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Problemi attuali in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Piaser
  Tipo: Tesi di Master
Master in Management e funzioni di coordinamento delle professioni sanitarie
Anno: 2009
Docente/Relatore: Michel Martone
Istituito da: Università Telematica TEL.M.A.
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

Infortuni e malattie professionali costituiscono gli aspetti più rilevanti su cui si possono misurare le conseguenze della mancata prevenzione sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori; questo naturalmente tenendo presente che anche altre sono le possibili conseguenze sulle persone delle attività lavorative, per quanto assai meno misurabili.
Si può dire che, pur con diverse implicazioni, infortuni e malattie professionali sono fenomeni che si stanno modificando e che andrebbero tuttora conosciuti meglio, in particolare per quanto si riferisce alle patologie da lavoro, il che sarà possibile solo se si potrà concretizzare un approccio sistematico, integrato e partecipato, che promuova una sistematica “ricerca attiva”. A tale proposito in questa tesi cercherò di analizzare in particolare la gestione della sorveglianza sanitaria negli operatori della sanità esposti a gas anestetici.
Fin dal medioevo la medicina ha cercato di alleviare il dolore nelle pratiche chirurgiche utilizzando varie sostanze; la tecnica anestesiologica moderna è nata il 16 ottobre 1846 al Massachusetts General Hospital quando venne effettuata la prima anestesia con l’uso dell’etere. Da allora molti farmaci sono stati sperimentati nelle tecniche anestesiologiche e molto spesso abbandonati per la tossicità dimostrata nei pazienti.
Questo fatto ha stimolato la ricerca di composti ad azione anestetizzante sempre più maneggevoli e meno tossici per il paziente e l'adozione di tecniche anestesiologiche più efficaci. Un'attenzione relativamente scarsa è stata invece dedicata al problema dei possibili effetti per la salute derivanti dall'esposizione professionale ad anestetici. È stato stimato che circa il 10% degli addetti alla Sanità risulta esposto agli agenti inalatori utilizzati in sala operatoria; sono esposti i medici anestesisti, i chirurghi ed il personale tecnico ed infermieristico di sala: in Italia nel complesso circa 60.000 operatori che fino agli anni '80 potrebbero essere stati esposti ad elevate concentrazioni.
I primi studi epidemiologici retrospettivi (1967-1977) hanno suscitato molte critiche, né è mancato chi ha saputo creare panico prima ancora che detti studi potessero con certezza confermare una correlazione tra esposizione cronica ai gas anestetici e una certa patologia. Le alterazioni della funzione riproduttiva, evidenziate da studi epidemiologici antecedenti gli anni '80, sono state successivamente messe in discussione da studi epidemiologici eseguiti nei Paesi Scandinavi e in Gran Bretagna. Inoltre lavori effettuati in anni più recenti hanno portato a ritenere numerose le incertezze circa l'esistenza, nelle situazioni di esposizione odierne, di effetti a carico di organi e apparati ritenuti in passato organi bersaglio.
Con questa tesi cercherò di valutare lo stato dell’arte sugli effetti tossici per la salute dovuti a esposizione occupazionale a gas anestetici in ambito sanitario, il rischio chimico derivante da esposizione a gas anestetici negli addetti di sala operatoria dell’Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano e infine di delineare, a fronte dei dati raccolti, le indicazioni per la corretta gestione della sorveglianza sanitaria negli operatori della sanità esposti a gas anestetici ed in particolare proporre un protocollo di sorveglianza sanitaria ed analizzare le criticità nella formulazione del giudizio di idoneità.

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4 1. Introduzione Infortuni e malattie professionali costituiscono gli aspetti più rilevanti su cui si possono misurare le conseguenze della mancata prevenzione sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori; questo naturalmente tenendo presente che anche altre sono le possibili conseguenze sulle persone delle attività lavorative, per quanto assai meno misurabili. Si può dire che, pur con diverse implicazioni, infortuni e malattie professionali sono fenomeni che si stanno modificando e che andrebbero tuttora conosciuti meglio, in particolare per quanto si riferisce alle patologie da lavoro, il che sarà possibile solo se si potrà concretizzare un approccio sistematico, integrato e partecipato, che promuova una sistematica “ricerca attiva”. A tale proposito in questa tesi cercherò di analizzare in particolare la gestione della sorveglianza sanitaria negli operatori della sanità esposti a gas anestetici. Fin dal medioevo la medicina ha cercato di alleviare il dolore nelle pratiche chirurgiche utilizzando varie sostanze; la tecnica anestesiologica moderna è nata il 16 ottobre 1846 al Massachusetts General Hospital quando venne effettuata la prima anestesia con l’uso dell’etere. Da allora molti farmaci sono stati sperimentati nelle tecniche anestesiologiche e molto spesso abbandonati per la tossicità dimostrata nei pazienti. Questo fatto ha stimolato la ricerca di composti ad azione anestetizzante sempre più maneggevoli e meno tossici per il paziente e l'adozione di tecniche anestesiologiche più efficaci. Un'attenzione relativamente scarsa è stata invece dedicata al problema dei possibili effetti per la salute derivanti dall'esposizione professionale ad anestetici. È stato stimato che circa il 10% degli addetti alla Sanità risulta esposto agli agenti inalatori utilizzati in sala operatoria; sono esposti i medici anestesisti, i chirurghi ed il personale tecnico ed infermieristico di sala: in Italia nel complesso circa 60.000 operatori che fino agli anni '80 potrebbero essere stati esposti ad elevate concentrazioni. I primi studi epidemiologici retrospettivi (1967-1977) hanno suscitato molte critiche, né è mancato chi ha saputo creare panico prima ancora che detti studi potessero con certezza confermare una correlazione tra esposizione cronica ai gas anestetici e una certa patologia. Le alterazioni della funzione riproduttiva, evidenziate da studi epidemiologici antecedenti gli anni '80, sono state successivamente messe in discussione da studi epidemiologici eseguiti nei Paesi Scandinavi e in Gran Bretagna. Inoltre lavori effettuati in anni più recenti hanno portato a ritenere numerose le incertezze circa l'esistenza, nelle situazioni di

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