Sistemi motivazionali e attaccamento nella psicoterapia di coppia: dalla formazione del legame, alla nascita dei conflitti, alla risoluzione in terapia

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Laura Duranti Contatta »

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Cosa cercano le persone quando richiedono una terapia di coppia? Le possibili risposte a questa domanda, apparentemente banale e legata ad una risposta univoca, non sono poche e scontate. Sovente i partners all’inizio della terapia sono portatori di differenti aspettative: uno di loro evoca cambiamenti, l’altro no; uno di loro è persuaso rispetto all’utilità di un percorso terapeutico di coppia, ma non l’altro; etc.
In modo diversificato le coppie possono avanzare la richiesta di aiutarle a: negoziare un obiettivo; recuperare il desiderio e l’intimità; cessare di litigare; diventare più autonomi o inter-dipendenti; cooperare meglio; essere rispettosi; separarsi serenamente; etc.
A differenti obiettivi della coppia, può corrispondere un differente livello di problem solving; un livello di ricalibrazione della relazione; oppure introdurre una one-down position in una relazione molto simmetrica dove c’è desiderio ma non più sesso. C’è anche un livello concernente lo sviluppo di complicità, supporto e intimità. O, ancora, un livello di conduzione delle discussioni, litigi e conflittualità.
Il terapeuta è chiamato a dimostrarsi abile nello stabilire una forte relazione d’aiuto con la coppia, così come con ogni partner preso singolarmente, considerando le personali sofferenze. Deve essere orientato a promuovere cambiamenti in ambito emotivo, cognitivo e comportamentale e, altresì, deve prestare attenzione all’evoluzione dei costrutti relazionali, dei significati e delle istanze sottese alle interazioni, nonché al consolidamento di tutti questi obiettivi. Il modello dell’attaccamento si è rivelato particolarmente adeguato a far luce sulle dinamiche delle relazioni amorose, quali la scelta del partner, le origini dei diversi tipi di legame di coppia, il cambiamento degli stili amorosi nel corso della vita o di una stessa storia Shaver, Hazan, 1990); così come a spiegare le ragioni delle difficoltà nel formare e mantenere legami sentimentali soddisfacenti (Collins, Read, 1990).
Secondo questo modello le esperienze relazionali primarie esitano e si organizzano in “Modelli operativi interni” (IWM), i quali generano rappresentazioni e previsioni su di sè e sull’altro nelle relazioni. Anche la concettualizzazione dei sistemi motivazionli si è dimostrata particolarmente spendibile nella terapia di coppia, soprattutto laddove ci si riferisce ai sistemi motivazionali interpersonali che, oltre a quelli dell’attaccamento e dell’accudimento, sono rappresentatti dal sessuale, cooperativo e agonistico. Un assunto di base è che ogni specifica esperienza emotiva può essere compresa solo all’interno del sistema motivazionale interpersonale entro cui si colloca, assumendo quindi, di volta in volta, valenze diverse (es. rabbia). Un altro assunto è che i diversi sistemi motivazionali interpersonali sono orientati al raggiungimento di un determinato assetto della relazione (Lichtemberg, 1989; Liotti, 1994).
Il rapporto tra SMI e schemi interpersonali può essere concepito in modo analogo al rapporto tra sistema di attaccamento e specifici modelli operativi. Un sistema motivazionale cioè, si declina attraverso specifici schemi interpersonali. Sempre in relazione alla terapia di coppia sono significativi i contributi derivati dall’identificazione delle Organizzazioni di Significato Personale (Guidano), intese come particolari configurazioni, individuate da caratteristici pattern emotivi ricorrenti e da uno specifico modo di leggere la propria esperienza interna ed interpersonale, capaci anch’esse di influenzare la scelta del partner e di avere significative ricadute sul tipo di rapporto che si va a creare tra i componenti di una coppia.
Infine un debito va riconosciuto alla concettualizzazione dei “cicli interpersonali”: le persone tendono a regolare l’attivazione dei rispettivi SMI in base all’elaborazione e all’attribuzione di significato condotte nei confronti di numerosi segnali verbali e non verbali attiribuiti alla persona con la quale sono in relazione (es. leggiamo nell’altro rabbia e ci predisponiamo ad interagire in base a tale lettura).
Alla relazione terapeutica si attribuisce quindi anche il ruolo di favorire esperienze correttive dei cicli interpersonali disadattivi modificando, attraverso l’esperienza col terapeuta, le previsioni negative proprie dei suoi schemi (Liotti, 1994; Weiss, 1993).
In questo lavoro si è voluto indagare ed approfondire alcune delle principali correlazioni tra i paradigmi concettuali sopramenzionati, in relazione alla loro influenza nella costruzione e nel mantenimento della coppia e al ruolo che rivestono nella psicoterapia con le coppie.

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1 1. INTRODUZIONE Cosa cercano le persone quando richiedono una terapia di coppia? Le possibili risposte a questa domanda, apparentemente banale e legata ad una risposta univoca, non sono poche e scontate. Lo sa bene chi da tempo con le coppie ci lavora. Sovente i partners all’inizio della terapia sono portatori di differenti aspettative: uno di loro evoca cambiamenti, l’altro no; uno di loro è persuaso rispetto all’utilità di un percorso terapeutico di coppia, ma non l’altro; uno di loro vuole che il terapeuta veda la coppia insieme, mentre l’altro vuole esssere visto da solo; uno di loro comprende quanto il problema sia comune alla coppia, l’altro vede lo stesso incarnato unicamente dal proprio partner, etc. In modo diversificato le coppie possono avanzare la richiesta di aiutarle a: negoziare un obiettivo; recuperare il desiderio e l’intimità; cessare di litigare; diventare più autonomi o inter-dipendenti; cooperare meglio; essere rispettosi; separarsi serenamente; etc. A differenti obiettivi della coppia, può corrispondere un differente livello di problem solving: “Lui mi segue”, “Lei spende troppi soldi”; un livello di ricalibrazione della relazione: creare simmetria in una rigida complementarietà relazionale che per esempio, fa sì che manchi il desiderio; oppure introdurre una one-down position in una relazione molto simmetrica dove c’è desiderio ma non più sesso. C’è anche un livello concernente lo sviluppo di complicità, supporto e intimità. O, ancora, un livello di conduzione delle discussioni, litigi e conflittualità. Il terapeuta è chiamato a dimostrarsi abile nello stabilire una forte relazione d’aiuto con la coppia, così come con ogni partner preso singolarmente, considerando le personali sofferenze. Deve essere orientato a promuovere cambiamenti in ambito emotivo, cognitivo e comportamentale e, altresì, deve prestare attenzione all’evoluzione dei costrutti relazionali, dei significati e delle istanze sottese alle interazioni, nonché al consolidamento di tutti questi obiettivi. Il modello dell’attaccamento si è rivelato particolarmente adeguato a far luce sulle dinamiche delle relazioni amorose, quali la scelta del partner, le origini dei diversi tipi di legame di coppia, il cambiamento degli stili amorosi nel corso della vita o di una stessa storia (Shaver, Hazan, 1990); così come a spiegare le ragioni delle difficoltà nel formare e mantenere legami sentimentali soddisfacenti (Collins, Read, 1990). Secondo questo modello le esperienze relazionali primarie esitano e si organizzano in “Modelli operativi interni” (IWM), i quali generano rappresentazioni e previsioni su di sè e sull’altro nelle relazioni. Anche la concettualizzazione dei sistemi motivazionli si è dimostrata particolarmente spendibile nella terapia di coppia, soprattutto laddove ci si riferisce ai sistemi motivazionali interpersonali che, oltre a quelli dell’attaccamento e dell’accudimento, sono rappresentatti dal sessuale, cooperativo e agonistico. Un assunto di base è che ogni specifica esperienza emotiva può essere compresa solo all’interno del sistema motivazionale interpersonale entro cui si colloca, assumendo quindi, di volta in volta, valenze diverse (es. rabbia). Un altro assunto è che i diversi sistemi motivazionali interpersonali sono orientati al raggiungimento di un determinato assetto della relazione (Lichtemberg, 1989; Liotti, 1994). Il rapporto tra SMI e schemi interpersonali può essere concepito in modo analogo al rapporto tra sistema di attaccamento e specifici modelli operativi. Un sistema motivazionale cioè, si declina attraverso specifici schemi interpersonali.