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La legislazione comunitaria e nazionale in materia di asilo. Riflessi in una realtà locale: il caso di Ancona

Informazioni tesi

  Autore: Marco Mogiani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Gustavo Gozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

Quello migratorio è uno dei fenomeni più diffusi e complessi della società contemporanea: esso riguarda ed influenza molteplici variabili: dagli aspetti economici a quelli sociali (sia nei luoghi di partenza che in quelli di arrivo), fino a quelli politici e personali, pubblici e privati. Oltre ai classici migranti economici, una buona parte di coloro che lasciano la propria terra (circa il 20%) è composta da persone che fuggono da conflitti, da guerre civili, da persecuzioni politiche o da catastrofi ambientali: sono i richiedenti asilo. Essi non scelgono di migrare, ma sono costretti a farlo, per aver salva la vita.
I movimenti migratori internazionali e transnazionali sono una costante delle società umane di ogni tempo ma, in particolare, di quella contemporanea, caratterizzata da intensi scambi commerciali ed economici e da flussi di informazione e comunicazione sempre più numerosi e rapidi da un lato, e da una crescente disuguaglianza tra aree ricche e aree impoverite del pianeta e da guerre limitate nello spazio ma con ripercussioni globali, dall‘altro.
Proprio i conflitti, assommati alla presenza di regimi militari o dittatoriali, che impediscono il godimento dei diritti umani fondamentali, e agli sconvolgimenti climatici ed ambientali, che assumono toni sempre più catastrofici, continuano a restare tra le principali cause delle migrazioni.
Delle oltre 200 milioni di persone che vivono al di fuori del proprio Paese di appartenenza, oltre 16 milioni sono rifugiati o richiedenti asilo, cui però è doveroso aggiungere altre 26 milioni di persone che, pur fuggendo da persecuzioni o da conflitti, sono emigrate ma senza oltrepassare i confini nazionali. La maggior parte dei profughi, costretti a migrare privi dei necessari documenti, vengono però classificati dagli Stati come migranti irregolari, vedendosi così negata la possibilità di entrare in un determinato Paese e chiedere protezione.
In realtà, le principali convenzioni e dichiarazioni internazionali e regionali prevedono la possibilità di chiedere asilo anche se non si è in possesso dei documenti per entrare in un determinato Stato, e il divieto, da parte degli stessi Stati, di espellere una persona verso un Paese dove possa subire delle pene o dei trattamenti crudeli, inumani o degradanti.
Ciononostante gli Stati continuano a riaffermare la loro sovranità, esercitando uno stretto controllo sui propri confini e mettendo in atto pratiche contrarie ai principi internazionali dei diritti umani. Ciò che emerge dall‘analisi di questi nuovi e silenziosi flussi migratori è infatti la volontà, da parte degli Stati, di porre un freno ai movimenti irregolari di persone in nome di un concetto di sicurezza tramite il quale, in realtà, viene giustificata una politica sull‘immigrazione e l‘asilo repressiva e distorta.
Le politiche comunitarie e nazionali sull‘immigrazione e sull‘asilo sembrano dunque andare controcorrente rispetto ai principi dei diritti umani universalmente riconosciuti i quali, nonostante il loro carattere non vincolante, hanno assunto una sempre maggiore importanza politica e giuridica a livello internazionale. Ma le azioni praticate dagli Stati, troppo spesso, si discostano anche da quei principi universali dei diritti umani che sono stati tradotti in alcune convenzioni regionali o, addirittura, nelle stesse costituzioni nazionali, le quali, ovviamente, assumono un carattere cogente e inderogabile.

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9 CAP. 1: IL DIRITTO INTERNAZIONALE DEI RIFUGIATI Clandestini, immigrati, extracomunitari, profughi, disperati, dannati, illegali, irregolari, fuorilegge, persino terroristi e attivisti di Al Qaeda: sono tanti i modi usati dai principali quotidiani italiani, nella ricerca condotta da Marcella Delle Donne 1 , per definire i boat- people, le persone che rischiano la vita per attraversare quello stretto corridoio di mare che separa le coste libiche o tunisine da quelle lampedusane o maltesi. Definizioni forti, che tuttavia nascondono, più o meno volutamente, agli occhi del lettore, ciò che veramente molte di queste persone sono: richiedenti asilo. Si tratta infatti di persone che non cercano semplicemente migliori condizioni di vita, ma che sono in fuga da guerre, da persecuzioni, talvolta da disastri ambientali, che rischiano di mettere in pericolo la loro vita. Persone, dunque, che non scelgono di partire, ma che sono costrette a farlo per difendere la propria incolumità, per cercare protezione altrove perché il proprio Stato non è in grado di proteggerle o addirittura è esso stesso il persecutore. È proprio questo ciò che distingue un profugo da un migrante economico: mentre quest‘ultimo vuole soltanto acquisire una maggiore professionalità e magari accumulare un certo capitale economico da mandare ai familiari in patria o per costruirsi un progetto di vita irrealizzabile nel proprio Paese, il primo cerca prioritariamente un riparo da una situazione di discriminazione, di persecuzione, di guerra che lo mette in serio pericolo di vita. Se il partire è una condizione che li accomuna, le motivazioni che sono alla base di quel partire sono invece completamente diverse. Il fenomeno dell‘asilo, si potrebbe quindi dire, è vecchio come l‘uomo: da quando ci sono le guerre, da quando i popoli cercano di sopraffare altri popoli e di dominarli con la forza, ci sono sempre persone in fuga verso posti più sicuri. Emblematico, in questo senso, è il ruolo di protezione e di inviolabilità storicamente accordato alle chiese e ai luoghi sacri in generale, pronti ad accogliere e a dare rifugio alle persone perseguitate soprattutto per motivi religiosi. Con il declino del potere temporale della Chiesa e la nascita degli Stati-nazione, questo ruolo di protezione è stato assunto dalle rappresentanze diplomatiche. Si trattava però di un asilo extraterritoriale: le persone potevano trovare rifugio all‘interno delle ambasciate degli Stati esteri presenti nel territorio del proprio Stato. La questione rifugiati è però salita alla ribalta internazionale 1 M. Delle Donne: “Un cimitero chiamato Mediterraneo. Per una storia del diritto d’asilo nell’Unione Europea”, DeriveApprodi 2004, pp. 122 sgg.

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