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Guarino Guarini e la chiesa dei Padri Somaschi a Messina

Informazioni tesi

  Autore: Florinda Ciaramitaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Maria Giuffrè
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

Guarino Guarini è uno degli architetti del periodo barocco più conosciuto e studiato; a partire dal Novecento l’attenzione sulla sua opera si è dapprima concentrata su gli edifici costruiti in Piemonte sotto la sua diretta sorveglianza.
Solo da circa cinquant’anni i critici hanno iniziato ad interessarsi alla sua consistente opera teorica che riguarda non solo l’architettura civile ed ecclesiastica, ma anche l’architettura militare, l’astronomia, la teologia, la matematica, la geometria, al fine di conoscere più a fondo la complessa figura dell’architetto.
Tra i trentatré disegni di Guarini pubblicati nel 1686, a tre anni dalla sua morte, ve ne sono due dedicati alla chiesa dei Padri Somaschi a Messina.
La chiesa non è mai stata costruita nella città isolana e presenta dei problemi ancora irrisolti che riguardano la sua datazione. Guarini visse a Messina dal 1660 al 1662, ma molto probabilmente non progettò l’edificio durante questa breve permanenza; infatti a quei tempi si dedicava prevalentemente all’insegnamento di matematica e filosofia presso la scuola del suo ordine (ovvero i Teatini). Questa chiesa per la sua complessità sembra essere, invece, un’opera matura frutto di esperienze e di riflessioni che svilupperà in seguito.
La pianta centrica, definita all’esterno da un dodecagono irregolare, è fortemente caratterizzata al suo interno da un ambulacro che fa da filtro prima di arrivare allo spazio centrale. Questo è un esagono regolare segnato da sei pilastri dall’inedita forma triangolare i cui vertici sono smussati da tre colonne che imprimono un forte effetto chiaroscurale. I pilastri sostengono il tamburo che racchiude al suo interno un gioco di archi intrecciati che, partendo dai vertici dell’esagono di base, si incontrano a mezz’aria definendo un nuovo e più piccolo esagono.
L’intreccio degli archi è uno dei temi più interessanti della chiesa messinese e deriva dall’influenza dell’architettura islamica che Guarini può aver conosciuto durante i suoi numerosi viaggi. Per architettura islamica non s’intende qui l’architettura mediorientale, piuttosto quella delle colonie arabe in occidente, ovvero Spagna e Sicilia.
Di questa chiesa poco si conosce; i rari articoli già pubblicati si concentrano in particolare su analisi stilistiche, rinunciando ad un approfondimento storico che risulterebbe, oggi, molto prezioso per capire alcune scelte progettuali di Guarini, e soprattutto, per approfondire la sua biografia.
Le pagine seguenti provano, quindi, a mettere ordine su una vicenda (ancora in parte da chiarire) attraverso tre studi paralleli: uno sulla città di Messina nel Seicento, uno su Guarini come progettista della chiesa, e l’ultimo sull’Ordine dei Padri Somaschi come presunti committenti; sperando che questo studio, senza voler essere risolutivo, sia di stimolo per nuove e più fruttuose ricerche.

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CAPITOLO 1 LO STATO DEGLI STUDI L’opera di Guarino Guarini, architetto, trattatista, filosofo e matematico modenese, vissuto tra il 1624 e il 1683, è stata oggetto di opinioni critiche divergenti(1) che, ovviamente, riflettono la cultura dominante dei secoli in cui vissero gli stessi critici. Se agli occhi dei suoi contemporanei Guarini era stato molto ammirato, soprattutto per le sue opere torinesi, il giudizio si inverte “nelle valutazioni settecentesche e neoclassiche in cui il linguaggio dell’architetto modenese è interpretato in chiave di bizzarria e di licenziosità (...). I limiti del Guarini sono individuati nella stravaganza della sua interpretazione tecnica.”(2) Verso la fine dell’Ottocento l’opera di Guarini è rivalutata contemporaneamente alla rilettura globale dell’arte barocca; ma all’inizio del Novecento ritroviamo, in alcune pubblicazioni, giudizi negativi: P. Toesca, ad esempio, giudica, nel 1911, l’opera di Guarini “povera e puerile nei concetti e lontana da ogni tradizione”(3), mentre M. S. Briggs, nel 1913, afferma che le chiese del Guarini “ sono decorate in modo volgare e sovrabbondante: il loro motivo di maggiore interesse risiede nel modo, assurdamente complicato, in cui viene voltata la cupola. E’ difficile trovare altri progetti che possano eguagliare questi in follia”.(4) La prima monografia dedicata a Guarini e redatta da P. Portoghesi(5) segna un’importante svolta negli studi sull’architetto e apre la strada ad ulteriori approfondimenti che riguardano non solo le opere architettoniche, ma anche la sua produzione letteraria e scientifica, l’ambiente in cui vive ed opera, la sua poliedrica personalità in perfetta armonia con il secolo in cui visse, il Seicento. Gli esiti di questi studi si ritrovano negli Atti del convegno tenuto a Torino nel 1968 intitolato Guarino Guarini e l’internazionalità del Barocco(6) in cui studiosi provenienti da diverse nazioni analizzano vari aspetti delle opere della cultura e della vita di Guarino Guarini. In questo contesto, il progetto per la chiesa dei Padri Somaschi a Messina divide le opinioni dei critici per quanto riguarda la data della sua stesura. La chiesa, che conosciamo attraverso il trattato “Architettura civile” dello stesso Guarini(7), potrebbe infatti essere stata disegnata durante il soggiorno messinese dell’architetto, documentato dal 1660(8) al 1662.(9) Wittkower(10) considera la chiesa dei Padri Somaschi come la prima espressione di una serie di temi che saranno usati in seguito dal Guarini: la centralità, lo spazio telescopico e l’impiego delle volte intrecciate.

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Parole chiave

architettura barocca
chiesa dei padri somaschi
guarino guarini
storia dell'architettura

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