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Le Mutue Auto Gestione: uno strumento della finanza etica tra solidarietà e partecipazione

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Meraviglia
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Roberto Burlando
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 291

Sebbene le prime sperimentazioni di finanza etica risalgano alla fine degli Anni Settanta è solo a partire dagli Anni Novanta che l’opinione pubblica italiana si è progressivamente interessata al tema della finanza eticamente orientata come canale alternativo di impiego dei risparmi rispetto al sistema bancario tradizionale.
La sperimentazione del “risparmio autogestito” da parte dei primi intermediari etici apparsi sulla scena italiana, le Mutue Auto Gestione (MAG), avviene in un decennio caratterizzato da una fase recessiva e dall’aumento congiunto dell’inflazione e dei tassi di disoccupazione.
La fase di crisi che investe il periodo a cavallo tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta è solo il preludio di quella serie di sconvolgimenti socio-economici che faranno emergere con chiarezza i limiti del sistema di protezione sociale promosso dal “Welfare State” e metteranno fine alla società fordista così come si era delineata a partire dal secondo dopoguerra.
A questo quadro di crisi si aggiunge la crescente insoddisfazione dei risparmiatori sia verso le procedure di contrattazione adottate dagli intermediari tradizionali sia verso gli impieghi in attività non rispettose dell’uomo e dell’ambiente, quando non in veri e propri traffici illeciti. Un crescente numero di cittadini e consumatori comincia così a maturare la consapevolezza della necessità di farsi carico direttamente della responsabilità nella gestione dei propri risparmi.
Inoltre, a partire dagli studi condotti in altri paesi europei, cresce l’attenzione per il fenomeno dell’esclusione finanziaria, che si concretizza nell’esistenza di una “barriera” all’accesso al credito e che rappresenta una delle determinanti delle nuove forme di povertà ed “emarginazione sociale”.

Anche se la finanza etica come oggi viene intesa è un fenomeno tutto moderno, la storia dei giudizi di carattere etico sul “commercio del denaro” risale all’antichità e i prodromi delle sperimentazioni moderne di una finanza che sia orientata al “bene comune” si ritrovano già nell’Ottocento con l’esperienza delle Banche popolari e delle Casse rurali ed artigiane.

Nel Capitolo Primo, dopo una prima parte dedicata a chiarire i termini dell’apparente antinomia tra etica e denaro, viene presentata una breve rassegna storica sui rapporti tra etica e finanza ed in particolare sui giudizi ambivalenti che in campo etico sono stati formulati riguardo alle attività finanziarie. Si fa soprattutto riferimento al pensiero greco classico e alla dottrina della scolastica medievale che influenzeranno anche le posizioni critiche di pensatori più vicini alla nostra epoca. Viene poi approfondito il tema delle rinnovate posizioni critiche verso la “sovrastruttura finanziaria” moderna, come si è venuta formando nell’ultimo trentennio.
Per sgombrare il campo da possibili fraintendimenti, si definiscono inoltre i caratteri distintivi dell’eticità delle attività finanziarie in un confronto tra la prospettiva teleologica promossa dalla finanza etica e quella deontologica sottostante al filone dell’etica degli affari.
All’inquadramento, nelle sue componenti sociali ed economiche, del trentennio che in Italia ne vede la nascita, segue una descrizione analitica dei vari strumenti della finanza etica italiana: le Mutue Auto Gestione, i fondi etici Socially Responsible e la Banca Popolare Etica.
Nell’ultima parte del Capitolo si approfondiscono i temi dell’esclusione finanziaria e della trasparenza e correttezza dei servizi bancari tradizionali, temi a partire dai quali si sono andati plasmando i fondamenti dell’obiezione monetaria proposta dagli intermediari finanziari etici.
Inoltre viene dato uno spazio particolare al rinnovato interesse per la finanza etica quale canale alternativo di sovvenzione delle imprese non profit, come potenziale fonte di accrescimento della loro autonomia, rispetto all’inefficienza dell’allocazione dei contributi pubblici e alla scarsa attitudine delle Banche convenzionali a trattare questo tipo di clientela.

Tra i vari strumenti etici sorti in Italia, particolare rilevanza, poiché la loro è la prima sperimentazione pratica di un canale di finanziamento alternativo al circuito creditizio tradizionale, assumono le Mutue Auto Gestione, cui è interamente dedicato il Capitolo Secondo.

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1 INTRODUZIONE Sebbene le prime sperimentazioni di finanza etica risalgano alla fine degli Anni Settanta è solo a partire dagli Anni Novanta che l’opinione pubblica italiana si è progressivamente interessata al tema della finanza eticamente orientata come canale alternativo di impiego dei risparmi rispetto al sistema bancario tradizionale. La sperimentazione del “risparmio autogestito” da parte dei primi intermediari etici apparsi sulla scena italiana, le Mutue Auto Gestione (MAG), avviene in un decennio caratterizzato da una fase recessiva e dall’aumento congiunto dell’inflazione e dei tassi di disoccupazione. La fase di crisi che investe il periodo a cavallo tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta è solo il preludio di quella serie di sconvolgimenti socio-economici che faranno emergere con chiarezza i limiti del sistema di protezione sociale promosso dal “Welfare State” e metteranno fine alla società fordista così come si era delineata a partire dal secondo dopoguerra. A questo quadro di crisi si aggiunge la crescente insoddisfazione dei risparmiatori sia verso le procedure di contrattazione adottate dagli intermediari tradizionali sia verso gli impieghi in attività non rispettose dell’uomo e dell’ambiente, quando non in veri e propri traffici illeciti. Un crescente numero di cittadini e consumatori comincia così a maturare la consapevolezza della necessità di farsi carico direttamente della responsabilità nella gestione dei propri risparmi. Inoltre, a partire dagli studi condotti in altri paesi europei, cresce l’attenzione per il fenomeno dell’esclusione finanziaria, che si concretizza nell’esistenza di una “barriera” all’accesso al credito e che rappresenta una delle determinanti delle nuove forme di povertà ed “emarginazione sociale”. Anche se la finanza etica come oggi viene intesa è un fenomeno tutto moderno, la storia dei giudizi di carattere etico sul “commercio del denaro” risale all’antichità e i prodromi delle sperimentazioni moderne di una finanza che sia orientata al “bene comune” si ritrovano già nell’Ottocento con l’esperienza delle Banche popolari e delle Casse rurali ed artigiane.

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