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Sicilia e Catalogna: due statuti d'autonomia a confronto

Informazioni tesi

  Autore: Bianca Favaloro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Maria Antonella Cocchiara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 387

Dopo aver analizzato i percorsi storico-costituzionali che attraverso due secoli hanno portato al riconoscimento istituzionale delle peculiarità siciliane e catalane, posso in conclusione dire che i punti di partenza delle due erano notevolmente diversi, e nonostante ciò si arrivò ad un risultato in parte simile. Nel XIX secolo le realtà siciliana e catalana apparivano ad un attento osservatore piuttosto diverse per ciò che concerne le dinamiche sociali ed economiche, cosa che influì sicuramente anche nel modo di porsi nei confronti dei Governi Nazionali di riferimento. Le prime Costituzioni siciliane erano quindi espressione di questa realtà aristocratica, arretrata economicamente, con bisogni diversi rispetto al resto della penisola Italiana. I primi progetti di Statuti catalani invece erano molto più progressisti, legati allo sviluppo delle teorie federaliste e regionaliste dell’epoca, e molto attenti anche alla crescente forza sociale della classe operaia. All’inizio del XX secolo le criticità della situazione siciliana divennero sempre più evidenti tanto da far parlare di “questione meridionale”, e si moltiplicarono le teorie di politici e letterati dell’epoca sulle cause e possibili soluzioni. In Catalogna le spinte autonomiste diventavano sempre più concrete, tanto da arrivare ad una rara convergenza d’intenti tra governo centrale e Catalogna che portò all’elaborazione ed approvazione del progetto della Mancomunitat catalana nel 1914, che permetteva una base regionale per la futura autonomia, e che portò ad un’integrazione tra le differenti aspirazioni autonomiste che volevano l’autogoverno catalano all’interno del sistema statale. .
Dopo la fine della prima guerra mondiale, si moltiplicavano le richieste da parte dei partiti catalani per l’elaborazione di uno Statuto d’autonomia. Il progetto non fu mai votato. Dopo la prima guerra mondiale entrambe le regioni furono oppresse da dittature che ne condizionarono i progetti. In Italia il ventennio fascista mise a tacere ogni forma di dissenso e di decentramento politico, tanto che alla fine della dittatura le istanze separatiste siciliane, sopite dal 1848, presero forza e vigore e furono infine riconosciute dalla nuova classe politica con lo Statuto d’autonomia Speciale del 1946. La Catalogna visse due regimi dittatoriali. Il primo di Primo de Rivera, fino al 1932, che comportò la perdita delle prerogative assegnate alla Mancomunitat. Successivamente, fino al 1939, la Catalogna fu in grado di governarsi da sè, arrivando all’elaborazione ed approvazione del suo primo Statuto d’autonomia entrato in vigore, quello del 1932. Poi la guerra civile portò alla dittatura di Franco, che oppresse la regione fino al 1978, pur non frenando mai le dissidenze che continuarono anche dall’estero, con la creazioni di veri e proprio governi della Generalitat. Nel 1978 anche la Catalogna ottenne lo Statuto d’autonomia, molto avanzato e recentemente modificato. Entrambe hanno subito il tentativo di ingerenza da parte dello Stato, e fino ad ora solo la Catalogna è riuscita a dotarsi di uno Statuto d’autonomia più vicino alle esigenze odierne, mentre quello Siciliano è stato superficialmente modificato nel 2001, e si attende ancora una sua modifica consistente, tanto da prevedere anche la regolazione dei rapporti con l’Unione Europea, già regolati da quello catalano del 2006.

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INTRODUZIONE L’argomento esposto nel presente elaborato è stato articolato in maniera tale da riassumere le linee caratterizzanti dell’evoluzione storica e politico-costituzionale della Sicilia e della Catalogna, partendo dalle prime concrete manifestazioni della loro attitudine all’autonomia, coincidenti con le due Costituzioni del 1812, fino ad arrivare all’elaborazione degli Statuti post dittature e alle loro successive riforme coincidenti con le nuove richieste sociali e politiche delle popolazioni interessate. Al fine di una completa trattazione di una cosi vasta materia, la mia ricerca si è svolta anche nella città di Barcellona, dove ho trovato ampia disponibilità delle strutture universitarie e non, a dotarmi degli strumenti necessari per meglio comprendere quel lungo e tortuoso processo che ha portato la Catalogna a dotarsi di uno Statuto che ne riconoscesse le peculiarità rispetto a molte altre regioni spagnole. Il lavoro è suddiviso in più parti. La trattazione parte dall’esame delle Costituzioni Siciliana e Gaditana del 1812, dalla loro elaborazione fino all’involuzione istituzionale che portò alla loro mancata applicazione nel lungo periodo. Esse risultano in parte affini nell’appello alla tradizione storica, e rispecchiano entrambe le richieste di un’èlite politica, desiderosa di sbarazzarsi dei vincoli feudali, ribadendo tuttavia il valore di una tradizione normativa autoctona che esaltava le antiche origini dei due Regni. Venivano sanciti principi come governo misto, divisione dei poteri e diritti fondamentali, al fine di ampliare le prerogative della nuova classe di governo a scapito di quelle della Monarchia. I due modelli, democratico quello Gaditano ed aristocratico il Siciliano, giungevano ad un concreto confronto, e finivano per diventare, in maniera diversa a causa delle diverse caratteristiche, un modello per l’Europa agitata dalle rivoluzioni borghesi e nazionali. 5

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