Identità extracorporee: al di fuori del proprio corpo

Nel corso del primo capitolo, partiremo dalla definizione di cosa si intenda con la parola identità per poi procedere al riconoscimento dei vari stadi attraverso i quali essa viene a formarsi. Sottolineeremo come il corpo costituisca un elemento imprescindibile per la formazione della nostra identità: esso è sia una sorta di biglietto da visita, sia il mezzo che ci permette di interagire con il mondo e con le alterità, ricevendo allo stesso tempo la loro azione su di noi.
In un secondo momento, vedremo come cambia tutto ciò in seguito all'introduzione delle tecnologie digitali nella nostra esistenza.
È soprattutto con la nascita di Internet che cambia il modo in cui l'essere umano si rapporta con le tecnologie e immagina sé stesso: vedremo come in questo modo ha trovato espressione quella cultura della simulazione di cui parla Fredric Jameson, caratterizzata dal prevalere della superficialità sulla profondità della propria dimensione identitaria.
Ne vien fuori un'identità che è tipica dell'era postmoderna che stiamo vivendo. Si tratta, come vedremo, di una tipologia identitaria aperta all'alterità e all'ibridazione con essa, sia nel caso dell'adozione di elementi culturali differenti da quelli della propria società di appartenenza, sia nel caso del processo di inclusione immersiva nelle tecnologie e ibridativa con esse.
Il primo capitolo terminerà con una disamina sufficientemente esaustiva proprio di quest'ultimo aspetto, che genera l'ingresso nel postumano: l'inizio di un'umanità nuova in cui da una parte tutti noi diventiamo pura informazione, nient'altro che un flusso di dati trasmesso nel cyberspace, mentre dall'altra assistiamo alla contemporanea e sempre più frequente tendenza verso la modifica in chiave tecnologica del corpo, sino a trasformare l'essere umano in un cyborg, fusione di elementi biologici e tecnologici che ci permetterebbe di superare i limiti fisici imposti dal nostro corpo naturale. Nel secondo capitolo, inizieremo individuando le caratteristiche generali del cinema del postmoderno, riconoscendone la tendenza sempre più diffusa a mettere in scena narrazioni nelle quali le differenze fra realtà e irrealtà sono poco chiare, al punto da essere spesso causa di inganno e illusione.
La prima parte del secondo capitolo si concentrerà su tre pellicole che condividono la comune caratteristica di una distinzione labile fra realtà e virtualità.
Inception, di Christopher Nolan, ci darà modo di trattare della virtualità delle immagini oniriche e del potere creativo della mente umana, potenzialmente illimitato, una volta libero dalla prigione del corpo; eXistenZ, di David Cronenberg, si rivela di particolare interesse per il continuo e confusivo passaggio fra realtà e mondo videoludico, e per la doppia tendenza all'ibridazione biotecnologica nell'uomo e all'inclusione di elementi biologici nella tecnologia (evidente soprattutto nelle armi utilizzate); Matrix, dei fratelli Wachowski, sarà il punto di arrivo di questa prima sezione del secondo capitolo, costituendo l'esempio migliore di come alla rappresentazione si sostituisca la simulazione del reale.
L'ultima parte del secondo capitolo, invece, sarà dedicata a due opere nelle quali la connessione a delle strumentazioni tecnologiche conduce all'uscita dal proprio corpo e all'azione per mezzo di un corpo sostitutivo di quello naturale.
Nel caso di Surrogates di Jonathan Mostow, ci troveremo di fronte a una società fatta di replicanti sintetici. Vedremo come questo film termini, in fin dei conti, con una sorta sconfitta della tecnologia.
Chiuderemo la nostra analisi con Avatar di James Cameron, in cui un marine controlla a distanza un corpo ottenuto ibridando geneticamente DNA umano e alieno. Riscontreremo, in quest'opera, praticamente tutte le caratteristiche dell'identità postmoderna, e vedremo come queste vengano estremizzate al punto da condurre alla rinuncia al proprio corpo e alla propria identità umana e all'accettazione piena di un'identità e di una corporeità altre, all'interno di un gruppo sociale come quello di una tribù aliena. Quest'ultima ci offrirà lo spunto per una riflessione finale, vivendo un'esistenza regolata da legami biochimici ibridativi o di collegamento in una vera e propria rete naturale con l'ambiente e gli animali del proprio pianeta.
Avremo, a questo punto, un'idea sufficientemente chiara sulle modalità attraverso le quali il cinema ha immaginato che si possa sviluppare il nostro rapporto col corpo e con le tecnologie e potremo giungere a una riflessione su quanto esse siano una possibilità espressiva per la nostra interiorità e suppletiva per le nostre carenze fisiche, ma anche su come un loro utilizzo eccessivo possa generare dolorose conseguenze negative: arriveremo a verificare, insomma, se non sia meglio privarci di qualche comodità per non rischiare di perdere la nostra stessa umanità.

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Introduzione L'impatto delle tecnologie digitali sulla nostra esistenza è stato sempre maggiore, a partire dall'ultimo ventennio del secolo scorso, fino ad arrivare ai giorni nostri. In seguito al loro ingresso sempre più pervasivo nella nostra vita, inevitabilmente è venuto a modificarsi il modo in cui concepiamo la realtà e pensiamo e riflettiamo su noi stessi. Il presente lavoro si pone il duplice obiettivo di andare a individuare in che modo cambia il concetto classico di identità in seguito al rapporto con tecnologie sempre più pervasive e di riconoscere il modo in cui il cinema, da sempre attento osservatore dei cambiamenti in atto nella nostra società, ha visualizzato questo nuovo tipo di identità interconnessa , immaginando sviluppi e derive future non prive di aspetti e problematiche inquietanti. Nel corso del primo capitolo, partiremo dalla definizione di cosa si intenda con la parola identità per poi procedere al riconoscimento dei vari stadi attraverso i quali essa viene a formarsi. Dal processo di autocoscienza inteso come conoscenza di sé e dei propri limiti, arriveremo a sottolineare l'importanza della dimensione sociale e relazionale per la formazione del Sé, nella quale emergono identità secondarie a corollario della principale. Si tratta di identità deboli, di ruoli quasi attoriali che assumiamo di volta in volta per adattarci alle situazioni nelle quali veniamo a trovarci quotidianamente. Alla fine della prima parte di questo capitolo, saranno messi in 7

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Andrea Cocca Contatta »

Composta da 241 pagine.

 

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