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L'Islam in Europa - Il caso del Belgio

Informazioni tesi

  Autore: Federica Vacca
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Patrizia Manduchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

Le riflessioni contenute in questa ricerca cercano di individuare e analizzare i segni di quella che appare come una progressiva europeizzazione dell'Islam, percepibile in molte situazioni: tra le giovani generazioni di musulmani nati in Europa, nella scelta di alcuni cittadini europei di convertirsi all'Islam e più in generale nei processi sociali e culturali che attraversano le «medine d'Europa» . Iniziando con l’analisi dei flussi migratori che hanno caratterizzato l’insediamento dell’islam in Europa e delle politiche che li hanno indirizzati, si prosegue discutendo sul tema della diffusione di diversi modelli di integrazione negli stati del vecchio continente. In questa analisi si prende in considerazione in particolar modo il modello belga. Lo stato del Belgio, sede della Comunità europea, porta avanti una politica peculiare in materia di immigrazione e di integrazione delle comunità straniere presenti nel suo territorio. Sono presenti in Belgio numerose comunità estere: africane, asiatiche, europee ed americane. Le più grandi comunità musulmane sono quella marocchina (con 80.588 di marocchini residenti legalmente) e quella turca (42.014); seguono poi, tra le comunità non musulmane, la comunità congolese (13.423) e una fortissima presenza di italiani (179.015), emigrati soprattutto negli anni sessanta. In Italia, la popolazione musulmana è stimata circa 900 mila persone, ossia circa l’1,5% della popolazione totale, di cui la maggior parte è originaria di paesi mediterranei, in particolar modo del Marocco, la prima nazionalità ad essere giunta in Italia negli anni ’80. Non c’è ancora nessun accordo con l’islam, che inoltre l’ha chiesto attraverso differenti organizzazioni. Quest’assenza di accordi implica l’inesistenza di misure specifiche verso la comunità musulmana, fatta eccezione per alcune iniziative locali, come la donazione di un terreno per la costruzione della moschea di Roma, in cui si trova il Centro Islamico d’Italia. Il nostro paese può trarre spunto da molte politiche normative e di integrazione dello stato belga. Definito un buon modello di riferimento a livello europeo.

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Introduzione L’Islam in Occidente: immagini allo specchio Dell'Islam si parla spesso in termini di «politica estera»: in seguito all’11 settembre pare che l’Occidente intero si sia risvegliato da un sonno e abbia preso coscienza del fatto che oltre il Mediterraneo c’era e c’è una viva realtà. Ed ecco dunque che parole come fatwa, kafir, mufti, jihad e sharî‘a ritornano sempre più spesso nel lessico di politici, giornalisti e non solo. Assistiamo anche allo svilupparsi di una vastissima pubblicistica, indirizzata verso la continua ricerca di conoscenza dell’altro. Nell’ultimo decennio abbiamo visto in Europa, e anche in Italia una forte diffusione di testi che parlano dell’islam, non solo per gli ultimi fatti avvenuti, legati al terrorismo e alle paure che da esso scaturiscono, ma anche in chiave di analisi dei suoi precetti, della sua storia e delle sue sacertà. Anche il mondo del web ha dedicato ampio spazio a dibattiti, forum e questioni sul mondo musulmano. Ma oltre all’islam entro i suoi confini nazionali, esiste un altro Islam, «interno» all'Occidente, anche se paradossalmente meno conosciuto. Le riflessioni contenute in questa ricerca cercano di individuare e analizzare i segni di quella che appare come una progressiva europeizzazione dell'Islam, percepibile in molte situazioni: tra le giovani generazioni di musulmani nati in Europa, nella scelta di alcuni cittadini europei di convertirsi all'Islam e più in generale nei processi sociali e culturali che attraversano le «medine d'Europa» 1 . Iniziando con l’analisi dei flussi migratori che hanno caratterizzato l’insediamento dell’islam in Europa e delle politiche che li hanno indirizzati, si prosegue discutendo sul tema della diffusione di diversi modelli di integrazione negli stati del vecchio continente. In questa analisi si prende in considerazione in particolar modo il modello belga. Lo stato del Belgio, sede della Comunità europea, porta avanti una politica peculiare in materia di immigrazione e di integrazione delle comunità straniere presenti nel suo territorio. Sono presenti in Belgio numerose comunità estere: africane, asiatiche, europee ed americane. Le più grandi comunità musulmane sono quella marocchina (con 80.588 di marocchini residenti legalmente) e quella turca (42.014); seguono poi, tra le comunità non musulmane, la comunità congolese 2 (13.423) e una fortissima presenza di italiani (179.015), emigrati soprattutto negli anni sessanta. 3 In una società quindi multietnica come quella belga è interessante vedere come sono stati affrontati alcuni quesiti in materia di immigrazione, di libertà religiosa, di convivenza, di diritto di cittadinanza, di occupazione ecc., temi che, per certi aspetti, l’Italia sta affrontando solo da pochi anni. Ci sono tematiche che sentiamo particolarmente vicine come quella identitaria: chi meglio degli italiani che è stato un popolo di migranti può conoscere quella necessità, che si scopre vivendo lontani «da casa», di sentirsi legati al paese d’origine? 1 Stefano Allievi, Musulmani d’Occidente: tendenze dell’islam europeo, Roma, Carocci, 2002, p. 119. 2 Il Congo è stata una colonia belga dal 1908 al 1960. 3 Poulain Michel, Nicolas Perrin et Ann Singleton, Towards Harmonised European Statistics on International Migration, Louvain-la-Neuve, Presses universitaires de Louvain, 2006. http://www.uclouvain.be/12321.html. Questa e tutte le altre traduzioni di citazioni sono a cura della scrivente. 4

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