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Distretti industriali e catene globali del valore

Informazioni tesi

  Autore: Patrizio Lando
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Giancarlo Ccorò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 196

La presente tesi tratta i percorsi evolutivi intrapresi dai distretti industriali nel nuovo scenario competitivo che si è andato formando dagli anni Novanta del secolo scorso. La crescente integrazione delle economie mondiali e lo sviluppo delle tecnologie informatiche e di rete hanno favorito la frammentazione della produzione su scala globale e la comparsa di nuovi paesi competitori a basso costo del lavoro. Nonostante i sistemi produttivi locali abbiano incontrato difficoltà nel riorganizzare le proprie competenze su nuove basi, diverse imprese distrettuali sono state capaci di aprire le proprie reti di fornitura in un contesto più ampio di divisione del lavoro, trasformandosi da realtà essenzialmente locali a nodi centrali di catene del valore su scala globale.

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1 Introduzione A partire dagli anni Sessanta i distretti industriali hanno apportato un contributo rilevante in termini di produzione, occupazione ed esportazioni all’economia italiana. La teoria classica definisce il distretto come un sistema produttivo locale caratterizzato dalla compresenza attiva di una comunità di persone e di una popolazione di piccole e medie imprese specializzate in una o più fasi di una stessa filiera produttiva. Ruolo centrale è svolto dal territorio, il quale rappresenta un potente mezzo di relazione e di scambio di informazioni e risorse tra le diverse imprese distrettuali. Il territorio risulta infatti essere una “infrastruttura” in grado di organizzare un sistema efficiente di produzione laddove la variabilità della domanda è alta, integrando in modo flessibile la divisione del lavoro realizzata da soggetti diversi. Queste caratteristiche peculiari hanno permesso ai distretti di avere una potenzialità di crescita e di sviluppo maggiore in conseguenza delle più intense interdipendenze che si venivano a creare tra soggetti diversi ma complementari, e di rappresentare per lungo tempo un modello di crescita e di sviluppo alternativo e più efficiente rispetto alla grande impresa fordista. Attualmente molti distretti industriali, anche se in misura diversa, stanno attraversando un periodo di crisi e trasformazioni le cui cause sono abbastanza comuni. Si tratta fondamentalmente di problematiche legate da un lato alla piccola e media dimensione d’impresa ed alla conseguente incapacità di disporre di risorse da investire in funzioni immateriali, come la progettazione ed il design, la ricerca e lo sviluppo, il marketing ed i servizi post-vendita; dall’altro lato nell’ultimo decennio si sono verificati rapidi cambiamenti in ambito economico e tecnologico, favorendo l’ingresso di nuovi paesi competitori spesso capaci di realizzare prodotti simili a costi molto contenuti. Rispetto al recente passato, oggi la competitività delle imprese e dei distretti si lega sempre più alla capacità di governare processi di creazione, gestione e diffusione della conoscenza all’interno di reti non più solo locali, ma estese ad una dimensione globale. Data l’importanza che il sistema distrettuale italiano ricopre nell’economia italiana, è dunque urgente pensare a delle possibili soluzioni per rigenerare i vantaggi competitivi che hanno permesso ai sistemi locali di piccola impresa di ottenere successi in tutto il mondo, evitando che la crisi verificatisi negli ultimi tempi si aggravi fino a divenire

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