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Il Nuovo Mondo nelle "Navigazioni e Viaggi" di Giovanni Battista Ramusio

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Cattaneo Zambetti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Maria Matilde Benzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 196

"Il Nuovo Mondo nelle Navigazioni e Viaggi di Giovanni Battista Ramusio" è un'opera che vuole approfondire l'aspetto dell'esplorazione e conquista delle Americhe fin dalla prima scoperta fatta da Cristoforo Colombo, il tutto sfruttando i testi di esploratori e conquistadores che furono i diretti interessati.
Queste relazioni - composte da nomi famosi come Hernan Cortés o Gonzalo Fernandez de Oviedo oppure da perfetti sconosciuti come Diego de Godoy o Hernando de Alarcon - sono tratte tutte dal terzo volume delle "Navigationi et Viaggi" di Giovanni Battista Ramusio, veneziano umanista del '500 che riunì nel suo lavoro moltissime cronache di viaggi che andarono dall'Oriente all'Africa fino, per l'appunto, alle appena scoperte Americhe. Per questo la prima parte della tesi è dedicata proprio a quest'importantissimo uomo della cultura italiana cinquecentesca.

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Il Nuovo Mondo nelle “Navigazioni e Viaggi” di Giovanni Battista Ramusio 4 Introduzione Così come l’uomo ha sempre temuto l’ignoto, da esso è comunque stato costantemente attratto ed affascinato. Le esplorazioni rappresentano forse il modo più tangibile che l’uomo ebbe per esorcizzare concretamente l’ignoto che lo circondava. Fin dall’epoca delle prime civiltà, navigatori ed esploratori cercarono di tracciare i confini delle terre dove abitavano e di quelle circostanti, allargando il raggio delle loro conoscenze geografiche con il progredire delle possibilità tecnologiche e organizzative. Le antiche civiltà mediterranee cominciarono ad avere coscienza delle dimensioni di quel grande specchio d’acqua che in seguito sarebbe divenuto il Mare Nostrum romano. Mentre nel millenario impero cinese si acquisivano sempre maggiori conoscenze in merito ai mari orientali, nella nostra Europa il compito di uscire definitivamente dai confini continentali spettò per primi ai vichinghi, guerrieri e abilissimi marinai, che riuscirono a costituire colonie in Islanda, Groenlandia e persino a Terranova, in Canada. Le guerre interne e contro i musulmani frenarono per secoli le spedizioni europee. Con le Crociate e la cosiddetta Pax dei Mongoli soldati, mercanti, missionari ed esploratori ritornarono alla ribalta: era l’epoca dei viaggi verso Oriente di Marco Polo e di altri viaggiatori, veneziani e non, lungo la via delle spezie. Fra il XIV° e il XV° secolo cominciarono a registrarsi le prime spedizioni navali portoghesi verso gli arcipelaghi atlantici e le coste occidentali dell’Africa. Nel corso del Quattrocento, le spedizioni patrocinate da Lisbona si spinsero sempre più a sud, permettendo agli europei di prendere contatto diretto con l’Africa sub sahariana e di procedere nella graduale erosione della frontiera, fisica e psicologica, costituita dall’Oceano. Un processo secolare, coronato nel 1498 dalla circumnavigazione dell’Africa, preceduta, nel 1492 dalla scoperta di un nuovo continente sconosciuto a Tolomeo: le Americhe.

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