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La persecuzione di genere nel contesto della Convenzione relativa allo status dei rifugiati

Informazioni tesi

  Autore: Bruno Bonaventura
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Rosario Sapienza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

Il lavoro svolto con questa tesi mira a studiare ed analizzare le problematiche connesse ai bisogni di protezione delle donne nel diritto internazionale dei rifugiati. Le donne non solo sono sottoposte a pratiche di discriminazione basata sul genere nei loro paesi d'origine, ma, spesso, una volta sfuggite dagli stessi non ottengono un'adeguata assistenza e protezione nei paesi d'accoglienza.
Fino a pochi anni fa la maggior parte delle pratiche che discriminano in base al genere, si pensi per esempio alla mutilazione genitale femminile, erano addirittura sconosciute al diritto internazionale; la conseguenza era che tali atti non erano considerati come delle violazioni dei fondamentali diritti dell’uomo. Queste pratiche, in realtà, contravvengono esplicitamente al divieto di tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, e nei casi più gravi violano il divieto di schiavitù; tutti questi principi sono norme internazionali di "jus cogens" e, in quanto tali, inderogabili. Ciononostante le donne rifugiate sono frequentemente private della necessaria protezione oltre che dal loro Paese d’origine anche dalla comunità internazionale.
Atti quali lo stupro o la violenza domestica sono diffusi in ogni regione del mondo e come conseguenza ogni Stato è un potenziale generatore di rifugiati; violenze di questo tipo, sebbene deplorevoli, sono comunemente ritenute ricadere nella sfera privata della vita di un individuo e quindi non sanzionabili dalle norme di diritto internazionale. Solo secondo i più recenti sviluppi in materia, la dicotomia fra sfera pubblica e privata è stata finalmente accantonata; la stupro, per esempio, originariamente ritenuto un evento occasionale, è oggi finalmente interpretato come un’espressione della superiorità maschile rispetto al genere femminile. Sarebbe inoltre auspicabile che nel giudicare le richieste di riconoscimento dello status di rifugiato fosse esaminato anche il contesto sociale da cui la richiedente proviene cosicché da elaborare degli standard di valutazione elastici che possano offrire tutela non solo contro le forme di violenza ed abuso già conosciute, ma anche per quelle future che potranno presentarsi nella pratica.
E’ stato altresì dimostrato il chiaro collegamento tra l’ambito dei diritti umani fondamentali ed il diritto dei rifugiati; tale nesso si rivela ancora più importante nei casi di persecuzione di genere. Il quadro internazionale dei diritti dell’uomo è, seppur lentamente, costantemente in evoluzione; come risultato di ciò, si dovrebbe aspirare anche ad un graduale e continuo aggiornamento del modello di Hathaway concernente l’identificazione di quali atti o comportamenti possono dar luogo ad un “danno grave”.
Molti passi avanti sono stati compiuti nell’ultimo decennio, ma numerosi sono ancora i bisogni delle donne rifugiate che devono essere soddisfatti; il desiderio di offrire sempre un più alto livello di tutela e protezione in quest’ambito non deve in ogni caso portare a ritenere che ogni richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato presentata da una donna sia basata sul fondato timore d’essere vittima di persecuzione di genere.

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Premessa Durante tutto il corso della storia, in ogni regione del mondo, individui o intere popolazioni hanno dovuto abbandonare le loro dimore per sfuggire a persecuzioni, conflitti armati e violenze, cercando rifugio altrove; da sempre l’esilio rappresenta uno degli eventi più drammatici della vita dell’uomo. La parola “rifugiato”, secondo il senso comune, indica coloro i quali sono in fuga, che cercano di sottrarsi a condizioni o circostanze personali ritenute insopportabili; è indifferente il luogo di destinazione, mentre lo scopo della fuga è quello di ottenere la libertà o garantire la propria incolumità. Parimenti le ragioni della fuga sono molteplici ed eterogenee tra di loro; si pensi a coloro che cercano riparo dall’oppressione, da situazioni in cui il diritto alla vita o alla libertà non è garantito, dalla povertà, dalla guerra, da calamità naturali. E’ altresì implicito nel termine “rifugiato” il convincimento che tale soggetto abbia diritto a ricevere assistenza e, se necessario, protezione dalle 2

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