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Dal disablement all'enablement. Analisi storica e critica

Informazioni tesi

  Autore: Veronica Cocco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Donatella Rita Petretto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

Il concetto di salute, e conseguentemente anche quello di malattia e disabilità, ha subìto nel tempo un articolato processo di revisione. A partire dai primi decenni del XX secolo, molteplici cause hanno portato ad una nuova riflessione sulla concezione di salute e malattia la quale, grazie all’Organizzazione Mondiale della Sanità, è diventata una materia condivisa in tutto il mondo. L’evoluzione storico-culturale che ha portato alla trasformazione del concetto di “malattia” in concetto di “salute” ha coinvolto tre elementi essenziali: il concetto di cura verso l’uomo, il significato del concetto di persona, e il rapporto tra medico e paziente (Palestro, 2007). Il primo capitolo di questo lavoro delinea l’evoluzione storica dei concetti di salute e disabilità a partire dal XX secolo sino agli anni recenti: in questo periodo si è verificato il passaggio dalla definizione della salute come “stato”, come condizione statica, ad una concezione di “processo”, composto da diversi fattori dinamici che concorrono a determinarlo. Da qui, anche la visione della disabilità è mutata: essa non viene più considerata come “attributo” individuale, ma come un processo dinamico, derivante dall’interazione tra la persona e le caratteristiche dell’ambiente nel quale vive. A partire da una visione prevalentemente caritativo-assistenziale in materia di sanità, si è col tempo delineata una prospettiva non più centrata esclusivamente sull’approccio di tipo curativo (“to cure”), ma focalizzata su una presa in carico attenta e accogliente (“to care”), all’interno della quale il paziente acquista valore nella sua individualità e diventa partecipante attivo del processo sanitario. Nel secondo capitolo viene presa in considerazione l’evoluzione dei modelli concettuali, i quali si occuparono di fornire un quadro teorico rispetto al tema della disabilità, concependola in un primo momento come esclusivamente collegata alla menomazione fisica, per arrivare successivamente ad una visione olistica, comprendente non soltanto le caratteristiche individuali, ma anche i fattori psicologici, in grado di influenzare la risposta del soggetto alle condizioni di salute e malattia, e le componenti sociali e ambientali, con le loro caratteristiche ostacolanti o facilitanti le condizioni di vita dell’individuo. Nel terzo capitolo sono stati esaminati e confrontati i due modelli teorici principali, i quali hanno influenzato la visione della malattia e della disabilità: il modello biomedico tradizionale, che ha dominato il panorama sanitario per oltre un secolo, e il modello sociale, promosso dai movimenti internazionali delle persone con disabilità. Mentre il primo si focalizza sulla patologia, vista come strettamente connessa all’individuo che ne è portatore, il modello sociale si concentra sulle barriere esistenti all’interno della società, che limitano la partecipazione delle persone con disabilità alla vita comunitaria e lavorativa. Il quarto capitolo è interamente dedicato all’ultimo modello teorico relativo alla salute e alla malattia, denominato “Biopsicosociale”, il quale permette di integrare in modo olistico le dicotomie relative ai due modelli precedenti, contribuendo fortemente alla riconsiderazione del paziente in quanto persona, con precisi diritti e necessità. Tale modello ha fornito un importante contributo nella considerazione dell’individuo come influenzato dai fattori biologici, psicologici e sociali, ampliando in questo modo non soltanto la prospettiva riguardo al tipo di trattamento, ma anche la considerazione stessa del soggetto, visto come un individuo che, a seconda del contesto, avrà diversi livelli di funzionamento. Nonostante gli evidenti meriti del modello biopsicosociale, diversi autori ne hanno sottolineato i limiti, in particolare gli studiosi appartenenti alla Psicologia Critica della Salute. Il quinto capitolo sarà interamente dedicato a tale approccio critico alla psicologia, il quale assume l’importanza della considerazione del punto di vista soggettivo nella presa in carico del paziente e nella messa in atto delle ricerche, adottando una metodologia di tipo qualitativo, incentrata in particolare sullo studio delle storie di vita dei pazienti, come mezzo fondamentale per cogliere pienamente la soggettività e le esperienze di dolore dell’individuo. La considerazione della soggettività del paziente è essenziale non soltanto per arrivare ad una corretta diagnosi, la quale porta ad un processo di cura adeguato alle necessità del singolo individuo, ma anche per sviluppare delle politiche che tengano conto dell’individualità dell’esperienza di malattia, in particolare nelle condizioni croniche delle persone con disabilità.Nell’ultimo capitolo saranno presentate le conclusioni del lavoro.

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1 Introduzione Il concetto di salute, e conseguentemente anche quello di malattia e disabilità, ha subìto nel tempo un articolato processo di revisione. A partire dai primi decenni del XX secolo, molteplici cause hanno portato ad una nuova riflessione sulla concezione di salute e malattia la quale, grazie all’Organizzazione Mondiale della Sanità, è diventata una materia condivisa in tutto il mondo. L’evoluzione storico-culturale che ha portato alla trasformazione del concetto di “malattia” in concetto di “salute” ha coinvolto tre elementi essenziali: il concetto di cura verso l’uomo, il significato del concetto di persona, e il rapporto tra medico e paziente (Palestro, 2007). Il primo capitolo di questo lavoro delinea l’evoluzione storica dei concetti di salute e disabilità a partire dal XX secolo sino agli anni recenti: in questo periodo si è verificato il passaggio dalla definizione della salute come “stato”, come condizione statica, ad una concezione di “processo”, composto da diversi fattori dinamici che concorrono a determinarlo. Da qui, anche la visione della disabilità è mutata: essa non viene più considerata come “attributo” individuale, ma come un processo dinamico, derivante dall’interazione tra la persona e le caratteristiche dell’ambiente nel quale vive. A partire da una visione prevalentemente caritativo-assistenziale in materia di sanità, si è col tempo delineata una prospettiva non più centrata esclusivamente sull’approccio di tipo curativo (“to cure”), ma focalizzata su una presa in carico attenta e accogliente (“to care”), all’interno della quale il paziente acquista valore nella sua individualità e diventa partecipante attivo del processo sanitario. Nel secondo capitolo viene presa in considerazione l’evoluzione dei modelli concettuali, i quali si occuparono di fornire un quadro teorico rispetto al tema della disabilità, concependola in un primo momento come esclusivamente collegata alla menomazione fisica, per arrivare successivamente ad una visione olistica, comprendente non soltanto le caratteristiche individuali, ma anche i fattori psicologici, in grado di influenzare la risposta del soggetto alle condizioni di salute e malattia, e le componenti sociali e ambientali, con le loro caratteristiche ostacolanti o facilitanti le condizioni di vita dell’individuo.

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