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L'etica in un mondo di estranei. Intorno a un recente libro di A. Appiah

Informazioni tesi

  Autore: Alberto Speroni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: valeria ottonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 37

La rivoluzione industriale dei primi anni del Novecento ha portato a un radicale cambiamento del mondo in cui viviamo. Sono cambiati sensibilmente i nostri stili di vita, la concentrazione demografica delle città, e non solo, e le nostre aspettative di vita. Tali cambiamenti hanno portato ad un aumento di opportunità per molti. Ma non per tutti. Negli ultimi decenni stiamo assistendo ad un evento simile, ma a mio parere di più grossa portata. Un evento ancora in corso, considerato ormai da molti come irreversibile. La rivoluzione informatica-tecnologica permette all’uomo di essere totalmente padrone del mondo, del tempo e delle distanze. Il mondo si è improvvisamente rimpicciolito; possiamo spostarci per migliaia di chilometri in pochissimo tempo e comunicare con persone all’altro capo del mondo semplicemente stando seduti davanti a un computer; possiamo essere sempre informati sugli eventi che succedono in ogni angolo della Terra e condividere usanze e costumi di popoli lontani, scoprendoli o grazie alla possibilità di avere con essi scambi culturali ed economici.
Adesso, come mai prima, possiamo parlare di “Cosmopolitismo”. Un termine molto antico, ma che ora cambia prospettiva e può essere usato nell’autentica pienezza del suo significato . Il mondo, e con esso tutto ciò che su di esso esiste, diventa sempre più alla nostra portata. Per l’interesse che suscita in me questo affascinante cambiamento, del quale non siamo solo spettatori, ma autentici protagonisti, mi prefiggo l’obiettivo con questo lavoro di effettuare un’analisi dei problemi e dei vantaggi che possono nascere da uno stile di vita che sta, per forza di cose, cambiando e diventando, appunto, sempre più cosmopolita.
Per fare ciò mi servirò del saggio intitolato Cosmopolitismo. L’etica in un mondo di estranei del filosofo ghanese Kwame Anthony Appiah. Egli ha affrontato temi come quello del cosmopolitismo, dell’identità e delle differenze interculturali in quasi tutti i suoi lavori. Ha scritto numerosi saggi al riguardo, tra i più importanti ricordiamo In My Father’s House e The Ethics of Identity. Ha molto a cuore il tema dell’integrazione culturale e del confronto, essendo egli stesso nato in Inghilterra da madre inglese e padre ghanese e cresciuto in Ghana, avendo quindi sempre vissuto in una realtà complessa e mutevole.
Essendo il mondo sempre più ristretto, in termini di percorribilità, virtuale e non, molte nostre azioni hanno conseguenze anche su persone non direttamente coinvolte. Quindi si apre un problema di ordine etico e morale in molte situazioni, il quale, se indubbiamente di difficilissima soluzione, deve essere quantomeno posto a noi stessi ed essere compreso al meglio delle nostre facoltà.
La tesi di fondo di Appiah è quella dell’esistenza di valori universali, i quali permettono la convivenza e il rispetto reciproco tra le tantissime culture sempre in movimento sul nostro pianeta.
Secondo Appiah però non possiamo arrivare a un consenso definitivo su come classificare questi valori in ordine di importanza. Egli parla quindi di un modello di conversazione e di dialogo per superare possibili situazioni di conflitto e soprattutto perché tale dialogo è inevitabile nel mondo sempre più affollato in cui viviamo.
Il mio obiettivo è quello di analizzare le diverse conseguenze che il cosmopolitismo può avere nei diversi ambiti della nostra vita, supportando alcune teorie del filosofo ghanese laddove mi trovi in accordo con lui; e cercando di far riflettere sulla, a mio parere, semplicità e superficialità di altre posizioni. Per fare questo userò come supporto testi e citazioni di altri autori. Inizialmente prenderò in esame la questione della condivisione dei valori nelle diverse culture e non solo. Successivamente affronterò il problema dei “nemici del cosmopolitismo”, come Appiah definisce quelle ideologie che si schierano contro il modello del dialogo e della comprensione. Affronterò poi il tema dell’identità visto come qualcosa che può unire invece che disgregare come è stato sostenuto da molti e infine le varie sfaccettature che il cosmopolitismo può avere, in termini economici, culturali e politici.

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INTRODUZIONE La rivoluzione industriale dei primi anni del Novecento ha portato a un radicale cambiamento del mondo in cui viviamo. Sono cambiati sensibilmente i nostri stili di vita, la concentrazione demografica delle città, e non solo, e le nostre aspettative di vita. Tali cambiamenti hanno portato ad un aumento di opportunità per molti. Ma non per tutti. Negli ultimi decenni stiamo assistendo ad un evento simile, ma a mio parere di più grossa portata. Un evento ancora in corso, considerato ormai da molti come irreversibile. La rivoluzione informatica-tecnologica permette all’uomo di essere totalmente padrone del mondo, del tempo e delle distanze. Il mondo si è improvvisamente rimpicciolito; possiamo spostarci per migliaia di chilometri in pochissimo tempo e comunicare con persone all’altro capo del mondo semplicemente stando seduti davanti a un computer; possiamo essere sempre informati sugli eventi che succedono in ogni angolo della Terra e condividere usanze e costumi di popoli lontani, scoprendoli o grazie alla possibilità di avere con essi scambi culturali ed economici. Adesso, come mai prima, possiamo parlare di “Cosmopolitismo”. Un termine molto antico, ma che ora cambia prospettiva e può essere usato nell’autentica pienezza del suo significato 1 . Il mondo, e con esso tutto ciò che su di esso esiste, diventa sempre più alla nostra portata. Per l’interesse che suscita in me questo affascinante cambiamento, del quale non siamo solo spettatori, ma autentici protagonisti, mi prefiggo l’obiettivo con questo lavoro di effettuare un’analisi dei problemi e dei vantaggi che possono nascere da uno stile di vita che sta, per forza di cose, cambiando e diventando, appunto, sempre più cosmopolita. Per fare ciò mi servirò del saggio intitolato Cosmopolitismo. L’etica in un mondo di estranei del filosofo ghanese Kwame Anthony Appiah. Egli ha affrontato temi come quello del cosmopolitismo, dell’identità e delle differenze interculturali in quasi tutti i suoi lavori. Ha scritto numerosi saggi al riguardo, tra i più importanti ricordiamo In My Father’s House e The Ethics of Identity. Ha molto a cuore il tema dell’integrazione culturale e del confronto, essendo egli stesso nato in Inghilterra da madre inglese e padre ghanese e cresciuto in Ghana, avendo quindi sempre vissuto in una realtà complessa e mutevole. Essendo il mondo sempre più ristretto, in termini di percorribilità, virtuale e non, molte nostre azioni hanno conseguenze anche su persone non direttamente coinvolte. Quindi si apre un problema di ordine etico e morale in molte situazioni, il quale, se indubbiamente di difficilissima soluzione, deve essere quantomeno posto a noi stessi ed essere compreso al meglio delle nostre facoltà. 1 Il concetto di “cosmopolitismo” è qui ovviamente inteso con un’ accezione moderna, non va quindi frainteso con ciò che sta a significare tale termine nel contesto delle sue origini, ovvero nell’antica Grecia.

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