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L'uso giurisprudenziale del principio di buon andamento

Informazioni tesi

  Autore: Licia Albertazzi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Bruno Emilio Tonoletti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

Ogni giorno il cittadino opera in un contesto in cui la Pubblica Amministrazione regna sovrana. E quotidianamente sorgono conflitti di interesse tra P.A. e cittadini, ed all'interno delle stesse pubbliche amministrazioni. Ciò poichè non esiste un'unica pubblica amministrazione, ma più apparati, ognuno preposto alla tutela di un interesse pubblico predeterminato.
Come tali interessi, in conflitto tra loro, siano risolti, dipende dalla soluzione adottata a seconda del caso concreto. In alcuni casi è la legge stessa a prevederne i meccanismi, ma molto spesso è il giudice, ordinario ed amministrativo, che è chiamato a dirimere le controversie, utilizzando un principio che nella realtà attuale guadagna sempre maggior credito: il buon andamento, contenuto nell'art. 97 della Costituzione.
E' possibile dare una definizione univoca di questo criterio? Quali sono le sue implicazioni rispetto ad un'amministrazione gestionale di risultato? E quali le sue potenzialità di applicazione e crescita?
Attraverso un'esposizione dottrinale ed un'analisi giurisprudenziale di sentenze selezionate, di rilevante impatto attuale, effettuata sulla base di schemi originali, l'autrice tenta di dare risalto e di definire questo principio costituzionale alla base dell'intero assetto amministrativo italiano, che nel tempo ha risentito di una sempre maggiore applicazione.

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8 INTRODUZIONE UNA REALTA’ QUOTIDIANA1 Ogni giorno usufruiamo dei servizi più variegati in maniera scontata ed automatica, senza renderci conto dei complessi meccanismi che ne regolano l‟esecuzione. Quante volte ci siamo lamentati del ritardo di un autobus, delle code agli sportelli, delle lunghe attese per una prenotazione ambulatoriale? Spesso però accade che alcuni soggetti definiti “pubblici” (e che quindi fanno parte di quella articolata macchina che è la Pubblica Amministrazione) ci offrano una prestazione di buon livello in tempi ragionevolmente rapidi. Questo complesso organizzativo sottende l‟esistenza di una pluralità di interessi pubblici (talvolta in contrasto tra loro) a cui l‟apparato statuale dovrebbe essere in grado di far fronte. E quindi l‟interrogativo: possono così tanti servizi, tra loro eterogenei, far capo ad un‟unica amministrazione? La nostra Costituzione prevede al primo comma dell‟art. 97 che “i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l‟imparzialità dell‟amministrazione”. Nel primo capitolo si evidenzierà il nesso che intercorre tra i “pubblici uffici” (cioè, la Pubblica Amministrazione) ed i tre principi di imparzialità, legalità e buon andamento. Si passerà poi ad un‟estrazione del principio di buon andamento, cercando di darne una definizione operativa; se ne evidenzierà inoltre la sua portata unificante per l‟intero ordinamento, nonché la sua funzione di riequilibrio di interessi pubblici tra loro in conflitto. Il capitolo centrale della presente trattazione verterà invece sull‟analisi di diverse sentenze al fine di estrapolare i contenuti operativi che i giudici hanno assegnato al buon andamento: l‟uso giurisprudenziale del principio di buon andamento, appunto. Nelle questioni presentate essi hanno applicato il criterio - guida al fine di dirimere controversie, vertenti su interessi pubblici, sorte tra le stesse pubbliche amministrazioni o tra Pubblica Amministrazione e cittadini. 1 Il richiamo alla quotidianità è stato operato sulla base delle considerazioni effettuate da A. Andreani, Il principio costituzionale di buon andamento della pubblica amministrazione, Cedam, Padova, 1979, pp. 1 e ss

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