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Prospettive di società civile cinese. Le Organizzazioni Non-Governative nella Cina Contemporanea.

Informazioni tesi

  Autore: Tonia Fiore
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Flora Sapio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

La lunga marcia verso il capitalismo cinese ha avuto inizio nel 1978 con il varo dell’ampio e denso programma di “apertura e riforme”. I ciclopici cambiamenti economici che ne sono conseguiti hanno avuto sensibili ripercussioni sulla struttura della società cinese, che è diventata sempre più complessa e stratificata.
L’apertura dei mercati e al mondo esterno, la decollettivizzazione, l’introduzione di nuove tecnologie, lo smantellamento delle unità di lavoro e il progressivo ritiro dello Stato dalla vita pubblica hanno determinato la comparsa di nuove classi sociali por-tatrici di altrettanto nuovi interessi e favorito continui ribilanciamenti nei rapporti tra Stato e società.
Il processo di riforma ha stimolato notevolmente la crescita economica del Paese, ma ha prodotto anche non trascurabili problemi sociali ed ambientali. Posto di fronte alle crescenti disparità sociali e al degrado ambientale causati dal rapido sviluppo economico e dal processo di privatizzazione, lo Stato si è riscoperto incapace di contrastarli da solo e di garantire servizi fondamentali alla popolazione. Ha cominciato, così, ad incoraggiare lo sviluppo di organizzazioni sociali cui delegare parte delle sue responsabilità e funzioni.
Per questo motivo, soprattutto a partire dalla fine degli anni Ottanta e su impulso dei drammatici eventi di Tiananmen, si è cominciato a parlare sempre più spesso di ‘società civile cinese’. Quello di società civile è di per sé un concetto estremamente elusivo che non si presta ad una facile definizione, né tanto meno ad un’agevole individuazione concreta. Ciò è ancora più vero se lo si considera in riferimento ad un contesto, quello cinese, molto dissimile da quello in cui nasce. Difatti, non pochi hanno confutato l’adozione di un simile concetto per fare luce sui cambiamenti in atto nella realtà sociale cinese.
Eppure, è interessante notare come, nel generale marasma concettuale, Jonathan Schwartz e Shawn Shieh riconducano il termine a due principali accezioni: una di tipo sociologico, che «vede la società civile come una sfera associativa intermedia situata tra lo Stato e i blocchi costitutivi della società (individui, famiglie e imprese)»; un’altra di tipo politico, che «identifica le organizzazioni della società civile come componenti di una forza sociale in opposizione allo Stato risultante in, o parte naturale di, un processo di democratizzazione» .
Il presente lavoro che si propone di indagare le recenti trasformazioni avvenute in seno alla società cinese segue principalmente un approccio sociologico. Dal momento che s’intende analizzare l’apertura di maggiori e nuovi spazi partecipativi nell’ambito specifico delle organizzazioni della società civile, un simile approccio appare quello più confacente. In verità, i due metodi sono strettamente interconnessi e l’uno non esclude l’altro. Pertanto, sebbene il metodo sociologico prevalga, l’approccio politico non potrà essere del tutto tralasciato. Il potenziale democratico insito nel dinamismo sociale, se ha modo di dispiegarsi in maniera piena o almeno sufficiente, fa della società civile il luogo in cui si concentrano e manifestano le istanze di mutamento dei rapporti di potere e che, di conseguenza, ha la capacità di produrre effetti significativi sul sistema politico.

Il primo capitolo sarà ampiamente dedicato ad un’analisi spiccatamente speculativa della società civile cinese. Innanzitutto, però, si tenterà di offrire una visione d’insieme sulle principali interpretazioni occidentali del concetto e, solo successivamente, si proverà ad applicarlo alla Cina, tenendo ben presenti le sue specificità storico-culturali e prendendo in esame alcuni possibili modelli di società civile cinese. La principale sfida sarà quella di tentare di formulare un modello del tutto personale che si possa considerare realmente chiarificatore della realtà sociale cinese.
Un simile modello, inevitabilmente teorico, troverà una sua applicazione empirica nel capitolo successivo. Il secondo capitolo, infatti, sarà dedicato abbondantemente alle Organizzazioni Non-Governative, intese come una (ma non la sola) delle mani-festazioni più concrete della società civile. Se ne esporrà l’ambito politico-legale e le tipologie e se ne analizzerà il rapporto con l’apparato governativo.
Infine, l’obiettivo dell'ultima sezione sarà quello di individuare nella società civile elementi che possano minare le basi di un sistema politico ancora essenzialmente autoritario come quello cinese e riconoscere, pertanto, in essa una “forza democratizzante”.

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6 CAPITOLO I UN’EMBRIONALE SOCIETÀ CIVILE CINESE? DAL CONCETTO ALLA REALTÀ Hegel aveva definito la Cina “uno Stato senza una società”, affermazione che te- stimonia un prematuro e durevole interesse verso tale argomento nei circoli intellet- tuali occidentali 3 . Negli ultimi vent‟anni la parola „società civile‟ è diventata piuttosto ricorrente an- che in ambito accademico (e non) cinese alimentando una cospicua letteratura a ri- guardo. I pareri discordanti che la caratterizzano riflettono la difficoltà nel leggere una realtà sociale sempre più composita e diversificata, a dispetto di un‟alquanto comune e semplicistica proiezione di una Cina granitica e monocromatica. Nel tentativo di fornire un‟interpretazione multisfaccettata e “palpabile” della so- cietà cinese contemporanea, in questo primo capitolo si attingerà ad alcune analisi accademiche significative esaminando, di pari passo, le condizioni storico- economiche che le hanno generate. Ma prima di tentare di sviscerare il dibattito sulla società civile cinese, dentro e fuori la Cina, e di interrogarsi sulla sua effettiva esi- stenza, è opportuno tenere presente la derivazione di un così controverso e spesso vago concetto. Se si vuole pensare ad una società civile cinese non ci si può esimere dal misurarsi con la sua genealogia storica e concettuale. Inevitabilmente, ci si ritrova a fare i conti con una chiara demarcazione storico-culturale, trattandosi di un‟esperienza, se non completamente europea (perlomeno nella fase iniziale), sicuramente del tutto occi- dentale. Il concetto di società civile nasce e “rinasce” da una tradizione profonda- mente radicata nella storia di questa parte del globo, ragion per cui la sua applicabili- tà alla realtà cinese è stata oggetto di non poche polemiche da parte di molti studiosi. Cercare di intrappolare la realtà cinese in un framework teoretico che non le appartie- ne può essere, secondo molti, imprudente oltre che inefficace. 3 T.Brook, B. M. Frolic (a cura di), Civil society in China, Armonk, NY, M. E. Sharpe, 1997, p. 3.

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