Il concetto di «Servo arbitrio» in Martin Lutero. Una chiave di lettura per la teologia del riformatore nella sua storica determinatezza.

Tesi di Laurea

Facoltà: Filosofia

Autore: Giorgio Ruffa Contatta »

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Analizzeremo, in questo lavoro, un problema classico della teologia cristiana dal punto di vista del riformatore Martin Lutero: la condizione della volontà umana in riferimento alla salvezza. Questo problema rappresenta il cuore della teologia luterana e interessa vari ambiti teologici: «libero arbitrio», «peccato», «grazia» e «giustificazione». Quest'ultimo ambito, tra l'altro, risulta essere la nota distintiva della Riforma stessa.

Per lungo tempo si è discusso quest'argomento, come accade con tutti i problemi di questo tipo. Coloro che hanno voluto sostenere il libero arbitrio, li potremmo dividere, schematicamente e riduttivamente, in tre categorie: la prima vede quelli che hanno voluto avvicinare gli attributi umani a quelli divini, ossia antropomorfizzando il divino; quelli che li hanno voluti superare in nome dell'emancipazione della ragione, cercando di superare o per lo meno accantonare il piano del divino ed infine una terza che vede nel libero arbitrio una necessaria conseguenza dello stato creatura razionale, creata ad immagine e somiglianza di Dio, e quindi capace di discernere il bene dal male. Il lettore avvertirà la formalità di questa categorizzazione, ma qui non vogliamo fare altro che mostrare alcune delle variabili in gioco. Attribuire, ad esempio, gran valore alla ragione, kantianamente parlando, ha degli indiscutibili meriti nei confronti del progresso umano. Ciò che è umano, però, appartiene al campo del sensibile e quindi del contingente. Come sappiamo ciò che è contingente è soggetto al divenire e pertanto è un oggetto finito e privo di compimento. Ora se la ragione umana sia finita, oppure no, fa parte di un altro argomento, per ora basti questo per affermare che l'uomo di fronte all'Assoluto, in qualunque modo lo si voglia concepire, si situa, in quanto creatura, in una posizione ontologicamente inferiore. E' chiaro, quindi, che la ragione può approssimarsi asintoticamente alla comprensione dell'Assoluto, il quale finche' ci troveremo all'interno del piano intellettivo umano non potra' essere svelato. Tommaso d'Aquino ha posto il problema della "comprehensio" in maniera teoreticamente eccellente nella Somma teologica (S.Th., I, q.12 ; q.57-58) negando alla creatura, anche quella angelica, la possibilità della conoscenza o, per meglio dire, della comprensione dell'ente in cui coincidono essenza ed esistenza. Questa conclusione deriva dal fatto che, come è noto, nel sistema tomistico la conoscenza è data dall'"adequatio intellectus et rei".

Testo di riferimento per il nostro saggio sarà il "De Servo Arbitrio". La centralità e l'importanza di quest'opera per la comprensione della teologia luterana è stata riconosciuta dall'autore stesso, che in una lettera a Wolfgang Fabricius Köpfel (detto Capitone) dichiara: «Nessun mio libro, infatti, riconosco giusto, se non forse il Servo Arbitrio ed il Catechismo».

Vista la centralità di quest'opera per l'autore stesso, seguiremo le principali argomentazioni del riformatore lungo il De Servo Arbitrio, per avere un quadro del suo pensiero teologico. Essendo quest'opera già abbastanza ampia e complessa di per sé, non ci tratterremo sugli aspetti della disputa con Erasmo o sull'analisi delle posizioni dell'umanista (che, ad ogni modo, appariranno nella forma confutativa del riformatore), anche perché questo ci porterebbe inevitabilmente lontano dal nucleo del pensiero di Lutero, oltrepassando i limiti di tale elaborato.

Non ultimo, lo scopo che ci proponiamo consiste nel presentare un tema teologico, oggi, poco frequentato, ma indispensabile per comprendere il pensiero della Riforma, che rappresenta, come è noto, una capitale svolta storica dell'occidente. Cercheremo, dunque, di leggere Lutero attraverso Lutero, riducendo al minimo gli interventi esterni.

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1 «Handle nicht nach deinen Rechten/Mit uns b ösen Sündenknechten,/[...]/Gedenk an Jesu bittern Tod,/ Nimm, Vater, deines Sohnes Schmerzen/Und seiner Wunden Pein zu Herzen,/Die sind ja für die ganze Welt/ Die Zahlung und 1 das Lösegeld» . Anonimo, Johann Sebastian Bach, BWV 101 (1724). «Dein Wille zwar ist ein versiegelt Buch,/ Da Menschenweisheit nichts vernimmt;/ Der Segen scheint uns oft ein Fluch,/Die Züchtigung ergrimmte Strafe,/Die Ruhe, so du in dem Todesschlafe/Uns einst bestimmt,/ein Eingang zu der Hölle./ Doch macht dein Geist uns dieses Irrtums frei/Und zeigt, daß uns dein Wille 2 heilsam sei.//Herr, wie du willt!» Kaspar Bienemann 1582; Johann Sebastian Bach, BWV 73 (1724). B B INTRODUZIONE INTRODUZIONE Analizzeremo, in questo lavoro, un problema classico della t eologia cristiana dal punto di vista del riformatore Martin Lutero: la condizione della volontà umana in riferimento alla salvezza. Questo problema rappresenta il cuore della teologia luterana e interessa vari ambiti teologici: «libero arbitrio», «peccato», «grazia» e «giustificazione». Quest'ultimo ambito, tra l'altro, risulta essere la nota distintiva della Riforma stessa. 1 Non agire secondo la tua giustizia con noi malvagi schiavi del peccato; […] Pensa all'amara morte di Gesù, accogli nel tuo cuore, o Padre, le sofferenze del tuo Figlio e lo strazio delle sue ferite; certamente esse sono, per il mondo intero, la paga ed il prezzo del riscatto. 2 La tua volontà è davvero un libro sigillato, del quale la sapienza umana non comprende nulla; spesso la benedizione appare come una maledizione, la punizione un crudele castigo, il riposo, che nel sonno della morte un giorno ci hai destinato, un ingresso all’inferno. Ma il tuo Spirito ci rende liberi da questi errori e a noi mostra che la tua volontà è salutare. Signore, come tu vuoi.