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Il dirigente della Pubblica Amministrazione. Manager della complessità o leader del cambiamento?

Informazioni tesi

  Autore: Laura Polizzi
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Franca Faccioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

Dirigere nella Pubblica Amministrazione. Chi è chiamato a dirigere e come dirigere? Dirigere non è solamente lo svolgimento di una mera funzione, ma è anche e, soprattutto, l’assunzione di un potere.
La pubblica amministrazione è investita in pieno dalla rivoluzione di offrire servizi efficienti e di qualità con il minor utilizzo di risorse e tenta di mettere a punto ed attuare modelli gestionali coerenti ed efficienti che mirino ad obiettivi precisi: la semplificazione dei procedimenti, la soddisfazione dei bisogni del cittadino-utente, la comunicazione efficace, il risparmio economico, la rivalutazione di tutte le risorse disponibili., infatti la stagione delle grandi riforme istituzionali e amministrative, avviatesi all’inizio degli anni ’90, assume un carattere di svolta epocale, in quanto sceglie come suoi bersagli le tre dimensioni nelle quali è possibile individuare l’articolazione dello Stato:
• Struttura: introduzione dei dipartimenti al posto delle direzioni generali, in gran parte dei ministeri, e istituzione delle agenzie esecutive, la privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico, l’immissione di nuove procedure, quali il controllo di gestione e la valutazione per risultati;
• Organizzazione: la distinzione-separazione tra politica e amministrazione; la proposta di una gestione amministrativa ispirata a parametri di qualità e orientata ai risultati; l’affidamento dei poteri e delle responsabilità della gestione a una nuova figura di dirigente pubblico;
• Presenza nella società e nell’economia: il riconoscimento alle autorità locali; la privatizzazione di attività controllate fino a quel momento dallo Stato; l’esternalizzazione di quei processi di pertinenza pubblica; l’ampliamento dei poteri del cittadino nei rapporti con l’amministrazione; la non ingerenza nelle sfere morali e sociali della persona e la piena tutela dei diritti civili.
Si tratta, innanzitutto di una trasformazione culturale dove un ruolo fondamentale è dato dalla formazione dei manager pubblici.
Il Dirigente della Pubblica Amministrazione è un leader o un manager?
I termini manager e leader non sono sinonimi, ma entrambi si riferiscono al vertice direttivo ed organizzativo di una istituzione o di un’organizzazione. Il manager è colui che pianifica, organizza, dirige e controlla le attività istituzionali proprie di un ente, soprattutto nelle attività di routine, é un ruolo, la diretta espressione dell’autorità. Il leader indica la meta da raggiungere, ispira condivisione e coinvolgimento, è un modello ed un esempio, occupa posizioni di prestigio tra i suoi pari, si pone all’avanguardia, è più uno stratega che un tattico, gestisce l’innovazione, il suo potere è carismatico, rispetto al manager deve possedere altre doti di cultura e di personalità.
L’obiettivo del presente lavoro è un’analisi dei cambiamenti che portano ad un nuovo modello di dirigenza che sia capace di divenire portatore virtuoso del nuovo paradigma della qualità per un’amministrazione pubblica che faccia meglio e costi meno, ma soprattutto che sia capace di rispondere ai bisogni di realtà sociali in continuo mutamento, che tendono a farsi più complesse e frammentate. L’attenzione è rivolta principalmente alla dirigenza dell’amministrazione centrale dello Stato.
Nel corso dell’analisi si è visto come tra i dirigenti intervistati, a livello ministeriale, emerga una certa comunanza e condivisione di atteggiamenti e opinioni, laddove la norma rappresenta ed è vissuta da tutti come un elemento da cui non è possibile prescindere. Il punto è che le norme sono interpretate dai dirigenti sia positivamente, in quanto delimitano i confini dei rispettivi ruoli, sia negativamente, poiché impediscono libertà d’iniziativa e limitano fortemente l’autonomia dirigenziale. Le norme costituiscono le regole del gioco che governano il sistema d’azione amministrativo e fintantoché non vengono modificate, non solo dal punto di vista formale, tramite leggi e decreti, ma anche nella pratica, ovvero nell’atteggiamento culturale e valoriale degli attori, l’amministrazione sembra destinata ad una condizione di tendenziale immobilismo. È comunque possibile constatare che laddove l’organizzazione presenta caratteristiche di elevato dinamismo prevale una figura manageriale altrettanto dinamica, che potrebbe trasformarsi in una leadership di successo. Al contrario laddove l’organizzazione si manifesta in maniera statica e conservatrice, prevale una figura manageriale poco propensa al rischio e di stampo costituzionalmente burocratico.
È gestire la complessità delle relazioni forse la scommessa più grande della nuova figura dirigenziale, acquisire cioè quella competenza comunicativa ai fini di superare le criticità che emergono quando si occupa una posizione di vertice.

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Introduzione Dirigere la Pubblica Amministrazione, meglio dirigere nella Pubblica Amministrazione, non è un gioco di parole ma un modo per indicare le due dimensioni di un tema al centro delle riflessioni, delle proposte e del dibattito sulla riforma della pubblica amministrazione in Italia, sin dal- l’inizio della costituzione dello Stato unitario. A loro volta esse si articolano in due ulteriori proposizio- ni: chi è chiamato a dirigere e come dirigere, ossia la cosid- detta “funzione dirigenziale”, nella quale dirigere non è solamente lo svolgimento di una mera funzione, ma è anche e, soprattutto, l’assunzione di un potere. Introduzione 7

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