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La Questione romana e le codificazioni normative tra Italia e Santa Sede

Informazioni tesi

  Autore: Marco Chinaglia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Umberto Mazzone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 277

La tesi intende analizzare, anche alla luce delle attuali polemiche tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica sulla legislazione inerente materie etiche e morali, il rapporto tormentato tra le due istituzioni a partire dalla vicenda risorgimentale, quando, con i Papi Gregorio XVI e Pio IX si afferma una “Questione romana”, relativa all’impossibilità di disgiungere potere politico e temporale da parte del Pontefice (teoria dell’intransigentismo cattolico).
Dopo un breve excursus sulle vicende risorgimentali, la tesi si incentra sulle codificazioni normative che hanno determinato e determinano il rapporto tra Stato e Chiesa. Ad una trattazione eminentemente storiografica si unisce così un’analisi giuridica di questi testi, partendo dalla Legge delle Guarentigie (13 maggio 1871) e dalle “leggi eversive” in materia patrimoniale, giudiziaria e scolastica, approvate dapprima nel Regno di Sardegna e quindi estese nel territorio nazionale nell’arco temporale 1850-1898.
Il secondo capitolo, dopo un riassunto dei rapporti tra Stato e Papato dall’inizio del Novecento alla Conferenza di Pace di Versailles, segnati dalla teoria giolittiana delle “parallele convergenti” in funzione antisocialista, analizza la genesi e il significato dei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929. Dopo una breve analisi dei primi tentativi di ricomposizione della frattura (governi Orlando e Nitti 1919-1920), il capitolo, distinto nettamente in una sezione storica (“Vicende storiche”) ed una giuridica (“Il contenuto”), si incentra sui rapporti tra Chiesa e regime fascista, studiando la lunga gestazione degli Accordi del Laterano e il loro contenuto. Altri due paragrafi sono dedicati alla contemporanea parallela legge sui culti ammessi (1159/1929) e alla “seconda Conciliazione” avvenuta in seguito al conflitto sull’Azione Cattolica (1931). Chiudono il capitolo due schede di appendice (una dedicata allo Stato della Città del Vaticano, una alla controversa vicenda urbanistica di via della Conciliazione) e un articolo sulla ricezione dei Patti Lateranensi nella diocesi di Adria- Rovigo, di prossima pubblicazione sulla rivista “Wangadicia”.
Il terzo capitolo, affrontata la questione della sovranità papale presentatasi in seguito al crollo del fascismo e alla Liberazione, analizza la tormentata costituzionalizzazione dei Patti Lateranensi, avvenuta tra l’ottobre 1946 e il maggio 1947. Ricco di spunti giornalistici e testimonianze, il capitolo è incentrato sulle tre figure di De Gasperi, Dossetti e Togliatti, quest’ultimo determinante nell’approvazione dell’articolo 7. Un secondo paragrafo affronta il problema religioso nella Carta attraverso l’analisi degli articoli (7,8,19,20). Il capitolo si chiude con una tabella comparativa relativa alla situazione della religione negli altri Paesi europei.
Il quarto ed ultimo capitolo ricostruisce il lungo processo di Revisione del Concordato, iniziato in fase di dibattito intellettuale nel primo dopoguerra ed avviato concretamente in conseguenza dei fermenti riformatori del Vaticano II e della secolarizzazione della società italiana (referendum aborto e divorzio) dal 1974, portato a termine da Bettino Craxi un decennio dopo. La seconda parte analizza il contenuto della Revisione, soffermandosi sulla spinosa questione dell’Otto per mille del gettito IRPEF. Il capitolo si chiude con un paragrafo relativo all’attuazione delle Intese con le confessioni non cattoliche.
La tesi, dopo la bibliografia, presenta una lunga appendice documentaria composta di fonti edite ma utili per l’approfondimento dell’argomento (encicliche papali, discorsi parlamentari, articoli di giornale, oltre ai testi delle leggi analizzate). Chiudono il lavoro alcune immagini significative al riguardo.

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7 INTRODUZIONE Soleva Roma, che‟l buon mondo feo, due soli aver, che l‟una e l‟altra strada facean vedere, e del mondo e di Deo. L‟un l‟altro ha spento; ed è giunta la spada col pasturale, e l‟un con l‟altro insieme per viva forza mal convien che vada; però che, giunti, l‟un l‟altro non teme: se non mi credi, pon mente a la spiga, ch‟ogn‟erba si conosce per lo seme. (D. ALIGHIERI, Divina Commedia, Purgatorio, XVI, vv. 106-114) Le innumerevoli discussioni sorte e sviluppatesi negli ultimi anni sulla scena politica nazionale sul rapporto tra lo Stato e la Chiesa Cattolica, con accuse reciproche da una parte di voler tacitare la missione pastorale e dall‟altra di ingerenza clericale nella legislazione inerente materie etiche e sociali, hanno riportato più volte alla ribalta la questione dei Patti Lateranensi, gli accordi che, l‟11 febbraio 1929, sancendo la conclusione dell‟annosa “Questione romana”, portarono alla nascita dello Stato della Città del Vaticano e ad una nuova stagione di rapporti bilaterali. La “pax laetitia” dei Patti del Laterano è il frutto di un lungo e tormentato rapporto tra lo Stato liberale e il Papato che vede una rottura fondamentale nella vicenda risorgimentale e nella conquista di Roma del 1870. La città del martirio di S. Pietro, Principe degli Apostoli, capitale per secoli del dominio temporale dei pontefici e cuore dell‟identità cristiana del continente europeo, veniva così paradossalmente a sancire la nascita di uno Stato, il Regno d‟Italia, dai forti connotati anticlericali. Il rapporto tra la Santa Sede e lo Stato italiano ha poi conosciuto, attraverso le definizioni normative del 1929 e 1948 una sistemazione provvisoria. La Revisione del 1984, adeguandosi ai mutamenti di una società sempre più secolarizzata, ha posto termine al ruolo del Cattolicesimo quale religione di Stato introducendo il principio del pluralismo religioso, accentuato dalla creazione dell‟istituto dell‟Otto per mille. Rimangono però evidenti ed immutati il ruolo e l‟importanza della religione cattolica nella cultura e nell‟identità italiana. Il rapporto di reciproca collaborazione tra le due istituzioni, impegnate a vicenda per lo sviluppo e la dignità della persona umana in tutti i campi della vita e del sapere, continua ancor oggi, nella precisa delimitazione delle reciproche sfere di competenza tematiche e territoriali. La città di Roma vanta in questo contesto la singolarità di capitale di due Stati, pacifici fra loro e uniti dall‟elaborazione culturale classica e cristiana. A distanza di un secolo e mezzo, il riavvicinamento di Stato e Chiesa si pone così come un fatto compiuto, nonostante qualche discordia intorno a temi etici e morali, in un‟epoca sempre più laica e globalizzata. Negli ultimi anni, l‟aula della Camera dei Deputati, espressione compiuta della

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