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Le strategie aziendali delle società di calcio ''provinciali'': il caso del centro sportivo polifunzionale del Calcio Catania

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Mazzeo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Organizzazione e gestione dei servizi per lo sport e le attività motorie
  Relatore: Gabriele Gravina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

Questa tesi si propone di analizzare le strategie aziendali dei piccoli club della serie A e,in particolare,di fare luce sulle opportunità e le prospettive future dell’industria del calcio nel nostro paese.Per far questo, ho ritenuto necessario in primo luogo dedicare la prima parte del lavoro alla spiegazione del processo di evoluzione economica e giuridica,dall’associazione sportiva a fine ludico-competitiva all’attuale industria del calcio a scopo di lucro,delineandone le fasi “storiche” fondamentali.Nella seconda parte del lavoro,invece,si pone uno sguardo d’insieme sulla dimensione economica del settore calcio nel nostro paese,attraverso una comparazione tra il nostro sistema e i principali tornei europei riguardo il costo del lavoro, i fatturati,la capacità di generare utili,i ricavi commerciali e da stadio,gli introiti televisivi e il marketing. Alla luce dell’analisi, emerge come le vecchie strategie aziendali,orientate prevalentemente alla massimizzazione dei diritti televisivi e alla gestione del principale asset,i diritti alle prestazioni sportive dei calciatori,non sembrano più capaci di generare ricavi sufficienti.In particolare, si fa luce sulle problematiche legate agli stadi,principale fattore di criticità del calcio in Italia,ritenendo che non esista un modello unico di sviluppo, bensì un modello stadio adatto alle esigenze socio-economiche del territorio.Anche in presenza di complesse criticità, tuttavia,si costata come l’industria del calcio nel nostro paese produrrà nella stagione 2010-2011 un fatturato di 1,5 miliardi di euro.In considerazione di ciò, le grandi risorse economiche a disposizione rappresentano la grande opportunità per l’intero settore di creare delle strutture polifunzionali al fine di ampliare il business e,in secondo luogo, generare un impatto economico sulle economie locali. Nel lavoro proposto si approfondiscono le opportunità che i club hanno di sancire un nuovo connubio con il territorio,un nuovo corso in cui business del calcio e sviluppo socio-economico possano essere facce della stessa medaglia.Nella terza parte del lavoro si analizzano le strategie aziendali delle piccole società della serie A e,in particolare,si cerca di fare luce sulle prospettive future delle provinciali in relazione ai nuovi scenari.Si costata come,nei casi prevalenti,i piccoli club abbiano basato la loro pianificazione strategica nell’ottica della sopravvivenza a breve/medio termine. Alcuni piccoli club,attraverso dei piani di sviluppo a lungo termine,sono riusciti ad ottenere dei vantaggi competitivi rispetto alla concorrenza.A questo proposito, si fa luce su due modelli virtuosi:Il progetto giovani del Parma Ac,
e l’esperienza della Reggina Calcio che,nonostante la lontananza dai grandi circuiti geo-politici e dalle mappe dei poteri,ha raggiunto importanti successi sportivi ed economici.Le prospettive future sono orientate verso investimenti consistenti,a differenza del passato, in infrastrutture a grande valenza commerciale, patrimoniale e sociale che vengano a costituire nuovi “asset” fondamentali al pari del parco giocatori,senza però la “volatilità” di questi ultimi.E,parallelamente,concetti come impatto economico sostenibile,responsabilità sociale e marketing territoriale possono essere considerati i nuovi vantaggi competitivi delle nuove società di calcio “postmoderne”.Secondo questa impostazione, si ritiene che la nuova mission dei club di calcio trascenda la dimensione sportiva per inglobare quella economica e sociale:radicarsi nel territorio, offrire servizi agli utenti, contribuire allo sviluppo economico e produrre capitale sociale.Il quarto capitolo, attraverso un’indagine sul campo,è dedicato all’analisi di un club siciliano, il Calcio Catania,e alla descrizione del progetto al lungo termine della compagine catanese: In una prima fase del progetto,il management societario ha concentrato le risorse per coniugare gli obiettivi legati alla costruzione di basi organizzative ed economiche agli obiettivi sportivi, finalizzati alla permanenza in serie A e al rinforzamento graduale della squadra dal punto di vista tecnico-sportivo.In una seconda fase,invece,la dirigenza ha investito le risorse economiche e organizzative al fine di dotarsi di un centro sportivo polifunzionale.La struttura rappresenta il primo e fondamentale passo del management societario:uscire dalla logica della sopravvivenza e radicarsi nel massimo campionato nazionale come realtà capace di conseguire risultati economici, valore sociale per la comunità e entertainment. Nella terza parte del progetto,la fase della maturità,i piani di sviluppo del club prevedono la realizzazione di uno stadio polifunzionale nel territorio di Catania,ultima tappa del percorso intrapreso per radicare il club nel calcio nazionale e aspirare all’ingresso nelle coppe europee nel medio/lungo termine.
( voto 110/110 con lode)

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Introduzione  I nuovi scenari, dopo decenni di gestioni perennemente “al passivo”, hanno cambiato in modo radicale la dimensione economica e gestionale delle società di calcio. Al pari di qualunque altra azienda economica, le società calcistiche hanno l’obbligo di mantenere l’equilibrio economico-finanziario. Questa tesi si propone di analizzare le strategie aziendali dei piccoli club della serie A e, in particolare, di fare luce sulle opportunità e le prospettive future dell’industria del calcio nel nostro paese. Per far questo, ho ritenuto necessario in primo luogo dedicare la prima parte del lavoro alla spiegazione del processo di evoluzione economica e giuridica, dall’associazione sportiva a fine ludico-competitiva all’attuale industria del calcio a scopo di lucro, delineandone le fasi “storiche” fondamentali: la riforma della Figc del 1966, con il passaggio dalla forma associazionistica a quella societaria senza scopo di lucro, la Legge n.91 del 1981, con l’individuazione giuridica del calciatore professionista, e la sentenza Bosman, con il riconoscimento della finalità di lucro e l’abolizione del vincolo sportivo. Nella seconda parte del lavoro, invece, si pone uno sguardo d’insieme sulla dimensione economica del settore calcio nel nostro paese, attraverso una comparazione tra il nostro sistema e i principali tornei europei riguardo il costo del lavoro, i fatturati, la capacità di generare utili, i ricavi commerciali e da stadio, gli introiti televisivi e il marketing. Alla luce dell’analisi, emerge come le vecchie strategie aziendali, orientate prevalentemente alla massimizzazione dei diritti televisivi e alla gestione del principale asset, i diritti alle prestazioni sportive dei calciatori, non sembrano più capaci di generare ricavi sufficienti. In particolare, si fa luce sulle problematiche legate agli stadi, principale fattore di criticità del calcio in Italia, ritenendo che non esista un modello unico di sviluppo, bensì un “modello stadio” adatto alle esigenze socio-economiche del territorio. Anche in presenza di complesse criticità, tuttavia, si costata come l’industria del calcio nel nostro paese, secondo le stime, produrrà nella stagione 2010- 2011 un fatturato di 1,5 miliardi di euro. In considerazione di ciò, le grandi

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