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Studio chimico - fisico di malte delle Procuratie Nuove di Piazza San Marco

Lo studio dei materiali, della loro composizione e del loro comportamento nel tempo, affiancato ai dati storici, alla conoscenza dei metodi costruttivi e dei passati restauri, sono tutti elementi che forniscono dati indispensabili alla scelta di una specifica e ponderata metodologia di intervento.
In questo contesto si inserisce lo studio di un’opera che per molto tempo ha rappresentato il centro del potere esecutivo della Repubblica Serenissima, Le Procuratie Nuove.
I materiali impiegati e le tecniche di messa in opera si rifacevano ad una tradizione consolidata e peculiare, legata in particolar modo all’ambiente veneziano, le cui caratteristiche ambientali hanno da sempre influenzato fortemente la conservazione delle grandi opere architettoniche presenti nella città lagunare.
L’obiettivo del lavoro è focalizzato, quindi, sulla conoscenza e sull’analisi dei materiali che nel tempo sono stati utilizzati, tanto per i restauri, quanto per la manutenzione ordinaria del paramento lapideo, e in modo particolare sulla natura e i degradi delle numerose malte rinvenute. Lo studio di tali sistemi risulta infatti fondamentale se posto in relazione con il recupero dell’intera struttura muraria, in quanto ne costituisce una parte essenziale ma, allo stesso tempo, particolarmente complessa e fragile. In base alle informazioni storiche e ai dati analitici si cercherà, pertanto, di identificare le tipologie di malte più ricorrenti, studiandone tanto la morfologia e l’aspetto quanto la natura e la composizione. In questo modo sarà possibile ricercare le cause e le diverse fenomenologie del degrado e valutare come tali materiali abbiano interagito con le particolari condizioni ambientali di questa città.

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Scopo 3 SCOPO DEL LAVORO Il restauro di un’opera, sia essa mobile o immobile, non può prescindere da una conoscenza approfondita e dettagliata della storia costruttiva e conservativa dell’opera stessa e, allo stesso tempo, da uno studio analitico del suo stato di conservazione. Lo studio dei materiali, della loro composizione e del loro comportamento nel tempo, affiancato ai dati storici, alla conoscenza dei metodi costruttivi e dei passati restauri, sono tutti elementi che forniscono dati indispensabili alla scelta di una specifica e ponderata metodologia di intervento. In questo contesto si inserisce lo studio di un’opera che per molto tempo ha rappresentato il centro del potere esecutivo della Repubblica Serenissima, Le Procuratie Nuove. L’edificio, la cui costruzione iniziò nell’anno 1584 su progetto dell’architetto Vincenzo Scamozzi e terminò nel 1640 per opera di Baldassarre Longhena, subì nei secoli ripetuti interventi manutentivi e un importante restauro datato 1856. Tali operazioni furono sempre finalizzate al recupero principalmente estetico e formale della struttura, con la sostituzione di conci e tasselli, il riempimento di fratture e commessure e l’applicazione di tinte e “acidi” 1 per restituire integrità cromatica alle superfici. 1 Termine ricavato dalle fonti documentarie, con nessun riferimento alla natura chimica dei composti impiegati.

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Valeri
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Scienze chimiche per la conservazione ed il restauro
  Corso: Scienze chimiche
  Relatore: Guido Biscontin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 154

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Parole chiave

degrado
malte storiche
materiali
procuratie nuove
restauro
venezia

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