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La comunicazione nel calcio - Generazioni a confronto: la famiglia Fiore

Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Cacozza
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Lettere
  Relatore: Daniele Gambarara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

Se il gioco del calcio in quanto tale è cambiato solo in alcune sue regole tecniche (quando Pasquale Fiore comincia non ci sono le sostituzioni, dopo i tempi supplementari le partite si decidevano tirando in aria la monetina ecc..), il mondo della comunicazione che circonda questo sport ha subito invece enormi trasformazioni.
Il calcio ha travalicato i suoi confini diventando un grande fenomeno mediatico, una religione laica, l’elemento che maggiormente infiamma le masse, le divide in fazioni durante i campionati e le compatta nelle gare internazionali, in un patriottismo del tutto sconosciuto in altre circostanze.
Il punto di svolta è dato dall’avvento delle nuove tecnologie nel mondo della comunicazione e, di conseguenza, dall’arrivo di grandi quantità di denaro.
Negli anni ‘70 la fruizione del calcio era limitata agli appassionati, oggi, grazie alla pervasività dei mezzi di comunicazione, tutti volenti o nolenti, sono coinvolti nelle vicende del pallone.
Possiamo dire quindi che la differenza nel mondo della comunicazione calcistica tra quaranta anni fa ed oggi è una differenza qualitativa mentre il divario che esiste attualmente tra la serie A e la serie C è principalmente quantitativo. Anche per i calciatori vale lo stesso discorso. Pasquale Fiore non ha mai nemmeno immaginato di partecipare ad un talk-show e nessuno si è mai preoccupato di valutare il suo aspetto fisico. I figli Adriano e Stefano, che sono considerati bei ragazzi, hanno su siti internet le loro foto utilizzabili come cartoline e sono argomento di forum di fans che non sono esattamente delle esperte di calcio. I calciatori di serie A hanno oggi la possibilità di incrementare i loro guadagni con le sponsorizzazioni e prestandosi per la pubblicità dei più svariati prodotti; tale possibilità è molto più ridotta per i giocatori di serie C data la minor popolarità di cui godono. La fama e il successo gonfiano i guadagni ma aumentano di pari passo la responsabilità sociale e la pressione mediatica. I protagonisti della serie A sono sempre sotto l’occhio delle telecamere; in campo alcuni hanno la telecamera “dedicata” che li segue in continuazione. E’ ormai uso comune leggere il labiale in modo che nessuna espressione di stizza rivolta a compagni, avversari, arbitro o allenatore passi inosservata. In questo modo piccoli contrasti di gioco o alterchi occasionali diventano materia di commento su giornali e tv e alimentano polemiche e dibattiti per tutta la settimana, In queste condizioni i calciatori di serie A sono sempre sotto pressione, richiesti del loro parere su argomenti lontani dalle loro competenze, devono sempre saper dire le cose giuste. Consci di essere degli esempi per tanti giovani devono mixare sapientemente le serate nei locali alla moda in compagnia di veline e letterine con visite ad ospedali e partecipazioni a manifestazioni benefiche.
Anche per la serie C vale più o meno lo stesso discorso tenuto conto dell’ambito territoriale più ristretto su cui operano i mezzi di comunicazione che si occupano di questa categoria.
Bisogna anche tenere presente la differenza dei mezzi tecnici ed economici tra la Rai, Mediaset, le pay-tv da una parte e le televisioni locali dall’altra. Queste ultime hanno fatto grandi passi avanti rispetto al loro esordio ma non possono competere con le grandi emittenti . Con Sky ad esempio siamo già nel futuro, c’è la possibilità di vedere due partite contemporaneamente, di rivedere i gol in qualsiasi momento della gara, di seguire un solo giocatore tramite la telecamera “dedicata” e si possono guardare le sintesi delle gare 24 ore su 24. Le televisioni locali, che sono quasi le sole a trattare approfonditamente della serie C, sopperiscono a queste carenze tecniche con l’entusiasmo, il tifo e il campanilismo. Le trasmissioni si occupano dei tifosi, dei loro club, si fanno interpreti dei sentimenti del pubblico ma nello stesso tempo influenzano e determinano l’opinione comune.
Il gioco del calcio è stato la chiave di volta per l’affermazione delle televisioni locali, queste a loro volta contribuiscono ad alimentare negli spettatori l’attenzione e la passione per le squadre minori.
L’avventura calcistica della famiglia Fiore, lunga quasi quarant’anni, sintetizza il percorso compiuto dalla comunicazione nel mondo del calcio. La figura di Pasquale resta legata alla radio e alla carta stampata, Adriano è protagonista nelle tv locali, Stefano, il più coinvolto nel grande circo mediatico, conosce l’alternanza di esaltazione e denigrazione propria di un’informazione schizofrenica che, per fare spettacolo, poco si cura della coerenza.

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3 INTRODUZIONE In questa tesi si intende trattare la comunicazione nel mondo del calcio tenendo conto dell’importanza sempre maggiore dei media anche grazie a novità tecnologiche che si sono rese via via disponibili. Il modo di raccontare e di farsi raccontare lo sport ha subito delle trasformazioni enormi: dapprima c’erano solo la radio e la carta stampata, sono arrivati poi la televisione, la terza rete Rai regionale, fino a giungere alle emittenti locali e ad una grande proliferazione di giornali regionali. Nel terzo millenni televisione satellitare, siti internet, pay tv, banda larga e digitale terrestre stanno cambiando molto velocemente il modo di comunicare nello sport. Per illustrare gli aspetti comunicativi del mondo del calcio si seguiranno le vicende della famigla Fiore, una famiglia cosentina i cui componenti si sono dedicati al calcio: Pasquale Fiore, (giocatore di serie C a cavallo tra gli anni ‘60 e ’70) e i figli Stefano (protagonista del campionato di serie A e della nazionale italiana dei giorni nostri) e Adriano (calciatore di serie B e C). Seguendo la loro storia si ha la possibilità di esaminare l’evoluzione che dal punto di vista cronologico si è verificata a partire dalla fine degli anni 60, periodo di inizio dell’attività calcistica di Pasquale, fino ad oggi. Si può inoltre evidenziare il diverso approccio che i media hanno nei confronti del primo e dell’ultimo gradino del calcio professionistico. E’ per questo che si è limitato il campo d’azione di questa analisi agli ultimi 40 anni della storia del calcio.

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