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Il prezzo della gloria: il rapporto tra la SLA e il mondo dello sport

Informazioni tesi

  Autore: Ivan De Vita
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Daniela Morandini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale a decorso progressivo. Una patologia rara e letale che colpisce i muscoli, con un forte impatto psicologico, economico e sociale. In Italia è poco conosciuta, spesso viene confusa con la più nota sclerosi multipla. Talvolta viene chiamata “malattia di Charcot”, dal nome del neurologo francese che l'ha descritta per la prima volta nel 1860, nominandola “ALS - Amyotrophic Lateral Sclerosis”. Fu anche il primo a stilare una descrizione clinica dettagliata, individuando con precisione le lesioni anatomiche della malattia e stabilendo come nessuno aveva fatto prima che essa muove i primi passi nel midollo spinale. L’altro appellativo utilizzato è “morbo di Lou Gehrig”, ricordando il leggendario campione di baseball degli anni ’30 ucciso dalla malattia. Una definizione che rientra più delle altre nel linguaggio comune, perché la memoria collettiva è ancora scossa dal dramma di Gianluca Signorini e dalla denuncia più recente di Stefano Borgonovo, entrambi ex calciatori. Il nostro progetto di ricerca indaga sulle eventuali correlazioni tra la Sla e il mondo dello sport, in virtù della spropositata incidenza della malattia tra gli atleti. La disciplina maggiormente chiamata in causa è il calcio. Le inchieste e gli studi effettuati parlano di oltre 50 affetti dal Gehrig nell’ultimo cinquantennio, con un incremento eloquente negli ultimi decenni. Una statistica spaventosa in proporzione ai casi riscontrati nella popolazione normale. Tante le ipotesi al vaglio degli esperti. Il lavoro di tesi proverà a fare un po’ di chiarezza su questo rapporto tanto sospetto quanto celato dagli organi sportivi e dai mass media. Saranno raccolti e discussi documenti e studi scientifici, proponendo testimonianze di medici e addetti ai lavori, nonché di ex calciatori e altri sportivi colpiti dal morbo. Vari fattori di rischio tra quelli illustrati legano l’attività agonistica alla comparsa della Sla: doping, traumi, pesticidi usati sui campi. Analizzeremo tutti i dati e i contributi in nostro possesso per scrutare tra le possibili cause, con la libertà di non dover soccombere ad alcuna direttiva aziendale o interesse di parte. Tanti gli indizi, ma nessuna prova schiacciante. Niente è da escludere, la Sla può avere mille spiegazioni concatenate. E’ nostro compito riportare in superficie tante notizie e rivelazioni insabbiate dallo stessa sistema calcio, ben guardingo dal farsi trascinare in un tunnel senza vie d’uscita. Ma il polverone sollevato da alcuni ex calciatori assaliti dal morbo ha iniziato ad attirare l’attenzione anche degli stessi media, che prima si tenevano alla larga da una malattia incurabile e troppo cruda per essere raccontata. Se invece vengono tirate in ballo squadre gloriose e pupazzetti miliardari, lo scoop è dietro l’angolo.

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8 PRIMO CAPITOLO IL MORBO DEI CALCIATORI 1.1 Una partita senza storia Ora il calcio ha paura. Di un‟avversaria impossibile da fermare: marca a uomo e quando ti prende non ti molla più. Un dirimpettaio devastante e inarrestabile, sgusciante come il peggiore dei funamboli, che costringe a lasciare il campo prima del novantesimo. Aggredisce alle spalle, è il tackle più doloroso che un giocatore può subire. Ti sfianca lentamente, ti colpisce nel cuore degli anni e sbrana i tuoi muscoli gustandoseli, senza fretta, come un cenone di Capodanno. Ma ti lascia la mente lucida, presente, spettatrice inerme e agonizzante di un film senza happy end. E‟ la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), ormai conosciuta nel mondo dello sport con l‟appellativo di “morbo di Lou Gehrig”, dal celebre campione di baseball colpito dalla malattia nel lontano 1939. Molti calciatori in attività, qualcuno dei quali nel giro della nazionale e qualcun altro con la coscienza un po‟ sporca, si fanno visitare periodicamente da un neurologo di fiducia. Basta un piccolo falso allarme a scatenare la psicosi. Il terrore di una malattia senza vie d‟uscita, che ti sorprende quando meno te l‟aspetti e ti trascina lentamente nel baratro. La Sla ha già ucciso 39 ex calciatori, come accertato da Raffaele Guariniello, magistrato di Torino, che ha avviato diverse inchieste sulle cause del morbo. In media colpisce sei persone ogni centomila in un anno, nel calcio italiano Guariniello e i suoi periti hanno individuato 51 casi su 30 mila giocatori dagli anni ‟60 al 2007. Sproporzione allarmante. L‟incremento nel calcio si è avuto fra il 1980 e il 1995, un‟epoca maledetta, finita irrimediabilmente sotto la luce dei riflettori. «Il nostro calcio era diverso – asserisce Piero Volpi, calciatore degli anni ‟70 e ‟80 e ora direttore del centro traumatologia dello sport al “Galeazzi” di Milano – molti dei pazienti affetti appartengono al mio periodo di attività. Ma allora tutto era più tranquillo e i nostri impegni erano intervallati anche da lunghi periodi di vacanza. Questi sbalzi repentini avrebbero potuto intaccare la stabilità dei motoneuroni e provocare effetti collaterali di chissà quale portata. Oggi, inoltre, il calciatore è sottoposto a stimoli e pressioni che esulano dalla singola partita domenicale. Anche il martellamento psicologico dovrebbe essere

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