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Il senso della comunità tra gli Anasazi

Informazioni tesi

  Autore: Irena Korelc
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Luigi Alfieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

La tesi sugli Anasazi è partita da un semplice aspirazione di scoprire una vecchia civiltà degli americani nativi stabilitisi nel Sud-ovest del Nord America. Il Sud-ovest, il territorio posto in analisi, si estende nel New Mexico, Arizona, Colorado e Utah, e fu il primo a essere popolato dai gruppi seminomadi che si trasformarono più tardi in agricoltori veri e propri (furono i primi a utilizzare un’agricoltura basata sul dry-farming e sull’irrigazione). La diversificazione del territorio permise ai gruppi situati nelle nuove aree di stanziarsi e di cominciare a costruire le case. Col tempo si formarono piccoli villaggi di agricoltori che rimasero pur sempre raccoglitori e cacciatori.
Nel secondo capitolo difatti descriviamo il graduale adattamento all’ambiente degli antichi, che formavano sempre più comunità collegate tra di loro. Il Periodo Basketmaker risultò corto poiché gli Anasazi cominciarono ben presto a usare la terracotta per creare dei vasi invece dei cesti finora adoperati con maestria. Nella zona dei Four Corners, precisamente, si stanziarono diversi gruppi, tra i quali anche i Hohokam e i Mogollon, con i quali gli Anasazi commerciavano e allo stesso tempo competevano nella lavorazione del vasellame. Gli antichi però riuscirono a usare la loro arte dell’artigianato come bene commerciale anche con le popolazioni più lontane (nei siti degli Anasazi si riscontrano degli oggetti provenienti dal Messico ma anche dalle coste orientali). Lentamente i villaggi formarono delle comunità legate commercialmente al Messico e alle coste orientali del continente che si arricchirono sia culturalmente sia materialmente. La popolazione dei villaggi cominciò a elevarsi e con essa anche il bisogno di cibo e di nuove tecniche per procurarselo.
Durante il periodo descritto nel terzo capitolo, infatti, la società degli Anasazi subì una forte differenziazione. Con la graduale differenziazione nella comunità anche i villaggi assumono un’estetica caratteristica. Nel Periodo Pueblo Classico, gli antichi costruirono dei villaggi come Pueblo Bonito del Chaco Canyon e le impressionanti cliff houses di Mesa Verde. Il Periodo Classico fu un’epoca si grande fioritura culturale e anche materiale degli Anasazi: le tecniche di lavorazione del vasellame si raffinarono come anche la costruzione delle case. La fioritura della comunità degli antichi comportò anche la differenziazione tra i membri dei villaggi: la più importante differenza si riscontrò tra i sacerdoti e la “gente che lavora la terra”. In questo periodo si cominciò a costruire un maggior numero di kiva, il che fa supporre che gli antichi fossero divenuti molto dediti alle divinità. Nonostante la loro dedizione a queste, già constata dai disegni nelle cave, questo periodo fu pieno di riferimenti religiosi. Si pensa che il periodo fosse lacerato da costanti cicli di siccità, il che era per gli antichi il segno della fine poiché l’agricoltura era di fondamentale importanza per la sopravvivenza di interi villaggi. Costituire il clan dei sacerdoti era per loro come pregare le divinità per un domani migliore. Nonostante tutti gli sforzi gli Anasazi non riuscirono a dominare l’ambiente e ben presto capirono che bisognava lasciare i territori abitati da loro avi da millenni. Tutte le regioni di quest’area infatti vennero abbandonate entro il 1300 d.C.
L’ultimo capitolo racconta come gli Anasazi non siano scomparsi dopo l’abbandono dei villaggi di Mesa Verde, del Chaco Canyon e di quelli della Kayenta. La specificità degli antichi dopo il distacco totale dalle zone dei loro avi fu proprio nella loro veloce riorganizzazione della comunità. I Pueblo, oggi considerati i loro discendenti, infatti credono che la loro terra d’origine fosse collocata a Nord, nella zona dei villaggi oggi solo in rovine. La società dei Pueblo è ancora oggi una comunità egalitaria fondata sulla differenziazione complessa nei singoli villaggi. Nel mito d’origine dei Pueblo Acoma abbiamo provato a ricostruire la struttura sociale che si formò tra gli antichi. Attraverso il mito, difatti, si riesce a capire come riuscissero a essere una società così complessa e allo stesso tempo ancora egalitaria.

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Introduzione La pura aura emozionale delle antiche civiltà e delle città perdute sono sempre state la fiamma dell’immaginazione umana. E così è stato anche per me. Il popolo lontano degli Anasazi, chiamati anche pueblo bonito, ha sempre sollecitato la mia curiosità. Perché pueblo bonito? Dietro la bellezza dei villaggi poteva esistere una società egalitaria e acefala? Perché erano così vicini al mondo medievale dell’Europa e così diversi dai loro simili? In un mondo secolarizzato e frammentato, dove non esiste una verità, ma tante verità, cerco il senso della comunità, il senso dei legami umani che portano allo sviluppo e progresso di una civiltà. È ipotesi quasi unanime che gli indiani d’America discendano da popolazioni asiatiche giunte in Alaska dalla Siberia nordorientale nel periodo glaciale: durante il Pleistocene si verificarono periodici abbassamenti della temperatura che causarono il congelamento di gran parte delle acque del globo terrestre, in particolare alle alte latitudini. Lo stretto di Bering divenne quindi un ponte naturale che collegava i due continenti, l'Asia e l'America settentrionale. La maggior parte degli antropologi 2 sostiene che gli indiani americani siano discendenti delle popolazioni asiatiche arrivate nel continente attraverso tale passaggio. Alcuni studiosi fanno risalire le prime migrazioni a 30.000 anni fa, sulla base di studi comparati tra i diversi linguaggi e di analisi delle caratteristiche genetiche; prove più dirette, basate su ritrovamenti archeologici, si riferiscono tuttavia a epoche posteriori, in particolare al 22.000 a.C. per il Canada, al 21.000 a.C. per il Messico e al 18.000 a.C. per il Perù. Si ritiene che il Sud del continente americano sia stato raggiunto nel 10.000 a.C. Con il nome Anasazi si è soliti designare una popolazione di indiani d’America stanziata tra il 700 e il 1300 circa nelle regioni sudoccidentali dell’America settentrionale. Il nome dell’antico popolo amerindio (che in lingua navajo significa “antichi”) venne dato loro dagli attuali discendenti, gli Hopi e gli Zuni. La civiltà anasazi, costituita da diversi gruppi indipendenti, fiorì in periodi successivi nelle aree montuose e semiaride che corrispondono agli odierni stati del Colorado sudoccidentale, Utah sudorientale, Arizona nordorientale e New Mexico nordoccidentale. L’insediamento degli anasazi succedette, nell’VIII secolo d.C., a quello dei Basketmakers (“fabbricanti di cesti”), un popolo di cacciatori-raccoglitori. Il processo di sedentarizzazione di questa popolazione e la conseguente comparsa delle attività agricole portò alla nascita della civiltà pueblo. Il termine, che in spagnolo significa “villaggio”, fa infatti riferimento ai diversi villaggi 2 Jacquin, Philippe. Storia degli indiani d’America, Mondadori, Milano, 1984. 4

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