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Funzioni narrative della colonna sonora

Informazioni tesi

  Autore: Federico Lega
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Alberto Boschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

La colonna sonora nel cinema può avere funzioni e importanza molto diverse: da semplice valore aggiunto può trasformarsi in un vero e proprio narratore in scena, un personaggio del film stesso o in uno strumento simbolico nelle mani del regista.
Attraverso un percorso storico/analitico si evidenziano quindi 11 modi diversi di utilizzare la musica all'interno di un testo cinematografico, investendola di importanza sempre maggiore, partendo da una semplice funzione di accompagnamento (cinema muto) e arrivando ad iincaricarla del compito di narrarci una storia (videoclip), con particolare attenzione a figure registiche quali Sergio Leone, Stanley Kubrick e David Lynch che hanno sempre fatto della colonna sonora un elemento cardine della propria filmografia

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Introduzione La musica per me è più che uno strumento per sottolineare le emozioni. Per me la musica è quasi il dialogo perché io uso il dialogo come aforisma e quindi tutto il resto deve scaturire dalla musica (1) L’indispensabilità di una colonna sonora all’interno della rappresentazione cinematografica era un fatto già noto all’epoca del cinema delle origini, quando gli spettacoli non si tenevano ancora nelle piccole o grandi sale o nei teatri, ma quando erano i caffè e i lunapark i luoghi adibiti a tale attrazione. Un disco con musica registrata o un pianista dal vivo aveva il compito di coprire i rumori che potevano disturbare la visione: il suono del proiettore prima di tutto, ma maggiormente i rumori della strada, le grida dei passanti e le discussioni che spesso avvenivano all’interno dei nickelodeon stessi. In quei primi film e nella loro fruizione c’era però qualcosa di ancora più inquietante, il silenzio Ridono a crepapelle… ma non si ode alcun suono. Sembra che quegli uomini siano morti, e che le loro ombre siano condannate a giocare eternamente a carte, in silenzio (2) Per dimostrare quanto sia pesante e sgradevole uno spettacolo cinematografico totalmente privo d’alcun tipo di colonna sonora, basta semplicemente accendere la televisione e azzerare il volume: la noia s’impossesserebbe di noi e l’attenzione sarebbe del tutto impossibile (si pensi per esempio ad un film come Nascita di una nazione di Griffith all’apice del cinema muto). Ennio Simeon riporta nel suo manuale di storia della musica nel cinema, Per un pugno di note, un’interessante dichiarazione di uno psicologo dell’epoca, Hugo Munsterberg, che afferma L’impegno unilaterale dei sensi produce una intollerabile tensione. Anche se un singolo individuo potrebbe sopportarlo, un grande uditorio diventerebbe isterico. L’orecchio deve essere stimolato in qualche maniera, o ne risulterebbe presto un ardente desiderio per le voci degli attori (3) La musica cinematografica diventò quindi ben presto un apporto necessario per rispondere alle esigenze di completamento della realtà sensoriale durante la visione di spettacoli cinematografici. 2

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