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Basilea 3: l'evoluzione della normativa finanziaria a seguito della crisi dei mercati finanziari

Informazioni tesi

  Autore: Agostino Gambone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Ugo Pomante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 37

La recente crisi che ha colpito l'economia mondiale ha evidenziato tutte le lacune di una normativa finanziaria che ha regolato il sistema economico per oltre vent'anni. A partire dal 2010, l'organo direttivo del Comitato di Basilea, ha annunciato un sostanziale rafforzamento dei requisiti patrimoniali delle banche insieme all'introduzione di nuovi standard di liquidità a livello mondiale. L' accordo prende il nome di Basilea III e arriva dopo una delle peggiori crisi finanziarie di tutti i tempi.
Questo lavoro ha come obiettivo quello di ricostruire, con l'ausilio di dati quantitativi, l'evoluzione della normativa finanziaria partendo dagli accordi di Basilea I e II per soffermarsi nello specifico su Basilea III. Non mancano sorprese: attraverso questa analisi, emerge chiaramente l'insufficienza e la staticità di alcune regole che hanno governato il mercato finanziario per lungo tempo. Già con Basilea I, i pesi di ponderazione erano scarsamente selettivi attribuendo di fatto una percentuale di rischio del 100% a tutti i soggetti privati che richiedevano un credito. Con Basilea II questi limiti vengono superati ottimizzando i criteri di gestione del rischio. Ma non è stato sufficiente. Anzi, la critica più grande che si può muovere a Basilea II, è quella di non essere riuscita ad arginare la bolla finanziaria del 2007 ma di esserne una delle cause principali. La mancanza di controlli nella gestione del credito ha portato le banche a concedere un enorme quantità di denaro nei confronti di soggetti che non disponevano delle garanzie necessarie per restituire il debito. Tutto questo non ha prodotto nessun beneficio all'economia reale dato che i capitali riversati sono serviti ad ingrossare la bolla immobiliare che è scoppiata causando enormi danni.
Il sistema finanziario oggi è fortemente autoreferenziale, sempre più scollegato dall'economia reale che dovrebbe sostenere attraverso oculate politiche di concessione del credito. Lo sviluppo dei mercati finanziari e l'evoluzione dell'ingegneria finanziaria, richiedono regole sempre più ferree che permettano di contenere il ricorso eccessivo a strumenti esotici quali derivati e CDO per ingrossare i bilanci delle banche. D'altro canto però un' eccessiva regolamentazione può limitare l'esercizio di trasformazione delle scadenze e della liquidità necessario alla sopravvivenza stessa di una banca. L'accordo di Basilea III nasce appunto dall'esigenza di riformare il sistema finanziario, cercando di scongiurare il verificarsi di una nuova crisi riconoscendo però il ruolo fondamentale degli intermediari finanziari per l'economia reale.
Questo lavoro illustra il nuovo accordo sul capitale di Basilea III confrontandolo anche con le precedenti normative, mettendo in risalto le differenze e le novità che l'accompagnano. La prima differenza che emerge evidenzia l'imposizione di parametri molto più restrittivi e prudenziali rispetto a quelli precedenti. L'impatto che il nuovo accordo avrà sul sistema economico è profondo. Non a caso anche gli addetti ai lavori esprimono opinioni discordanti: c'è unanimità sulla necessità di una riforma mentre i punti più controversi riguardano l'applicazione di parametri che entreranno in vigore progressivamente.
Una stretta sul credito comporterà meno finanziamenti a terzi? Quali saranno a livello macroeconomico gli effetti causati da Basilea III? Il sistema finanziario tornerà ad essere rivolto all'economia reale o si manterrà autoreferenziale e orientato alla speculazione?
Si è cercato di dare una risposta a queste domande con la consapevolezza che gli effetti di questa riforma si vedranno da qui a dieci anni.

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6 CAP. 1 LE ORIGINI DEGLI ACCORDI SUL CAPITALE (BASILEA I E II) 1.1. L'equilibrio di gestione della banca La continuità degli equilibri reddituale, finanziario e patrimoniale, è condizione imprescindibile per il corretto funzionamento della banca. La garanzia di un' adeguata riserva di liquidità permette alla banca di operare come trasformatore di scadenze iscrivendo in bilancio passività (depositi) di breve scadenza e concedendo in cambio crediti (a lunga scadenza) che andranno a finanziare l'economia reale. Questo processo di trasformazione, tuttavia non è esente da rischi: di fatto la banca include nell'importo dei prestiti concessi, uno spread definito premio di liquidità, necessario a remunerare il fattore di rischio sottostante il processo produttivo. Accanto a questo rischio di liquidità, la banca deve gestire un'altra tipologia di rischio che in un certo qual senso, può compromettere la sopravvivenza stessa dell'intermediario creditizio: il c.d. rischio di credito. Oltre che gestire le scadenze, la banca svolge un importante ruolo di trasformatore dei rischi, in quanto trasferendo risorse all'economia reale attraverso i prestiti (media-lunga durata), tutela i depositanti che desiderano unicamente risparmiare-investire in prodotti finanziari di breve durata o rimborsabili a vista (depositi), che presentano rischio quasi nullo ed elevata liquidità. Come si vedrà in seguito, la gestione del rischio di credito è stata ampiamente definita dal Comitato di Basilea che ha indicato quelli che sono i requisiti patrimoniali di vigilanza necessari affinché si possano attenuare gli effetti di un'eventuale insolvenza. Nello specifico, la banca si tutela dal verificarsi del rischio, attraverso l'applicazione del già citato credit spread. Questo fa si che un'eventuale perdita attesa (EL) compresa possa essere compensata con il premio al rischio richiesto ai propri debitori. Il vero problema sorge nel momento in cui si manifesta la perdita inattesa (UL) che erode il patrimonio dell'intermediario. Con Basilea I prima e, successivamente, con Basilea II che ha migliorato l'efficacia di Basilea I, è stato richiesto ad ogni intermediario creditizio deposit-funded, di disporre di un patrimonio di vigilanza pari almeno all'8% delle attività ponderate per il rischio.

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