L'angoscia, un affetto che non mente

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Debora Leanza Contatta »

Composta da 135 pagine.

 

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Il presente lavoro, nasce da una mia riflessione riguardo al fatto che, oggi, come non mai, nella nostra società, la chiave di lettura di molti eventi sociali, fatti di cronaca e soprattutto della condizione del disagio giovanile, è da attribuire al fenomeno dell’angoscia e alla funzione che essa gioca al loro interno.E’ infatti di fronte all’imprevedibile, di fronte a ciò che non si lascia in alcun modo anticipare, che si scatena in tutti noi l’angoscia primordiale, quella che provarono i primi uomini di fronte ad un mondo che non riuscivano a decifrare.
L’obiettivo che mi prefiggo è di far percorrere al lettore un itinerario storico, sociale, psicologico e filosofico del fenomeno dell’angoscia, che per quante volte si compia, altrettante risulta vario e sorprendente;Lo strumentario a cui ho accennato consiste in un insieme di concetti e teorie sul fenomeno dell’angoscia, estratti dai testi di S. Freud, J. Lacan, C. Rogers, O. Fenichel, K. G. Jung, Melanie Klein, M. Montanari, U. Galimberti ecc.La traiettoria della tesi si snoda in una alternanza di clinica e di esegesi teorica, procedendo verso una messa a fuoco progressiva della condizione che produce l’intreccio tra angoscia, Nichilismo e la condizione giovanile.Ho affidato l’apertura ad una trattazione teorica del concetto di angoscia affinché il lettore sia immediatamente proiettato, tramite le prime parole, nel cuore del discorso.In questo mio lavoro, ho ricostruito nel primo capitolo il concetto di angoscia, in particolare, cos’è questo fenomeno, come nasce, qual’ è lo stato psicologico che si attiva durante la reazione di angoscia e come può essere superato,quali slittamenti di senso questo concetto ha subìto da un autore all’altro e da un testo all’altro di uno stesso autore, le aporie che contengono e le domande che pongono, ma soprattutto, ho analizzato le varie differenze che esistono tra il fenomeno dell’angoscia e gli stati d’ansia, fenomeni spesso sovrapposti e considerati la medesima cosa.Dare una definizione del concetto di angoscia è un compito assai problematico.La complessità del termine, del suo significato, e dei suoi usi, si riflette anche nelle definizioni della voce che danno i dizionari specializzati (di psichiatria, psicoanalisi, psicologia). Nell’angoscia c’è senz’altro minaccia, aspettativa di disastro, ma è proprio la presenza di questo particolare stato d’animo che ci assicura che il disastro non si è ancora prodotto.
Nel primo capitolo vengono delineati anche i concetti di Angoscia Automatica e Angoscia Reale, i disturbi dell’emotività, attuando in particolare una differenza tra la paura, l’angoscia, l’ansia e gli attacchi di panico e infine, nell’ultimo paragrafo vengono delineate le coordinate teorico - cliniche dell’angoscia da un punto di vista psicoanalitico con particolare riferimento all’angoscia nel registro psicotico.
Nel secondo capitolo l’angoscia viene affrontata da un punto di vista filosofico, poiché il concetto di angoscia venne introdotto nell’Ottocento proprio da S. Kierkegaard e dal maestro della filosofia contemporanea M. Heidegger, che centrò sull’angoscia la sua analisi esistenziale.Notiamo come in Kierkegaard e Heidegger, si dia una chiave di lettura diversa dell’angoscia; essa viene infatti interpretata come un fenomeno positivo.Il terzo capitolo apre al cuore dell’angoscia da un punto di vista psicologico/psicodinamico, attuando un percorso che và dai primi autori che si sono occupati dell’angoscia, in particolare S. Freud e J. Lacan, sino ai nostri giorni;Il problema dell’angoscia ha occupato Freud per tutta la vita, dagli scritti del 1894-1895 fino alla revisione finale di tale concetto operata in Introduzione alla Psicoanalisi, Lez.32.in cui l’angoscia viene considerata parte del sistema delle difese. Essa viene qui descritta come un “affetto”.Il titolo di questa tesi è proprio tratto da questo aforisma di Freud, ripreso poi da Lacan.Oggi, invece, l’Angoscia, come ha detto U. Galimberti, “è divenuta una condizione dell’anima, in quanto è soprattutto angoscia dell’imprevedibile; infatti di fronte all’imprevedibile, di fronte all’indeterminatezza non si può scappare, e allora il meccanismo che si attiva non è quello “difensivo” della paura, ma quello “paralizzante” dell’angoscia che svela la vulnerabilità della nostra tecnologia, arresta lo sviluppo della nostra economia, intimorisce il mondo della vita che si fa più prudente, più cauto, più riparato, meno espansivo, più contratto”.Nel quarto capitolo viene affrontato il fenomeno dell’angoscia da un punto di vista psichiatrico per evidenziare le differenze esistenti rispetto all’ottica psicologica.Questo mio lavoro, si conclude, con l’ultimo capitolo dedicato ai giovani d’oggi, perché i giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male, non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché l’Angoscia, e “un’ospite inquietante”, ovvero, il Nichilismo si aggira tra di loro;

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~ 10 ~ I° CAPITOLO Introduzione al concetto di Angoscia e differenze rispetto all’ansia. 1.1 Che cos’ è l’Angoscia L‟angoscia è uno stato psichico caratterizzato da apprensione e vaghe paure, accompagnato da agitazione e da difficoltà respiratorie e circolatorie3. L‟angoscia si accompagna a molte malattie psichiatriche, in particolare alle nevrosi. Ma l‟angoscia, che spesso viene associata all‟ansia, è uno stato psico-fisico dell‟individuo che non è patologico o manifestazione di malattia. C. Simeoni sostiene che si parla di “ansia” quando ci si riferisce ai soli aspetti psichici dell‟emozione in questione, mentre usiamo il termine “angoscia” quando in concomitanza si hanno manifestazioni somatiche talvolta particolarmente vistose 4. Simeoni continua affermando che, liberare l‟emozione dell‟individuo significa liberare la propria capacità di 3 Simeoni C. “L’angoscia, le emozioni e il sentire il Mondo“, 2006 tratto da: http://www.federazionepagana.it; 4 Ibidem.