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Costi e benefici dell'entrata nell'Unione Monetaria Europea: Il caso della Slovenia

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Amedeo Di Nicolò
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative
  Corso: Economia bancaria
  Relatore: Valentina Meliciani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

La nascita dell’euro ha senza dubbio rappresentato il fenomeno monetario più rilevante del ventesimo secolo, nonché il risultato di un lungo processo di cooperazione iniziato nell’Europa continentale dopo la II guerra mondiale. Questo processo ha portato notevoli cambiamenti di tipo sociale, economico e politico sia all’interno dell’Europa stessa che a livello mondiale.
Il 1° gennaio 1999 è nata l’Unione Monetaria Europea (UEM) formata da undici paesi cui dal 2001 si è aggiunta la Grecia, nel 2007 la Slovenia e dal 1° gennaio 2008 Malta e Cipro. L’area valutaria creata prevede oltre all’adozione di un’unica moneta, l’euro, che la rende un’unione monetaria, la rinuncia all’autonomia della politica monetaria lasciandone il controllo e la gestione al Sistema Europeo delle Banche Centrali.
Questa tesi, suddivisa in due capitoli, analizza, nel primo, i costi e i benefici derivanti dall’ingresso nell’Unione Monetaria Europea da un punto di vista teorico e nel secondo il percorso che la Slovenia ha intrapreso per entrare nell’UEM.

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   3 Introduzione La nascita dell’euro ha senza dubbio rappresentato il fenomeno monetario più rilevante del ventesimo secolo, nonché il risultato di un lungo processo di cooperazione iniziato nell’Europa continentale dopo la II guerra mondiale. Questo processo ha portato notevoli cambiamenti di tipo sociale, economico e politico sia all’interno dell’Europa stessa che a livello mondiale. Il 1° gennaio 1999 è nata l’Unione Monetaria Europea (UEM) formata da undici paesi cui dal 2001 si è aggiunta la Grecia, nel 2007 la Slovenia e dal 1° gennaio 2008 Malta e Cipro. L’area valutaria creata prevede oltre all’adozione di un’unica moneta, l’euro, che la rende un’unione monetaria, la rinuncia all’autonomia della politica monetaria lasciandone il controllo e la gestione al Sistema Europeo delle Banche Centrali. Questa tesi, suddivisa in due capitoli, analizza, nel primo, i costi e i benefici derivanti dall’ingresso nell’Unione Monetaria Europea da un punto di vista teorico e nel secondo il percorso che la Slovenia ha intrapreso per entrare nell’UEM. Nel primo capitolo l’obiettivo principale è quello di analizzare se l’UEM è un’area valutaria ottimale partendo dall’analisi generale relativa alle teorie che si sono succedute nel corso degli ultimi quaranta anni e che hanno cercato di stabilire i criteri necessari per costituire un’area valutaria senza provocare costi aggiuntivi ai paesi che ne avrebbero fatto parte. Le teorie che si sono sviluppate prendono il nome di “teorie delle aree valutarie ottimali” (teorie AVO) e sono nate in seguito all’acceso dibattito sulla validità dei sistemi di cambi fissi e flessibili, per risolvere il problema d’equilibrio della bilancia dei pagamenti; da quel momento si è introdotto il concetto d’integrazione economica quale soluzione ideale per i paesi europei. Già dagli anni sessanta molti economisti si occuparono di analizzare le caratteristiche delle aree valutarie cercando di individuare a quali condizioni un paese avrebbe avuto convenienza ad adottare una moneta unica, tenendo conto che per fronteggiare eventuali crisi economiche e per stimolare sia la domanda aggregata che la produzione non sarà più possibile utilizzare i movimenti del tasso di cambio. In particolare nel capitolo si prendono in considerazione gli studi svolti da alcuni principali economisti che hanno elaborato le teorie AVO quali, Mundell (1961), considerato padre fondatore della teoria, McKinnon (1963) e Kenen (1969).

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