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Il comportamento delle banche centrali: confronto tra FED e BCE

Informazioni tesi

  Autore: Gianfranco Ferrante
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Giacomo Vaciago
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 256

L’idea che la banca centrale potrebbe essere soggetta ad una distorsione inflazionistica affonda le sue radici nella letteratura dell’incoerenza temporale, argomento affrontato e studiato per la prima volta da Kydland e Prescott nel 1977 e Barro e Gordon nel 1983. Nell’approccio dell’incoerenza temporale, la “Grande Inflazione” degli anni ’70 viene ricondotta, come ogni altra fase inflazionistica, all’esistenza di un bias inflazionistico nell’economia. Nel primo capitolo illustro i vari studi condotti sulla gestione della politica monetaria mostrando le soluzioni proposte per una gestione della stessa in maniera discrezionale e soffermandomi sul modello di Rogoff e sul modello di Walsh. Tuttavia l’evoluzione degli studi mostra il ricorso da parte delle banche centrali a strategie di politica monetaria secondo le regole che ne aumentano il grado d’indipendenza: la Taylor Rule, il Monetary Targeting, il Pegging dei tassi di cambio e l’Inflation Targeting. Ciò consente di fissare gli obiettivi finali, solitamente inflazione e output di equilibrio, e di perseguirli o con la fissazione di un obiettivo di base monetaria, come nel caso del Monetary Targeting, o con la fissazione di un obiettivo di tasso d’interesse. Con una gestione della politica monetaria secondo le regole, cambia la fisionomia delle banche centrali moderne ed in particolare le loro caratteristiche: indipendenza, accountability e trasparenza. Tali caratteristiche sono illustrate nel secondo capitolo. L’indipendenza fa riferimento all’autonomia delle banche centrali nella gestione della politica monetaria rispetto ai rispettivi governi; l’accountability si riferisce al grado di controllo cui sono soggette le banche centrali da parte dei governi, in funzione dell’obiettivo da questi fissato ed al suo grado di raggiungimento; la trasparenza è data dal livello di comunicazione che adottano le banche centrali per informare il pubblico della direzione che assumerà la politica monetaria. Nella seconda parte della tesi, evidenzio le differenze tra le due principali banche centrali: la Federal Reserve e la Bance Centrale Europea. Nel terzo capitolo analizzo i diversi approcci alla gestione della politica monetaria; in particolare nel paragrafo 3.1 prendo in esame lo schema teorico di riferimento alla base della strategia di politica monetaria ed evidenzio come, nel caso della Federal Reserve, questa è riconducibile alla Taylor Rule. Al contrario la Bce ha indicato nel’ suo statuto, come traguardo, il perseguimento di un obiettivo d’inflazione inferiore o uguale al 2% nel medio-lungo periodo, che consente un certo grado di flessibilità nella gestione della politica monetaria, in caso di shock. Altro aspetto che differenzia le due banche centrali è il sistema di misurazione dell’inflazione, descritto nel paragrafo 3.2, che nel caso della Bce, è misuarata dall’indice IPCA che si caratterizza per il fatto che non considera la distinzione tra componente core e food & Energy. Il paragrafo 3.3 affronta la struttura del sistema di vigilanza, che nel caso della Bce, è in continua evoluzione e che prevede la divisione nel caso dei conglomerati finanziari tra home country e host country, i quali indicano rispettivamente il paese di “residenza” dell’organismo transnazionale ed il paese “ospitante” delle varie branches. Il quadro del modello statunitense si fonda su multipli, e in alcuni casi competitivi, supervisori a livello nazionale e federale. Le banche e le istituzioni finanziarie sono soggette a supervisione sia a livello nazionale sia federale, mentre le società assicurative solo a livello nazionale. Gli Usa hanno un duplice sistema bancario, nel quale le banche possono scegliere tra licenza a livello nazionale e a livello di stato federale. Come quello europeo, il modello di supervisione statunitense sta vivendo un processo di transizione. L’ultimo modello non è ancora chiaro; da un lato, le restrizioni sull’unione di differenti attività finanziarie sono state abolite consentendo la nascita di conglomerate finanziarie, dall’altro lato, la supervisione conserva ancora divisioni settoriali con il coordinamento cross-settoriale da parte della Fed. Nel paragrafo 3.4, si analizza la gestione dell’instabilità finanziaria e soprattutto le problematiche ad essa connesse: innanzitutto le cause dell’instabilità finanziaria ed i suoi possibili effetti, in particolare il moral hazard ed il fenomeno del “too big to fail”. Nel quarto capitolo il confronto tra le due banche centrali si sposta sul diverso atteggiamento assunto nella gestione della politica monetaria durante la crisi finanziaria iniziata nell’agosto 2007. Dopo aver analizzato nel paragrafo 4.1 alcune delle cause e l’evoluzione che ha assunto la crisi negli ultimi mesi, nel paragrafo 4.2 si descrivono i vari interventi di politica monetaria compiuti dalla Federal Reserve e dalla Bce per fronteggiare la situazione di illiquidità che si è verificata sui mercati.

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INTRODUZIONE L’idea che la banca centrale potrebbe essere soggetta ad una distorsione inflazionistica affonda le sue radici nella letteratura dell’incoerenza temporale, argomento affrontato e studiato per la prima volta da Kydland e Prescott nel 1977 e Barro e Gordon nel 1983. Nell’approccio dell’incoerenza temporale, la “Grande Inflazione” degli anni ’70 viene ricondotta, come ogni altra fase inflazionistica, all’esistenza di un bias inflazionistico nell’economia. Nel primo capitolo illustro i vari studi condotti sulla gestione della politica monetaria mostrando le soluzioni proposte per una gestione della stessa in maniera discrezionale e soffermandomi sul modello di Rogoff e sul modello di Walsh. Tuttavia l’evoluzione degli studi mostra il ricorso da parte delle banche centrali a strategie di politica monetaria secondo le regole che ne aumentano il grado d’indipendenza: la Taylor Rule, il Monetary Targeting, il Pegging dei tassi di cambio e l’Inflation Targeting. Ciò consente di fissare gli obiettivi finali, solitamente inflazione e output di equilibrio, e di perseguirli o con la fissazione di un obiettivo di base monetaria, come nel caso del Monetary Targeting, o con la fissazione di un obiettivo di tasso d’interesse. Con una gestione della politica monetaria secondo le regole, cambia la fisionomia delle banche centrali moderne ed in particolare le loro caratteristiche: indipendenza, accountability e trasparenza. Tali caratteristiche sono illustrate nel secondo capitolo. L’indipendenza fa riferimento all’autonomia delle banche centrali nella gestione della politica monetaria rispetto ai rispettivi governi; l’accountability si riferisce al grado di controllo cui sono soggette le banche centrali da parte dei governi, in funzione dell’obiettivo da questi fissato ed al suo grado di raggiungimento; la trasparenza è data dal livello di comunicazione 1

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