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Il disagio nell'infanzia e nell'adolescenza in un'ottica di Psicologia di Comunità

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Moro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: FerdinandoFornara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

La seguente relazione è un resoconto sulle tematiche riguardanti le principali forme di disagio giovanile, come la devianza, l’abuso di droghe, il maltrattamento minorile, analizzate nell’ottica della psicologia di comunità. Tale branca della psicologia, nel corso della sua storia e nelle sue diverse varianti paradigmatiche, ha contribuito a comprendere le cause fondamentali e sviluppare delle metodologie di prevenzione e d’intervento efficaci per poter affrontare le cause e gli effetti delle varie forme di disagio giovanile.
Nella prima parte della tesi verrà analizzata la storia della psicologia di comunità; mentre la seconda parte del lavoro è dedicata allo studio dei principali fenomeni di insalubrità psichica e sociale giovanile, dalla devianza minorile (bullismo, abbandono scolastico), agli abusi sessuali, all’uso di sostanze (droghe, alcolici).

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PREFAZIONE a modernità, con i suoi onori ed oneri, i suoi velleitari propositi ed i suoi effettivi ed evidenti esiti, con le sue conquiste ed i suoi fallimenti sociali, è sottoposta da tempo ad attenta analisi a causa delle forti e numerose evidenze di condizioni non garantiste di una normale salute psicosociale. La devianza, non solo minorile ma che riguarda anche un sempre crescente numero di giovani adulti, da quelle che vengono considerate come normali condizioni per un buon vivere, si manifesta quotidianamente, con fenomeni molto pericolosi e purtroppo diffusi (non solo, ma soprattutto tra i giovani), quali l'assunzione di sostanze stupefacenti o di alcolici. Numerosi i casi di disagio, sempre più presente, che nei ragazzi porta ad atti di vandalismo, ma che talvolta ha conseguenze ben più tragiche: basti pensare ai numerosi casi di suicidio verificatisi negli ultimi anni e a quelli di tentato suicidio che, sebbene a volte nascosti e occultati, risultano drammaticamente evidenti. Qual’è la causa di questa situazione? Quale potrebbe essere il movente di tali aberrazioni sociali? La disgregazione familiare, la perdita di sicurezze, la violazione degli obiettivi, la mancanza di prospettive, di opportunità, di motivazioni ma anche l'impossibilità di distaccarsi da una microsocietà ermetica, chiusa in se stessa e priva di reali valori, ma ricca di false speranze che emargina coloro che non si adattano (i "diversi"), portano a fenomeni di frustrazione, depressione, impotenza, che sfociano nella devianza più o meno grave e creano un pericoloso circolo vizioso con concatenazione di eventi indissolubilmente legati e inevitabilmente disastrosi. Come intervenire? A tale proposito, sono stati prospettati diversi approcci risolutivi al problema, ma che in verità risultano talvolta alquanto difficili da impostare nella realtà sociale: l'apertura di centri di ritrovo, la fondazione di associazioni che richiamino l'attenzione degli individui, le organizzazioni sul territorio, l’auto-aiuto e, non ultimo, l'assistenza di psicologi presso i servizi sociali sono i principali mezzi con cui arginare l'emorragia deviante di personalità ormai vuotate di identità e sempre più spesso stanche dell'asfissiante vivere quotidiano. L'unica soluzione dunque, può essere una riscoperta dell'identità personale e dei propri valori, una rivalorizzazione delle proprie capacità, una responsabilizzazione ed una sostanziale rinascita psichica: l'emergere, come dei moderni Ulisse in un'interpretazione junghiana dell'Odissea, da quel mare di qualunquismo di massa in cui si è naufragati inconsciamente seguendo ingenuamente le fittizie rotte L 6

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