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Demagocrazia: il potere della comunicazione politica

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Cuccato
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Giorgio Carnevali
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

Si partirà con un’analisi critica di alcuni autori e delle loro rispettive opinioni e riflessioni sulla forma di governo democratica; essendo questa una tesi il cui argomento principale è la demagogia in politica ci si potrebbe chiedere a che scopo si vada a prendere in considerazione solamente la democrazia come termine di paragone relativamente a questo fenomeno. La risposta è la seguente: ho deciso di prendere in considerazione la democrazia in quanto in quasi tutti gli ambienti questa è considerata la migliore tra le forme di governo, quella che, data la sua particolare composizione che tutti conosciamo, si presta minormente alle derive portate all’interno della politica dalla demagogia. In molti sono convinti del fatto che non ci potrebbe essere forma di governo migliore che questa, personalmente non condivido, a mio parere, come ogni fenomeno umano la forma di governo democratica è intrinsecamente fallace (per quanto in misura nettamente minore rispetto alle alternative al giorno d’oggi presenti) e perfettibile, nonchè destinata, un giorno, a scomparire, inghiottita o sublimata da altre forme di governo che con l’andare dei decenni subiranno la stessa sorte. Per usare un’espressione estremamente comune e forse banale, la democrazia non è per così dire “l’assenza di mali”, è semplicemente “il minore tra vari mali” presenti oggi nel “paniere” delle strutture governative, questa però è solo un’opinione personale.
A quella precedentemente descritta seguirà una parte più eterogenea, dedicata in modo particolare alle ideologie e alla morte, o presunta tale, delle stesse e al ruolo che esse giocano o hanno giocato (secondo le convinzioni di alcuni degli attuali rappresentanti politici) all’interno dei partiti, nella loro storia e nel loro modo di rapportarsi con gli elettori. Non per divagare, ma desidero tornare sulla questione dell’alternanza. Voglio iniziare precisando che non sono un sostenitore delle forme di governo dittatoriali, anzi, credo che il popolo abbia il diritto di scegliere i programmi e gli “attuatori” degli stessi in totale libertà e autonomia. Credo anche, però, che l’alternanza ad ogni costo non sia un “valore” nel senso assoluto del termine: se un “team” di governo sta operando per il meglio del Paese, con risultati evidenti, tangibili e riconosciuti anche dal popolo, non penso sia giusto promuovere una presunta volontà di cambiamento da parte del popolo stesso manipolando i flussi di informazioni (nulla è meglio, per far cambiare idea a una persona, che mostrare alla stessa che altri la pensano allo stesso modo, non importa che tali informazioni siano vere o meno, l’importante è sentirle, percepirle e recepirle in maniera positiva).
Passo ora alla terza e ultima parte dell’elaborato, questa riguarda molto più direttamente rispetto alle prime due, che di fatto sono introduttive e propedeutiche per l’argomento trattato, il tema della demagogia. Ne verranno trattati gli aspetti più conosciuti assieme a quelli meno noti o meno evidenti, si scenderà a trattare nel dettaglio il tema della comunicazione politica e delle tecniche dalla stessa adottate; si andranno ad analizzare gli effetti che la comunicazione di cui sopra può provocare e di fatto a provocato. Tutti i temi citati nelle righe precedenti saranno trattati con la serietà e il rispetto che la situazione, il lettore e gli argomenti stessi richiedono.
Non è mia intenzione trattare gli argomenti in indice col piglio dell’onniscenza, è ovvio che, come ogni essere umano ho molto da imparare, ma dato che l’elaborato è una tesi di laurea per forza di cose alcuni aspetti saranno sottintesi; in ogni modo cercherò di risultare il più chiaro possibile.
Il percorso che da qui in avanti si andrà compiendo è una sorta di viaggio nel tempo (per le varie tappe e periodi storici presi in considerazione) e nello spazio (in quanto si spazierà tra le varie “zone del mondo” nelle quali determinati avvenimenti hanno “aggiunto” elementi significativi al nostro mosaico) nel quale, spero, il lettore sarà trasportato.
L’altra mia intenzione, che spero non venga interpretata come volontà di indottrinamento, è quella di portare il lettore alla riflessione in merito agli argomenti che verranno trattati, di modo che possa, da sé, produrre pensieri propri che lo portino a considerazioni su quella che è e che è stata la realtà politica, solo attraverso la consapevolezza e la riflessione personale si può evitare, in modo efficace, di venire inghiottiti dalla demagogia (al limite si potrebbe sintetizzare questo pensiero nella seguente frase: “demagogia: se la conosci la usi, se la conosci non ti manipola).

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5PREFAZIONE Quante ipotesi fantasiose, quanti discorsi triti e ritriti su quanto stava e sta accadendo, quanti che hanno detto “io saprei fare meglio”, ebbene, io non credo loro. Non credo nemmeno però ai teorici del complotto, quelle persone che vedono un secondo fine ovunque o che ravvisano la presenza di un governo ombra, nel senso più vero, comune e oscuro del termine, in ogni azione di quelli che, oggi va di moda chiamarli così, sono i poteri forti. È vero, molte cose non quadrano, spesso si assiste a spettacoli che si vorrebbe evitare ad ogni costo, e non sto parlando solamente di massacri, uccisioni o rapimenti. Certo non si può negare che la viviamo in uno strano mondo, dove ogni cosa è spettacolo e in cui ad ogni angolo sembrano esserci buoni affari, occasioni imperdibili e quant’altro; quello che però non si vede o si vede poco è il lato meno luccicante delle cose, per usare un termine di un film di successo: “il lato oscuro della forza”. Voglio raccontare una storia, un avvenimento che mi ha toccato e trasformato (e aggiungo non poco) a livello personale. Da ragazzino, quando avevo undici anni, ero davvero un’ameba; la mia giornata tipo era sveglia, scuola (luogo in cui più che imparare con piacere mi dovevo confrontare con dispiacere con i miei insegnanti) e poi pomeriggio a casa. Si noti il fatto che non ho usato la parola “studio” per descrivere le ore pomeridiane, questo a causa del rapporto con i miei professori che, come si è intuito dalla parentesi poco sopra, certo non era idilliaco; sostanzialmente non facevo i compiti perché volevo vederli arrabbiati almeno quanto lo ero io per come venivo additato, ma questa è un’altra faccenda. Ritorniamo alle ore che precedono la sera, mi ero interrotto poco prima di arrivare al punto centrale e cioè come le trascorrevo, ebbene, lo facevo sul divano, davanti a quella scatola di suoni e colori che è la televisione; i miei genitori ovviamente erano preoccupati (anche perché all’epoca soffrivo spesso 5

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