generale di responsabilità sanzionatoria degli enti collettivi, che, per struttura e finalità, sembra essere capace di integrare un efficace strumento di controllo sociale.Si tratta di un’innovazione legislativa particolarmente importante, che sancisce il superamento del societas delinquerenon potest.Nella difesa di tale dogma, un ruolo fondamentale hanno avuto, nell’area dell’Unione europea, il sistema italiano, tedesco, greco e spagnolo, legati, per ragioni ideologiche e dogmatiche, ad una concezione individualistica del diritto penale.Con il d.lgs.n. 231/2001 si rende omogeneo il sistema sanzionatorio nei diversi Stati membri dell’Unione. In molti di questi, quali Francia, Olanda, Regno Unito, Danimarca, Irlanda, Finlandia, Portogallo, è già presente una responsabilità amministrativa degli enti. Inoltre, consapevole chele struttura collettive dotate ovvero no di personalità giuridica, coincidono con un’area di interessi, cui deve corrispondere uno specifico ambito di responsabilità, la disciplina prevede che le conseguenze sanzionatorie dell’agire illecito ricadano sull’ente. Ciò qualora esso sia commesso nell’interesse dello stesso.Quanto esposto ha comportato il passaggio da una responsabilità meramente sussidiaria ad una diretta, autonoma e penalmente rilevante, affiancando ad una obbligazione di garanzia una serie di sanzioni di natura non solo pecuniaria ma anche interdittiva della attività svolta, con evidente finalità punitiva.Affinché l’ente possa essere dichiarato responsabile, occorre che il reato commesso sia d esso ricollegabile sul piano oggettivo; e che costituisca espressione della politica aziendale; ovvero, quanto meno, derivi da una colpa di organizzazione, intesa come mancata adozione di presidi necessari ad evitare che il reato sia commesso.Ratio fondamentale del decreto in esame non è comunque approntare un efficace apparato sanzionatorio, per punire la commissione del reato, quanto prevenire l’eventuale commissione degli stessi da parte degli enti, prevedendo all’uopo, l’introduzione di sistemi di monitoraggio dell’agire imprenditoriale.Gli illeciti societari rientrano nella categoria dei reati cosiddetti propri, in quanto possono essere commessi esclusivamente da determinate persone, in possesso di particolari qualifiche previste dalle singole fattispecie incriminatrici.Il problema, che si tenterà di affrontare in questa sede, è quello relativo alla possibilità che tra gli autori di tale tipologia di reati, risultino annoverabili anche soggetti diversi dalle persone fisiche, rectius enti e società, intesi come soggetto di diritto.Si tratta di un interrogativo di assoluto rilievo, strettamente connesso allo sviluppo della criminalità de colletti bianchi, che ha condotto ad un notevole incremento dell’illegalità dell’impresa.La diffusione sempre crescente della criminalità organizzata, caratterizzata da un saldo intreccio criminoso, pactum sceleris, tra sistema imprenditoriale, potere politico e pubblica Amministrazione, ha inoltre confermato la centralità del soggetto giuridico, in prevalenza società di capitali, spesso interessate al compimento di attività illecite ed allo sfruttamento dei conseguenti risultati.A fronte del ruolo preminente dei gruppi societari, l’incongruenza di una disciplina differenziata, sotto il profilo della responsabilità penale, tra persone fisiche e giuridiche è del tutto anacronistico.L’attribuzione della responsabilità penale esclusivamente alla persona fisica, che ha agito può risultare spesso insufficiente, e non sempre adeguata ala realtà, la quale dimostra di continuo che talune forme di criminalità d’impresa rappresentano la conseguenza giuridica di precise e mirate scelte di politica gestionale delle società.

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6 CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE Con la legge delega del 29 settembre 2000 n. 300 lo Stato italiano ha ratificato ed eseguito alcuni atti internazionali, elaborati in base all’art. 31 del Trattato sull’Unione europea, quali la Convenzione sulla tutela finanziaria delle Comunità europee, stipulata a Bruxelles il 26 luglio 1995, la Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione nella quale vengono coinvolti funzionari della Comunità europea o degli Stati membri, la Convenzione OCSE del 17 settembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche ed internazionali. Alla legge è seguito un decreto di attuazione, 8 giugno 2001, n. 231, pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 19 giugno 2001, n. 140. Esso reca la disciplina della “responsabilità cosiddetta amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica in relazione alla commissione di determinai reati da parte di soggetti incardinati in vario modo nella struttura dell’ente”. Con tale intervento il nostro ordinamento giuridico si è dotato di un modello generale di responsabilità sanzionatoria degli enti collettivi, che, per struttura e finalità, sembra essere capace di integrare un efficace strumento di controllo sociale.

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Parole chiave

codice di autodisciplina
codice etico
controllo interno
d.lgs. 231/2001
decalogo 231 gip
decreto legislativo
i reati societari
il control self assessment
le informazioni price sensitive e market sensitive
le ragioni dell’inidoneità dei modelli esaminati
le sanzioni interdittive
l’organismo di vigilanza nei gruppi d’impresa
mappatura dei rischi
mappatura reati
modello 231/2001
modello organizzativo
organismo di vigilanza
reati amministrativi
rischi e protocolli
societas delinquere non potest

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