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I distretti industriali della moda tra localismo e outsourcing: i casi dei distretti della calzatura di S. Mauro Pascoli e dello Sportsystem di Montebelluna

Informazioni tesi

  Autore: Milena Gancitano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Sistemi e Comunicazione della Moda
  Relatore: Nicoletta Giusti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

Il sistema calzaturiero italiano rappresenta la più significativa presenza distrettuale tra le attività manifatturiere: la produzione della calzatura è la concreta espressione di una vocazione territoriale che può contare su di una filiera pressoché completa.
Partendo dall’assunto che la principale caratteristica del modello distrettuale italiano si fonda su un insieme di concorrenza e cooperazione, di tradizione secolare e innovazione, il distretto non è semplicemente una forma organizzativa del processo produttivo (di alcune categorie di beni), bensì un ambiente sociale in cui le relazioni tra gli uomini, dentro e fuori i luoghi di produzione, presentano un loro peculiare carattere. Questi fattori, che nella maggior parte dei grandi sistemi industriali sono agli antipodi, qui convivono e offrono le basi alla creazione di quelle risorse locali che generalmente non si trovano altrove.
L’analisi che ho condotto sui due distretti calzaturieri di Montebelluna e S. Mauro Pascoli, è stata dunque volta a far emergere questa dimensione globale del distretto - nella quale si può trovare la Cina o più in generale il Far East come luoghi in cui vengono decentrate le produzioni ad alto contenuto di manodopera - accanto ad una realtà locale del distretto stesso, dimostrata dal fatto che le aziende tendono comunque a mantenere al loro interno una serie di conoscenze e competenze uniche e distintive, difficilmente replicabili, derivanti da una lunga esperienza maturata nel settore calzaturiero. Il processo di frammentazione produttiva, attraverso la delocalizzazione di alcune o di intere fasi del processo produttivo, ha messo in crisi il tradizionale modo di operare dei distretti industriali.
Il tema è avvincente perché legato a un passaggio cruciale con il quale i distretti industriali italiani si stanno misurando.

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1 INTRODUZIONE La scelta di svolgere la mia tesi di Laurea Specialistica su due distretti della moda, in particolare il distretto calzaturiero di S. Mauro Pascoli e quello dello Sportsystem di Montebelluna, nasce dall’input che ho avuto quando, trovandomi a sostenere un esame sulle strategie del cambiamento organizzativo, ho approfondito proprio il tema dei distretti industriali. Quest’ultimo ha suscitato in me un così particolare interesse, e mi ha appassionata tanto da portarmi alla decisione di sviluppare sui distretti industriali l’intera tesi di Laurea. Gli spunti da cui sono partita sono stati diversi. Innanzitutto, la scelta di prendere in analisi le produzioni calzaturiere, deriva dalla mia personale passione verso le scarpe. Poi la scelta particolare di prendere in analisi i due distretti di S. Mauro Pascoli e Montebelluna, mi è stata dettata dalla volontà di fare un confronto tra queste due realtà distrettuali, l’una molto vicina alla città in cui ho studiato, Rimini, e l’altra più distante geograficamente, ma interessante in quanto rappresenta una delle principali aree di specializzazione produttiva in Veneto, e uno dei sistemi produttivi locali più noti nel panorama dei DI italiani. A questo punto, mi sono chiesta quanto due aree distrettuali che producono beni dello stesso tipo, le calzature, ma che si differenziano per le peculiarità di tali beni (il distretto sanmaurese produce scarpe da donna di fascia alta, mentre quello montebellunese principalmente calzature sportive e tecniche come gli scarponi da sci), siano in realtà vicine, in particolare per le dinamiche legate alla delocalizzazione internazionale della produzione. Per svolgere la mia analisi, ho trascorso un periodo di circa una settimana in ciascuno dei due distretti, recandomi presso le aziende che avevo precedentemente contattato, e facendo loro alcune domande sulla realtà distrettuale in generale e sulla delocalizzazione produttiva in particolare. L’analisi sul campo si è rivelata molto più difficoltosa di quanto potevo immaginare. Mi sono scontrata con un segreto professionale e industriale a tratti invalicabile, ed è per questo che è stato praticamente impossibile per me

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