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Il conflitto tra Stati Uniti e Libia durante l'amministrazione Reagan

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Gennai
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Maurizio Vernassa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

“Il conflitto tra Stati Uniti e Libia durante l’amministrazione Reagan”

Questo lavoro si pone l’obiettivo di analizzare il conflittuale rapporto tra gli Stati Uniti e la Libia durante il periodo di permanenza di Ronald Reagan alla Casa Bianca, ossia a partire dal 1981 fino al 1989.
Sin dal suo insediamento, il presidente repubblicano Reagan, fece capire che, sotto la sua guida, l’atteggiamento statunitense nei confronti della Libia sarebbe radicalmente cambiato rispetto al passato, specialmente riguardo alla politica tenuta dal suo diretto predecessore, il democratico Jimmy Carter, il quale puntava a mantenere buone relazioni col governo di Tripoli. Inserendosi in una più generale “politica di potenza” su scala mondiale, volta a rinverdire la forza degli USA rispetto all’URSS, in un clima da rinnovata “guerra fredda”, l’atteggiamento reaganiano verso lo Stato africano guidato dal colonnello Gheddafi si rivelò a dir poco aggressivo. Uno dei maggiori punti di attrito tra Stati Uniti e Libia era la questione del Golfo della Sirte, che il governo libico, con un proclama del 1973, aveva dichiarato come rientrante nelle proprie acque interne, basandosi sulla nozione di baia storica. Gli USA avevano fin da subito contestato il contenuto del proclama libico, ma fu con Reagan che si giunse a dei veri e propri scontri armati tra i due Stati nell’area della Sirte, come quelli dell’agosto 1981 e del marzo 1986. In ogni caso, l’accusa maggiore mossa dal presidente americano verso Gheddafi, era quella di aiutare e finanziare il terrorismo internazionale, in particolar modo quello di origine palestinese, riconducibile al gruppo Abu Nidal. Fu proprio in seguito ad un attentato terroristico del 5 aprile 1986 in una discoteca di Berlino, nel quale persero la vita due militari americani, e che fu attribuito ad agenti libici, che l’amministrazione Reagan decise di sferrare un violento attacco sul suolo libico. Il 15 aprile vennero bombardate Tripoli e Bengasi, e lo stesso Gheddafi rimase ferito nell’attacco, dato che tra gli obiettivi americani figurava anche una caserma dove egli risiedeva con la famiglia. Dopo i fatti del 1986, la Libia scivolò in un pressoché totale isolamento internazionale, che si venne acuendo negli anni successivi, dopo che lo Stato africano venne ritenuto responsabile per gravi atti di terrore e dovette fronteggiare pesanti sanzioni ONU. Negli anni ’90 Gheddafi ha cercato di reintegrare il proprio paese nella comunità internazionale con atteggiamenti concilianti verso di essa, giungendo a dichiarare, dopo i fatti dell’11 settembre 2001, che la Libia avrebbe collaborato contro il terrorismo internazionale di matrice islamica. In questo modo, anche i rapporti con gli USA, che negli anni di Reagan sembravano aver conosciuto un punto di non ritorno, sono andati migliorando, fino al ristabilimento, nel 2004, di normali relazioni diplomatiche.
Per quanto concerne le fonti consultate, queste sono prevalentemente in lingua inglese e, buona parte di esse, consistono in articoli tratti da riviste internazionali, quali il “Journal of Palestine studies”, “International affairs”, “Political science quarterly” e “Middle-east report”. Da non dimenticare anche alcune fonti web, come la libreria del Congresso americano, in www.loc.gov.
Sono da ricordare, per quanto riguarda la figura del presidente Reagan e la sua politica, l’opera “L’America di Reagan” di G. Mammarella e il volume “The first war on terrorism” di D. C. Wills. Sempre sullo stesso tema, vale la pena citare anche alcuni articoli, come quelli di C. Wright in “Journal of Palestine studies” e in “International affairs”. Per quanto concerne invece la descrizione degli scontri armati e le circostanze nelle quali questi sono maturati vanno ricordati il già citato volume di Wills e l’articolo di J. Stork “Mad dogs and presidents” apparso su “Middle-east report” del maggio-giugno 1986, oltre ad un’ampia e minuziosa descrizione delle azioni militari USA riscontrata in alcuni siti web, tra i quali www.acig.org e www.afa.org. Infine, per la parte introduttiva del lavoro e per una visione complessiva della Libia e delle sue relazioni internazionali, è giusto accennare al manuale “Lineamenti di storia ed istituzioni dei paesi del Maghreb post-coloniale” di F. Tamburini e M. Vernassa, nella sua parte dedicata allo Stato libico, senza dimenticare l’opera di A. Del Boca “Gli italiani in Libia: dal fascismo a Gheddafi”.

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3 CAPITOLO 1: LE RELAZIONI INTERNAZIONALI DELLA LIBIA FINO AL 1980 Per comprendere a fondo le difficili e intricate vicende che nel corso degli anni ‟80 hanno visto come protagonisti gli Stati Uniti e la Libia e, per introdurre al meglio il contesto nel quale tali fatti si sono venuti a verificare, è necessario prima di tutto un excursus storico sulle relazioni internazionali che lo Stato libico ha intrapreso fino al 1980, anno che coincide con l‟avvento di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti d‟America. 1.1 LA LIBIA PRIMA DELLA RIVOLUZIONE DI GHEDDAFI Fino al 1912 il suolo libico, che si compone di tre regioni principali (Tripolitania, Cirenaica, Fezzan), era in mano all‟Impero Ottomano, che custodiva gelosamente il suo ultimo avamposto nell‟Africa mediterranea. Il 29 settembre 1911 il Regno d‟Italia, che da tempo pensava alla Libia come a un possibile territorio da conquistare, decise di dichiarare guerra alla Turchia. Nel giro di un anno, ma con non poche difficoltà, la resistenza turca venne fiaccata ed a Ouchy, presso Losanna, il 18 ottobre 1912 venne firmato il trattato di pace italo–turco, con il quale l‟Italia si annetteva Tripolitania e Cirenaica 1 . Iniziava così il periodo della colonizzazione italiana in Libia, contrassegnato comunque fino al 1931 da durissime lotte contro la resistenza dei libici guidati da Omar Al-Moktar. Col fascismo l‟intensità dell‟opera di colonizzazione italiana arrivava al suo massimo livello. Le vicende della seconda guerra mondiale costrinsero gli italiani ad abbandonare la Libia tra la fine del 1942 e gli inizi del 1943. Gli inglesi occuparono Tripolitania e Cirenaica, i francesi il Fezzan. Una piccola parte della popolazione di Tripoli sosteneva Muhammad Idris al–Sanusi, esule in Egitto dal 1923, che aveva organizzato una forza militare ausiliaria che combatteva al fianco degli inglesi sul fronte libico–egiziano. Nel 1947, col trattato di pace di Parigi, l‟Italia perse ogni diritto coloniale, Idris rientrò in Libia e nel 1949 proclamò l‟indipendenza della Cirenaica, riconosciuta dalla Gran Bretagna il 1° giugno 1949. Nel frattempo Italia e Gran Bretagna con i loro due ministri degli esteri, Sforza e Bevin, avevano messo a punto un compromesso che proponeva l‟amministrazione fiduciaria di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan a cura rispettivamente di Italia, Gran Bretagna e Francia, e determinava la formazione di una sorta di stato federale sotto il 1 L. Saiu, La politica estera italiana dall’unità a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2003, pp. 61-67.

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