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Il mercato del lavoro nelle Marche: un'analisi congiunturale su dati ISTAT

Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Ciccalè Bonaiuti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università Politecnica delle Marche
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Stefano Staffolani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

La struttura di questo lavoro è volutamente molto semplice, e in tale contesto l’approccio congiunturale e locale è servito per focalizzare meglio gli obiettivi da raggiungere.
Dopo una disquisizione teorica riguardo le caratteristiche dei dati e la letteratura scientifica sull’argomento, nel capitolo 3 un’attenta analisi descrittiva ha messo in luce alcuni importanti tratti del mercato del lavoro nelle Marche, sia da un punto di vista statico che dinamico. La regione nel suo insieme mostra indicatori migliori rispetto alla media nazionale, specialmente per quanto riguarda il tasso di disoccupazione (che però aumenterebbe se ricalcolato in base alle condizioni auto dichiarate). Tuttavia la partecipazione femminile al mercato del lavoro, la propensione alla mobilità territoriale e la disparità tra province (emblematico è il caso di Ascoli Piceno) restano problemi attuali e molto evidenti.
Si intravedono peraltro possibili “sintomi” dell’attuale crisi economica, ma solo nella seconda metà dell’anno 2008. In particolare, è individuabile un aumento del tasso di disoccupazione, che colpirebbe più la componente maschile delle forze di lavoro, e le fasce di età 15-24 e 55-64 (più dubbio sarebbe l’impatto del fenomeno su individui ad alta o bassa scolarità). Oltre a ciò, le ore lavorate settimanalmente sarebbero in calo e la durata della ricerca di lavoro in aumento (a patto di confrontare la media del 2007 con la sola seconda metà dell’anno successivo).
Nel capitolo 4 alcune stime confermano che il salario di riserva è influenzato positivamente dall’età, dal titolo di studio e dalla numerosità del nucleo familiare, e negativamente dalla cittadinanza estera, dalla scarsa mobilità territoriale e dalla volontà di ricercare un lavoro part-time.
Le ore lavorate settimanalmente diminuiscono sensibilmente per il genere femminile, e aumentano se si è cittadino straniero. Le donne residenti nelle province di Macerata e Ascoli Piceno , inoltre, lavorano tendenzialmente più ore delle loro colleghe residenti nella provincia di Ancona.
Nel capitolo 5, invece, i modelli sulle determinanti di disoccupazione e occupazione producono risultati interessanti: sembra che gli individui coniugati godano, rispetto agli altri stati civili, di una minore probabilità di essere disoccupati, ma questo situazione di “vantaggio” non permane nel 2008. Sempre in tale anno gli stranieri vedono peggiorare la loro posizione, mentre emerge un preoccupante segnale di crescente difficoltà per i residenti della provincia di Ascoli Piceno.
I modelli stimati confermano che essere donna vuol dire anche avere una minore probabilità di essere occupati (piuttosto che disoccupati o inattivi), e tale problema sembra accentuare la propria gravità nel 2008. I titoli di studio influiscono sì positivamente, ma nel 2008 tale effetto è un po’ meno marcato; gli stranieri vedono diminuire, nel tempo, la propria probabilità di essere occupati. Il divario tra donne residenti nella provincia di Ancona e le altre province è evidente.
Nel capitolo 6 le matrici di transizione non permettono di cogliere grandi flussi di lavoratori che cambiano il proprio stato occupazionale, ma i modelli costruiti su questi (pochi) passaggi di stato portano a conclusioni molto interessanti.
Per le donne sta diventando più difficile uscire dallo stato di disoccupazione; inoltre sembra che gli effetti della crisi si stiano manifestando indiscriminatamente sui lavoratori a prescindere dal loro stato civile, mentre in passato gli individui coniugati godevano di una situazione migliore sotto questo profilo. Inoltre nel contesto attuale possedere un buon titolo di studio è divenuta una variabile che non scongiura significativamente, come accadeva appena un anno prima, un eventuale passaggio alla disoccupazione .

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  1 INTRODUZIONE In un contesto economico come quello attuale, caratterizzato da crescente interdipendenza, complessità e rapidità di cambiamento, sarebbe più che mai auspicabile l’uso di strumenti teorici appropriati per condurre un’analisi che sia effettivamente atta a comprendere le complesse dinamiche della fenomenologia economica. Tale analisi può riguardare l’interazione di più mercati tra di loro, oppure, cosa che accade nel presente lavoro, il funzionamento di un solo mercato. La scelta di focalizzarsi sul mercato del lavoro può apparire scontata ma non lo è: spesso si dimentica che l’economia non è solamente un complesso meccanismo di scambio di beni e servizi; dietro a tutto questo ci sono delle persone, e il loro lavoro è senz’altro la risorsa più preziosa di cui la collettività disponga. Capire quali tendenze si stanno manifestando nel mercato del lavoro è perciò di vitale importanza, visto che in gioco c’è il benessere dell’intera società. La grande crisi economica che si sta manifestando in tutta la sua forza in ogni angolo del mondo, è molto di più che un semplice movimento ciclico o di assestamento del sistema economico: ragion per cui non è ozioso cercarne gli effetti non solo in un contesto internazionale, ma anche in un contesto nazionale e regionale. Inoltre, è chiaro che in un siffatto “background” un’ottica di medio periodo o di lungo periodo potrebbe non essere del tutto appropriata. Le enormi difficoltà che si incontrano utilizzando questi approcci sono evidenti, in un periodo storico nel quale l’espressione “equilibrio economico” rischia di diventare un eufemismo. Dunque la scelta che si fa nel presente lavoro è quella di focalizzarsi maggiormente sugli aspetti congiunturali e regionali del mercato del lavoro: questo approccio di tipo “micro” nasce pertanto dall’esigenza di individuare gli eventuali effetti di questa crisi in tale ambito. Il presente lavoro è stato strutturato in maniera molto semplice, al fine di fare un passo alla volta senza saltare subito alle conclusioni. Per questo motivo, dapprima sono state descritte le caratteristiche dei dati di partenza e la tipologia di indagine campionaria che li ha generati; oltre a ciò, si è cercato di descrivere dettagliatamente il procedimento di costruzione del campione sul quale sono state poi effettuate tutte le stime successive. Sono state poi proposte alcune interessanti statistiche descrittive, al fine di capire che tipo di realtà era stata “fotografata” dal campione e se

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