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Fenomeni migratori. L'uscita in un quartiere etnico come strumento educativo.

Informazioni tesi

  Autore: Anna Costa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Formazione Primaria
  Relatore: Cristiano Giorda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 91

Gli immigrati sono persone con le quali viviamo tutti i giorni che, proprio per questa
convivenza, fanno parte del nostro mondo di riferimento. Sono persone che lavorano qui, qui nascono i loro figli, qui è la loro vita e il loro futuro. La società multiculturale e multietnica anche in Italia è ormai una realtà. La multiculturalità – come scrive Duccio Demetrio – “è un dato di fatto i cui sviluppi appaiono irreversibili e incontenibili proprio perché quanto va accadendo non potrà mai essere arrestato da leggi restrittive sull’immigrazione nei diversi paesi”.2 La presenza di molte culture in uno stesso contesto culturale è legata ai più significativi processi dell’età contemporanea:
• Internazionalizzazione dei rapporti di produzione e consumo;
• Mondializzazione dei sistemi informativi e mass-mediali;
• Globalizzazione delle relazioni economiche, di mercati tecnologici e culturali.
Secondo Alessandro Bosi "Con il termine multiculturalità si indica un dato di fatto:
l’esistenza, su un territorio, di molteplici culture. Con [il termine] interculturale (invece) si intende un progetto di interazione tra le parti. In una logica interculturale i processi di socializzazione non mirano all’integrazione delle diversità. Non si può pensare di rendere integro, di rendere uno ciò che è costitutivamente diverso. Ovvero lo si può fare, ma meglio sarebbe dire: si può tentare di farlo, cancellando, nella sua memoria, la sua diversità"3. Per società multietnica si intende, invece, un sistema sociale in cui convivono soggetti con identità etniche diverse: con ciò s’intende l’appartenenza consapevole ad un gruppo che condivide uno spazio geografico di provenienza, una comune discendenza, una cultura condivisa, siano essi reali o socialmente costruiti. Così possiamo dire che la società del futuro è una società multietnica dove razze, religioni e culture diverse devono imparare a convivere e a rispettarsi. Ma ciò è ancora lontano dalla realtà. I casi di razzismo aumentano con l‘aumentare della presenza straniera, in alcuni paesi la tolleranza è zero ed in altri il razzismo è coperto da una sottile ipocrisia. Gli stranieri diventano molto spesso merce di scambio per trafficanti senza scrupoli e caporali d’altri tempi. La vita di uno straniero sembra valere meno o addirittura non avere alcun valore per cui tutti si sentono in diritto di rimuovere anche solo il ricordo dei morti che quasi ogni mese si registrano nei viaggi della speranza che questi disperati intraprendono alla ricerca di un Eldorado che non esiste.
Traffici loschi dove la vita umana sembra valere meno di quella di un animale. Ammassati nelle stive di barconi fatiscenti, affamati, picchiati e minacciati, arrivano, quando arrivano, nelle nostre coste, con addosso solo la loro povera vita. Per non avere problemi con le vedette della Guardia di Finanza, spesso vengono buttati in mare prima di raggiungere la costa, senza documenti, senza bagaglio personale, e se anche approdano, secondo la Legge Bossi/Fini, sono clandestini, che dopo 30 o al massimo 60 giorni devono tornare a casa, perché non hanno documenti né hanno in tasca un contratto di lavoro. Poi, per contro, vengono “recintati” in case d’accoglienza, che dell’accoglienza hanno poco, e diciamo loro che devono tornare a casa dopo che hanno venduto tutto quello che avevano o dopo aver impegnato, ingenti somme di denaro per pagare il viaggio. L’ultima proposta del governo Berlusconi è stata quella di imporre le impronte digitali, un‘altra umiliazione che da noi è riservata ai delinquenti, così se il clandestino ci riprova va direttamente in prigione.

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4 “Agisci in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre anche come fine e non unicamente come mezzo” Immanuel Kant1 PREMESSA Gli immigrati sono persone con le quali viviamo tutti i giorni che, proprio per questa convivenza, fanno parte del nostro mondo di riferimento. Sono persone che lavorano qui, qui nascono i loro figli, qui è la loro vita e il loro futuro. La società multiculturale e multietnica anche in Italia è ormai una realtà. La multiculturalità – come scrive Duccio Demetrio – “è un dato di fatto i cui sviluppi appaiono irreversibili e incontenibili proprio perché quanto va accadendo non potrà mai essere arrestato da leggi restrittive sull’immigrazione nei diversi paesi”.2 La presenza di molte culture in uno stesso contesto culturale è legata ai più significativi processi dell’età contemporanea: Internazionalizzazione dei rapporti di produzione e consumo; Mondializzazione dei sistemi informativi e mass-mediali; Globalizzazione delle relazioni economiche, di mercati tecnologici e culturali. Secondo Alessandro Bosi "Con il termine multiculturalità si indica un dato di fatto: l’esistenza, su un territorio, di molteplici culture. Con [il termine] interculturale (invece) si intende un progetto di interazione tra le parti. In una logica interculturale i processi di socializzazione non mirano all’integrazione delle diversità. Non si può pensare di rendere integro, di rendere uno ciò che è costitutivamente diverso. Ovvero lo si può fare, ma meglio sarebbe dire: si può tentare di farlo, cancellando, nella sua memoria, la sua diversità"3. Per società multietnica si intende, invece, un sistema sociale in cui convivono soggetti con identità etniche diverse: con ciò s’intende l’appartenenza consapevole ad un gruppo che 1 I.KANT, “Fondazione della metafisica dei costumi” traduzione italiana di Mathieu Rusconi, Milano, 1994, pp. 144- 145. Immanuel Kant( 1724-1804), “Critica della ragion pratica”, La Terza, Bari, 1974 2 D. DEMETRIO, Pedagogia interculturale e lavoro sul campo, in D. DEMETRIO- G: FAVARO, I bambini stranieri a scuola, La Nuova Italia, Firenze, 1997 pag 25. 3 A. BOSI, La corte dei miracoli, Battei, Parma, 1998 p. 35-36.

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