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I beni temporali della chiesa

Informazioni tesi

  Autore: Virginia Tassella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi del Sannio
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Anna La Rana
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

I Beni Temporali della Chiesa vengono disciplinati nel libro V del C.J.C.
Sono considerati “beni temporali” qui beni che hanno la capacità di soddisfare i bisogni della Chiesa e poiché tali beni appartengono alla Chiesa rientrano nel patrimonio ecclesiastico.
Il can. 1254 afferma che la Chiesa Cattolica può acquistare, amministrare, alienare beni temporali per i propri fini.
La Chiesa può acquistare beni alla stessa maniera di chiunque altro, avendo la capacità acquisitiva (can.1259). Tale acquisto può avvenire sia tramite i mezzi legittimi sia attraverso la richiesta e quindi ricevendo contributi da persone fisiche. Modi spontanei per finanziare la Chiesa sono le collette, le questue, le offerte. Anche lo Stato promuove le donazioni dei fedeli ritenendo l’operato della Chiesa un bene utile per la società civile.
In Spagna, invece, tale somma viene destinata in favore dello Stato per le opere di interesse sociale.
Con riguardo all’amministrazione dei beni ecclesiastici, il Romano Pontefice è definito come il supremus administrator et dispensator (can.1256), colui che esercita l’alto controllo sull’uso dei beni ecclesiastici, mentre al Vescovo spetta la vigilanza(can.1276), ossia prestare attenzione che i beni non periscano o soffrano deterioramento. Il Vescovo nomina un economo al quale spetta l’amministrazione ordinaria. Con riguardo alla vendita dei beni ecclesiastici bisogna tener conto dei canoni 1291 e seguenti. Per l’alienazione si richiede sempre una giusta causa e un parere dei periti, parere dato con adeguate motivazioni. Tutto ciò sta a salvaguardare il patrimonio della Chiesa evitando che gli amministratori agiscano nell’interesse privato e non nell’interesse della Chiesa come in realtà dovrebbero.
Gli Accordi di Villa Madama del 1984 sono una revisione del Concordato Lateranense del 1929; sono stati resi esecutivi nel nostro ordinamento con la lex del 25 marzo 1985 n. 121. Con tali Accordi si è concretizzato l’interesse della Chiesa e dello Stato a tutelare il vasto patrimonio di interesse culturale e religioso esistente in Italia.
“Per beni culturali” si intendono le cose di interesse artistico o storico, ma anche libri rari e pregiati; sono beni pubblici non perché di appartenenza alla pubblica amministrazione ma perché di fruizione pubblica.
Lo Stato deve provvedere alla conservazione e alla valorizzazione degli edifici di culto, alla riparazione e alla manutenzione degli edifici religiosi anche se sconsacrati. Tutto questo è stato sottolineato anche in ambito internazionale perché le Chiese e gli edifici religiosi costituiscono il punto focale della vita sociale di una comunità.
L’edilizia di culto è disciplinata oggi da leggi regionali che dispongono interventi finanziari dei Comuni e delle Regioni sia per la realizzazione di nuove opere, sia per la ristrutturazione di quelle già esistenti. Solo in casi eccezionali è previsto l’intervento dello Stato con un contributo speciale. Un esempio speciale è stato con gli interventi nei territori della Campania, Basilicata, Puglia e Calabria colpiti dagli eventi sismici del Novembre 1980, Febbraio 1981 e di Marzo 1982.
Si concretizza così il “principio di solidarietà” secondo il quale le istituzioni maggiori intervengono solo quando le istituzioni minori non sono in grado autonomamente di realizzare i fini che si erano prefissati.
Per la ristrutturazione l’ordinario presenta un progetto di recupero per la struttura alla C.E.I. specificando i lavori da eseguire. La ristrutturazione può riguardare sia la struttura architettonica dell’edificio che la valorizzazione di opere artistiche di gran pregio presenti nella chiesa. Per l’intervento sulle opere d’arti è richiesta l’assistenza della sovrintendenza dei beni culturali, quale ente statale che fa parte del ministero dei beni culturali, e degli esperti che vigilano sull’operato.

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5 I BENI TEMPORALI DELLA CHIESA CAPITOLO PRIMO I BENI TEMPORALI DELLA CHIESA NEL VECCHIO CODICE DI DIRITTO CANONICO Il vecchio codice canonico del 1917 definiva i “beni temporali” come qualsiasi cosa stimabile con prezzo, mentre i “beni ecclesiastici” come qualsiasi bene appartenente a qualunque persona ecclesiastica. Tutti i beni temporali ed ecclesiastici sono corporali se si percepiscono con un senso corporale, incorporali se si percepiscono con la sola ragione (es. i diritti). Quelli corporali sono a loro volta immobili se non si possono

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