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Il teatro politico oggi in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Cristian Bonato
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Marco De Marinis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 278

Quando si parla di teatro Politico, spesso oggi il primo pensiero va a Bertolt Brecht e a tutta la sua produzione drammaturgica e teatrale che sembra aver delineato un metodo efficace per fare teatro Politico. Negli anni però questa denominazione è apparsa scomparire sempre più, perché sempre più quel modo di fare teatro pareva non essere più in grado di rapportarsi ad una coscienza politica reale della società. Brecht rimane uno dei più grandi drammaturghi del Novecento, ma la politicità del teatro non pare possa sopravvivere efficacemente seguendo solo la riproduzione dei suoi testi.
Eppure, da qualche anno, il fenomeno della politica a teatro (dovuto solo in parte ad alcune esperienze di censura durante il governo Berlusconi) pare essere ritornato in primo piano attraverso forme e modi molto diversi tra loro che non sembrano delineare un unico e definitivo modo di fare teatro politico e che in alcuni casi non partono nemmeno dall’idea di voler essere politici, ma in base all’azione scenica intrapresa lo diventano per loro stessa natura.
Questa ricerca vuole porsi l’obbiettivo di dare un primo sguardo collettivo a tutte quelle forme teatrali che, in Italia, per merito di continuità produttiva e qualitativa, appaiono oggi essere inevitabilmente le nuove forme di un teatro politico contemporaneo. Come si vedrà successivamente, per iniziare questa indagine serve però riformulare anche il concetto stesso di “politico”, ripartendo proprio dalla definizione etimologica del termine e vedendo come poi abbia assunto significati diversi nei secoli.
Mi pare giusto far notare da subito che il fenomeno è risultato essere molto ampio e come già accennato questo scritto vuole essere un primo sguardo, un ampio spunto per approfondimenti ulteriori e ancora più specifici per ogni settore (sono tre) individuato come appartenente all’insieme teatro politico. Quindi lungi da me voler dare definizioni definitive o assolute, ma voler sicuramente evidenziare un processo che appare sempre più vitale, dinamico e che fino a pochi anni prima (potremmo dire già con gli anni Ottanta) sembrava essere scomparso. Forse questo sparire si è reso necessario per la riformulazione e la presa di coscienza di nuovi metodi comunicativi teatrali molto più vicini alla società e alla sua evoluzione.
La tesi è composta da un primo capitolo relativo alla storia del teatro Politico e ad alcune sue evoluzioni durante gli anni Sessanta e Settanta e Ottanta. Si è voluto successivamente dividere questa ricerca in tre settori che oggi appaiono essere i principali: il teatro degli attori comici, con particolare riferimento a Dario Fo, Daniele Luttazzi, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi e Beppe Grillo. Il teatro narrazione, teatro civile e di memoria, con particolare attenzione per Marco Baliani, Marco Paolini, Laura Curino e Ascanio Celestini. Il teatro delle diversità con un riferimento particolare a la “Compagnia della fortezza” di Armando Punzo.

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PREFAZIONE Quando si parla di teatro Politico, spesso oggi il primo pensiero va a Bertolt Brecht e a tutta la sua produzione drammaturgica e teatrale che sembra aver delineato un metodo efficace per fare teatro Politico. Negli anni però questa denominazione è apparsa scomparire sempre più, perché sempre più quel modo di fare teatro pareva non essere più in grado di rapportarsi ad una coscienza politica reale della società. Brecht rimane uno dei più grandi drammaturghi del Novecento, ma la politicità del teatro non pare possa sopravvivere efficacemente seguendo solo la riproduzione dei suoi testi. Eppure, da qualche anno, il fenomeno della politica a teatro pare essere ritornato in primo piano attraverso forme e modi molto diversi tra loro che non sembrano delineare un unico e definitivo modo di fare teatro politico e che in alcuni casi non partono nemmeno dall’idea di voler essere politici, ma in base all’azione scenica intrapresa lo diventano per loro stessa natura. Questa ricerca vuole porsi l’obbiettivo di dare un primo sguardo collettivo a tutte quelle forme teatrali che, in Italia, per merito di continuità produttiva e qualitativa, appaiono oggi essere inevitabilmente le nuove forme di un teatro politico contemporaneo. Come si vedrà successivamente, per iniziare questa indagine serve però riformulare anche il concetto stesso di “politico”, ripartendo proprio dalla definizione etimologica del termine e vedendo come poi abbia assunto significati diversi nei secoli. Mi pare giusto far notare da subito che il fenomeno è risultato essere molto ampio e come già accennato questo scritto vuole essere un primo sguardo, un ampio spunto per approfondimenti ulteriori e ancora più specifici per ogni settore (sono tre) individuato come appartenente all’insieme teatro politico. Quindi lungi da me voler dare definizioni definitive o assolute, ma voler sicuramente evidenziare un processo che appare sempre più vitale, dinamico e che fino a pochi anni prima (potremmo dire già con gli anni Ottanta) sembrava essere scomparso. Forse questo sparire si è reso necessario per la riformulazione e la presa di coscienza di nuovi metodi comunicativi teatrali molto più vicini alla società e alla sua evoluzione. 2

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