«Paesaggi immaginari»: critica ufonica e discografia potenziale - Recensioni e dischi (im)possibili nel giornalismo rock

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Gabriele Marino Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

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Questo lavoro si propone di esplorare, nell’ambito del giornalismo rock, la singolare pratica di scrivere recensioni di dischi che non esistono, dischi immaginari; pratica che ho ribattezzato “discografia potenziale” [cfr. Introduzione].
Mi sono posto due obiettivi di base. Il primo è informativo-referenziale: mostrare che questa pratica esiste e che, anche se si tratta di un fenomeno di nicchia, è molto più diffuso nella comunità dei fan di come si potrebbe pensare [cap. 3]. Il secondo è interpretativo-argomentativo: costruire una tipologia dei caratteri comuni e delle differenze rilevanti tra i casi presi in esame, mostrando come tale pratica rappresenti una forma di critica musicale a tutti gli effetti – una forma estrema della cosiddetta “critica poetica”, che esaspera i caratteri della critica come forma di scrittura soggettiva e di trasfigurazione del dato musicale – e più propriamente una forma di meta-critica [cap. 4].
Ho inquadrato la critica rock da un punto di vista teorico (una possibile definizione) [cap. 1] e storico (un profilo delle origini) [cap. 2] per poi presentare i nove casi-studio scelti, cercando di rapportarli alle poetiche di critica e alle carriere giornalistiche dei singoli autori. Eccoli: Greil Marcus [par. 3.1], Lester Bangs [3.2], Riccardo Bertoncelli [3.3], Maurizio Bianchini [3.4], Massimo Cotto [3.5], Vittore Baroni [3.6], Dionisio Capuano (quello che sembra il caso più complesso e interessante) [3.7], Simon Reynolds [3.8] e Richard Meltzer [3.9]. Io stesso ho intervistato Vittore Baroni, Riccardo Bertoncelli, Dionisio Capuano e Simon Reynolds.

* Qui di seguito, ho indicato alcuni link relativi a diversi argomenti toccati dal mio lavoro: si va dai popular music studies alla storia della critica rock a riflessioni sulla critica come prassi letteraria o "oggetto" sociologico. Ho cercato di inserirne quanti più possibile, per rendere l'idea della tentacolarità di un argomento solo apparentemente ristretto. NB: Molti link sono desunti dalla bibliografia della tesi stessa.

* Le voci del "Glossario" da me redatte sono state pensate privilegiando gli aspetti relativi al mio lavoro e non vanno quindi considerate esaustive della materia in senso assoluto. NB: Molte definizioni sono prese di peso dal corpo della tesi stessa.

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1 ___________________________________ Introduzione Perché la critica musicale Questo progetto di tesi nasce dalla mia passione per la critica musicale. Strumento che mi ha permesso di conoscere artisti e musiche che amo, ‘luogo’ di confronto e condivisione a distanza con altri appassionati ben più preparati, ambito nel quale – lo confesso – mi piacerebbe cimentarmi, chiudendo così il circuito ideale del fan ascoltatore-lettore-scrittore. Per cominciare, dunque, se è vero che «il miglior modo per imparare a scrivere è leggere», un lavoro non di critica, e quindi sulla musica, ma sulla critica, di ‘lettura’ della critica. Quello che più mi interessa della critica musicale, e in generale dello scrivere di musica, sono le sue stesse condizioni di possibilità, le contraddizioni e le tensioni che costitutivamente la animano. In altri termini, i presupposti teorici sul banco di prova della prassi concreta (cfr. cap. 1). Il compito che le è proprio è di per sé un affascinante ossimoro – tradurre in parole la musica – ed è più necessario proprio laddove si fa più difficile: più la musica si fa ‘astratta’ e appare ‘senza senso’, più occorre cercare di interpretarla. Fare critica vuol dire bilanciare competenze assai diverse e oscillare tra poli estremi: musica (l’oggetto cui la critica allude) e scrittura (lo strumento di cui si serve); soggettività (esibita) e oggettività (pretesa); informazione, descrizione, giudizio e trasfigurazione (dove termina l’uno e comincia l’altro?); giornalismo, estetica, analisi musicale e racconto. Recensioni sui generis Tenendo ben presente che ci muoviamo nell’ambito della popular music e del pop-rock in particolare (cfr. cap. 2), mi sono concentrato su alcuni esempi di critica assai interessanti (e divertenti): una critica ‘di confine’, vere e proprie piccole anomalie di sistema. Esempi interessanti di per sé, perché