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Fondi Pensione e riforma del Tfr: sistemi finanziari, tipologie e funzionamento dei fondi a contribuzione definita secondo il d.lgs. 252/2005

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Coppolino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Politica
  Relatore: PietroPlatania
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

Nel 2001 il governo, procedendo alla verifica dello stato di salute del sistema previdenziale, ha riscontrato il conseguimento dei risparmi di spesa previsti dalle precedenti riforme, ma ha altresì identificato il mancato decollo della previdenza complementare. Da questa verifica è nato un progetto di legge delega incentrato, oltre che sulla ulteriore riduzione della spesa pensionistica, proprio sulla necessità improrogabile di dare una forte spinta alla previdenza complementare; il provvedimento, dopo due anni e mezzo di “navigazione” parlamentare, è divenuto legge il 23 agosto 2004 (legge n. 243/2004).
In attuazione di quanto previsto dalla delega, il 24 novembre 2005 il Consiglio dei Ministri ha finalmente approvato, dopo oltre un anno di confronto con le parti sociali, il decreto legislativo n. 252/2005 “Disciplina delle forme pensionistiche complementari”, stabilendone in un primo momento l’entrata in vigore al 1° gennaio 2008, anticipata poi al 1° gennaio 2007.
Il provvedimento, meglio noto come Riforma del Tfr, costituisce il nuovo testo di riferimento in materia di previdenza complementare, in sostituzione del decreto legislativo n. 124/1993, con l’obiettivo di incrementare l’entità dei flussi di finanziamento alle forme pensionistiche complementari individuali e collettive.
Il presente elaborato si articola (capitolo I) mediante una breve analisi dell’evoluzione del il sistema pensionistico pubblico italiano, dalla nascita dell’INPS alla crisi degli anni ’80/’90 per concludere con la recente riforma Maroni.
Successivamente, col capitolo II, si procede ad analizzare i criteri per stabilire l’equilibrio demografico – finanziario o equilibrio attuariale nei fondi pensione, attraverso i sistemi finanziari di gestione. Il capitolo II, in pratica spiega, nella generalità dei casi, come funziona “storicamente” un fondo pensione.
Il capitolo III viene dedicato alla classificazione tipologica dei fondi pensione; inoltre descrive le differenze tra fondi negoziali (o chiusi), fondi aperti, di nuova istituzione, nati con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 124/1993, e fondi preesistenti a tale decreto.
Col capitolo IV si analizza in dettaglio il funzionamento dei fondi pensione di nuova istituzione, a capitalizzazione individuale e in regime di contribuzione definita, destinati ai lavoratori dipendenti, secondo quanto stabilito dal decreto legislativo n. 252/2005. L’analisi è concentrata soprattutto sulle quattro fasi del processo di funzionamento, rivolgendo particolare attenzione all’individuazione dei diversi coefficienti di trasformazione, che permettono la conversione del montante accumulato (al momento del pensionamento) in rendita, e allo stesso tempo permettono di stabilire l’equilibrio attuariale tra lo stesso montante e le rendite future da erogare.
Il capitolo V, infine, tratta della cosiddetta Riforma del Tfr, novità introdotta dal decreto legislativo n. 252/2005. Il capitolo si compone di una parte introduttiva dedicata alla nascita del Tfr, al calcolo della quota annua di Tfr (Tfr maturando) e al meccanismo di rivalutazione del Tfr maturato; prosegue analizzando le opzioni sul conferimento del Tfr nei fondi pensione e l’evoluzione del mercato della previdenza complementare dopo l’entrata in vigore del sopracitato decreto; nella parte finale, con un esempio pratico, viene stimato in proiezione futura il montante e la conseguente rendita vitalizia, al termine della contribuzione in un fondo pensione a capitalizzazione individuale, di un lavoratore medio che ha conferito il solo Tfr.

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6 INTRODUZIONE La previdenza complementare nasce in Italia con il decreto legislativo n. 124/1993 – poi modificato dalla legge n. 335/95 – con l’obiettivo di garantire “più elevati livelli di copertura previdenziale” a fronte di una previdenza di base che offrirà prestazioni sempre più ridotte alla maggior parte dei lavoratori, specie alle giovani generazioni. La riforma pensionistica, avviata nel 1992 dal governo Amato e portata a termine nel 1995 dal governo Dini, comporterà, infatti, una drastica riduzione delle prestazioni pensionistiche. Il metodo di calcolo contributivo, introdotto nel 1995, darà luogo, a regime, a livelli di copertura previdenziale nell’ordine del 50/60% dell’ultima retribuzione, contro il 70/80% che era possibile raggiungere con il metodo retributivo. I provvedimenti citati, cui fa seguito nel 1997 un ulteriore aggiustamento apportato dal governo Prodi, avevano l’obiettivo di riportare in equilibrio un sistema che da diversi anni manifestava segnali di difficoltà, con una riduzione delle entrate contributive, dovuta alla crisi del mercato del lavoro, ed un aumento della spesa pensionistica, dovuto al

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Parole chiave

contribuzione definita
decreto legislativo 252/2005
economia
finanza
fondi pensione
previdenza complementare
riforma del tfr
tfr

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