Pierre Janet, le origini della disaggregazione psicologica

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Sergio Divino Contatta »

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Attraverso il presente lavoro abbiamo inteso effettuare un modesto ma ci auguriamo anche prezioso tentativo di arricchire le nostre competenze in materia di psicologia dinamica.
A tale riguardo la nostra attenzione si è rivolta all’evolversi delle tecniche terapeutiche a partire dalla seconda metà del 1700, al fine di dimostrare come anche le psicoterapie moderne posseggano una storia e delle origini rinvenibili nelle pratiche di antichi guaritori.
Oggi tali pratiche potrebbero apparirci grossolane e fuori moda ma, stando ai resoconti di cui disponiamo, esse permettevano comunque di conseguire risultati apprezzabili in un discreto numero di casi. Le psicoterapie moderne deriverebbero dalla loro progressiva evoluzione e parziale trasformazione.
Si sottolinea l’arbitrarietà a proposito del periodo storico considerato: con ogni probabilità, gli antichi guaritori del settecento utilizzavano una serie di tecniche, basate soprattutto sulla suggestione, che erano a loro volta il frutto dell’evoluzione dei cerimoniali curativi utilizzati in tempi più remoti da medici e sacerdoti.
Arbitraria, ma solo fino ad un certo punto, è stata anche la scelta di indirizzare il nostro interesse in modo particolare verso la figura di Pierre Janet. Questo medico e psicologo francese, nato tre anni prima di Freud, ha anticipato di circa un decennio quelle ipotesi e quelle scoperte che porteranno poi alla popolarità della psicoanalisi quale metodo curativo per eccellenza nel campo dei disturbi psichici.
Quella di Pierre Janet è la figura più significativa tra quelle che precedettero la nascita della psicologia dinamica contemporanea: le osservazioni sull’automatismo psicologico e sulla disaggregazione e lo sdoppiamento della personalità portarono sul finire dell’ottocento ad un significativo arricchimento delle conoscenze della psiche umana e delle pratiche terapeutiche rispetto ai periodi precedenti.

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V PREMESSA Col termine disaggregazione, Pierre Janet (1889) fa riferimento a quella condizione psicologica che fa seguito alla mancata elaborazione di un evento carico emotivamente tanto da sovrastare la capacità di un individuo di adattarsi alle mutevoli e alle volte drammatiche situazioni della vita reale. Secondo Janet, quando l‟evento traumatico si innesta sul terreno di una debolezza congenita del sistema nervoso centrale, può derivarne una disaggregazione, ovvero una dissociazione della psiche tale da permettere la nascita di una o più personalità ulteriori che agirebbero al di sotto della coscienza ma potrebbero anche manifestarsi vividamente, ad esempio nel corso di stati sonnambulici spontanei, oppure durante episodi deliranti di tipo isterico, o ancora col ricorso a sonni ipnotici veicolati deliberatamente dal medico nella speranza di una possibile elaborazione terapeutica. Questo testo nasce dal desiderio di comprendere meglio le origini della psicologia dinamica contemporanea, risalendo indietro nel tempo fino ad oltrepassare i limiti cronologici che vengono fatti coincidere abitualmente con le date che segnarono la nascita del movimento psicoanalitico. A questo proposito nel primo capitolo ci dedicheremo ad un breve studio sul magnetismo, una pratica curativa basata sulle ipotetiche proprietà salutari di particolari metalli che, applicati lungo le parti sofferenti del corpo, avrebbero la capacità di riequilibrare la distribuzione delle nostre cariche energetiche interiori in modo da ripristinare il nostro corretto funzionamento a livello psichico e fisiologico. Lo stato di suggestione che faceva seguito all‟applicazione dei magneti spingeva alcuni soggetti verso una condizione di intorpidimento psichico che venne in seguito riconosciuta come stato di sonnambulismo indotto, ovvero non conseguito in modo spontaneo bensì sotto la guida di un guaritore che, inizialmente, non era sempre consapevole dei possibili effetti degli esperimenti da lui compiuti sui malati che lo interpellavano. Nei decenni che seguirono divenne sempre più evidente che, addormentando la coscienza di un individuo affetto da turbe di tipo isterico, era possibile instaurare un dialogo con una seconda personalità nascosta al suo portatore del quale ella, al