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Le banlieues di Parigi e i moti del 2005: elementi per un'analisi geografica

Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Cavaliere
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Ernesto Mazzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

Le banlieues di Parigi e i moti del 2005: elementi per un’analisi geografica
tesi di laurea in Geografia Politica ed Economica, Prof. Ernesto Mazzetti, Università degli Studi di Napoli Federico II - 10 luglio 2008

27 ottobre 2005, nel piccolo comune di Clichy-sous-Bois, periferia parigina, due adolescenti, Zyed Benna e Bouna Traorè, muoiono per una forte scossa elettrica. I ragazzi si sono rifugiati nella recinzione di un trasformatore elettrico per sfuggire alla polizia. Eppure non sono colpevoli di alcun reato.
E’ questo tragico evento di cronaca la scintilla che fa scoppiare la serie di violenze urbane poi definite “moti di novembre 2005”, espressione che mette in evidenza la partecipazione di massa e insieme la durata prolungata nel tempo. Precedenti scontri avvenuti sotto forma di conflitti interetnici avevano già costretto la Francia ad affrontare il problema delle banlieue. Mai, tuttavia, questi conflitti avevano raggiunto estensione, durata ed intensità paragonabili ai livelli toccati nel novembre del 2005: danni materiali per circa 200 milioni di euro, tre morti (nonostante questi non siano tutti facilmente collegabili ai moti) e numerosi feriti, centinaia di arresti e decine di migliaia di vetture bruciate.
Questi eventi, d’attualità in Francia, hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e della stampa di tutto il mondo, configurandosi come notizie ricche di interesse e insieme foriere di possibili premesse d’emulazione.
Sulla base della risonanza di tali notizie ho deciso di approfondire le tematiche legate ai moti del 2005, e ciò mi è stato reso possibile anche e soprattutto dal soggiorno Erasmus nella capitale francese, epicentro del “novembre 2005” nonché sede di centri di ricerca e documentazione sul problema delle banlieue, le periferie francesi. La tesi nasce dunque dalla volontà di approfondire un argomento che in Italia è stato oggetto di articoli giornalistici, ma solo di poche opere specialistiche, e anche da una serie di incontri, quali quello con il Professor Pètsimeris, dell’Institut de Gèographie de Paris I, o quello con il Dott. Laurent Gomis, direttore di un’agenzia di reinserimento sociale attiva nei quartieri più difficili di Parigi.
In particolare si è inteso affrontare un’analisi di tipo geografico, cercando, tuttavia, di non trascurare aspetti storici e sociologici. Per comprendere la vita nelle banlieue francesi si è ritenuto opportuno chiarire la loro evoluzione nel tempo, ovvero come si sia costituito l’odierno quadro urbano della periferia di Parigi. Ma la descrizione delle caratteristiche urbanistiche e dell’evoluzione di queste zone periferiche non sarebbe stata completa se non si fosse rivolta l’attenzione anche alla popolazione e ai suoi cambiamenti nel tempo. Questi elementi sono poi, a loro volta, diventati la base di un’analisi delle banlieue al giorno d’oggi, con riflessioni sui fenomeni che portano studiosi e osservatori contemporanei a parlare di “zone in crisi”.

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Introduzione L’idea di scrivere una tesi sulle banlieue di Parigi e sui moti del 2005 è nata dalla possibilità offertami dall’Ateneo e dalla Comunità Europea di compiere un periodo di studio in questa città, nell’ambito del progetto Erasmus. Si tratta dunque di un’idea sviluppata in tesi proprio grazie alla ricchezza culturale della capitale francese ed alle possibilità che questa offre a chi si occupi di ricerca. E’ sufficiente un’occhiata alla bibliografia di questo scritto per rendersi conto che tutte le fonti da me utilizzate sono in lingua, chiara prova della grande quantità di studi dedicati alle banlieue (ed ai fenomeni particolari ad esse legati) compiuti in Francia. Parigi rappresenta, però, anche un centro ricco di sfumature e contraddizioni oltre che di cultura. Un’infinità di aggettivi sembrano potersi collegare alla grande metropoli francese. Non tutti, però, vengono scelti con la dovuta cura. Spesso, insomma, si guarda questo enorme oggetto urbano senza rendersi conto che la prospettiva da cui si osserva è sbagliata, più legata ad un’idea che non ad una precisa conoscenza. Si esamina Parigi, Paris, facendo riferimento ad una serie di carte geografiche mentali ben precise, che difficilmente, però, corrispondono del tutto alla realtà dei fatti. Questa realtà concreta e viva della città si viene a scontrare con l’immagine della città stessa. L’esito dello scontro sembra ovvio, ma non lo è. Così Parigi sopravvive antica nelle cartoline in bianco e nero affacciate ai Quai (le caratteristiche passeggiate) sulla Senna, 3

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