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I ritardi nella scoperta delle frodi manageriali - Il caso BPL

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Crotta
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Comunicazione, relazioni pubbliche e pubblicità
  Corso: Relazioni pubbliche e comunicazione d'impresa
  Relatore: Pietro Alberico C. Mazzola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 91

Questa tesi si propone di ampliare la letteratura esistente in materia di frodi manageriali e cause di ritardo nella loro scoperta, analizzando il ruolo di alcune dinamiche socio-cognitive come possibile causa di ritardi nella scoperta di queste frodi; a partire da una precedente ricerca realizzata sull’argomento, si cerca di dimostrare come, insieme ad altri fattori ed in determinate circostanze, l’acquisizione e l’utilizzo di categorie cognitive errate da parte dei diversi soggetti che giudicano l’organizzazione (mass media, agenzie di rating, pubblici influenti) li porti a sviluppare una visione distorta dei segnali provenienti da quest’ultima, causando così ritardo nella scoperta di eventuali frodi ed illeciti manageriali.

La ricerca, che si basa sullo studio di un caso di frode compiuta per almeno otto anni senza essere scoperta, è svolta attraverso l’analisi di documenti interni ed esterni alla Banca e suggerisce che la causa principale del ritardo nello scoprire la frode sia stata un’impropria o mancata interpretazione, da parte dei diversi soggetti giudicanti, dei segnali e delle notizie che provenivano dall’organizzazione: si evidenzia infatti come questi segnali non fossero recepiti ed interpretati correttamente dagli osservatori, in quanto discordanti rispetto alle categorie cognitive che questi avevano sviluppato nel giudicare l’organizzazione.

Nei primi due capitoli vengono quindi approfonditi, attraverso l'ausilio di una ricca bibliografia fatta di articoli apparsi sulle maggiori riviste internazionali del settore, la letteratura esistente in materia ed il background teorico sul quale questa tesi si inserisce: nel primo capitolo sono approfonditi il concetto di frode, le diverse categorie di frodi esistenti e le cause che sono alla base di esse; nel secondo capitolo, vengono invece illustrate le principali teorie sui motivi dei ritardi della scoperta delle frodi manageriali e viene introdotta l’ipotesi teorica che è alla base di questo lavoro.
Nel terzo capitolo, a sua volta suddiviso in tre paragrafi principali, viene preso in esame il caso della Banca Popolare di Lodi quale esempio di caso di frode manageriale non rilevata per otto anni a causa dell’azione di alcune dinamiche socio-cognitive. Nel primo paragrafo sono riassunte la storia di BPL e le tappe salienti che hanno portato alla scoperta della frode nel 2005; nel secondo paragrafo viene ampiamente illustrata la comunicazione che BPL ha dato negli anni dei propri risultati e dei propri obiettivi, ipotizzando che questa comunicazione abbia fortemente influenzato le analisi degli attori della comunità finanziaria e che sia alla base delle categorie cognitive errate che questi hanno sviluppato nei confronti dell’organizzazione; nel terzo ed ultimo paragrafo, vengono infine analizzati i documenti prodotti dai financial markets’ participants, evidenziando le categorie cognitive che ne hanno guidato le analisi prima e dopo la scoperta della frode. É interessante rilevare come queste categorie cognitive, sviluppate nel tempo, vengano dapprima messe in discussione quando l’organizzazione incontra le prime difficoltà economiche, e vengano sostituite da nuove categorie che rispecchiano la vera natura fraudolenta dell’organizzazione soltanto in un secondo momento, quando la frode è ormai di pubblico dominio.

In questo senso, questa tesi si propone di individuare l’azione di alcune dinamiche socio-cognitive come possibili cause di ritardi nella scoperta delle frodi manageriali.

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LE FRODI MANAGERIALI: ELEMENTI E CAUSE In questo capitolo si definiscono gli elementi principali che caratterizzano le frodi, ed in particolare quelle manageriali: si partirà tentando di dare una definizione di frode, contestualizzando il fenomeno ed esaminandone le principali caratteristiche; si cercherà poi di delineare le diverse categorie di frodi, distinguendo i comportamenti volti, seppur illecitamente, a beneficiare l’azienda stessa, da quelli invece messi in atto dal management con il preciso obiettivo di trarre vantaggio personale; si discuteranno infine le possibili cause di una frode manageriale, dividendo le motivazioni che portano ad attuare comportamenti illeciti fra fattori interni ed esterni all’azienda e focalizzando l’attenzione in particolare su questi ultimi e sul ruolo che il contesto istituzionale può ricoprire. 1.1 Definizione di frode Non è semplice dare una definizione universalmente riconosciuta di frode; in termini generali la frode è un insieme di attività disoneste e ingannevoli, caratterizzate da intenzionalità, volte a sottrarre valore patrimoniale a un business, a vantaggio o meno di chi commette l’azione. (Nasisi 2007). Un’altra definizione, che si concentra maggiormente sul danno alla comunità finanziaria, è quella che definisce le frodi manageriali come “deliberate actions taken by managers at any level to deceive, con, swindle, or cheat investors or other key stakeholders” (Zahra et al. 2005: 804). Quale che sia la definizione che si voglia adottare, una spiegazione chiara delle dinamiche di una frode è rintracciabile nella relazione di agenzia e nella teoria principale-agente (Jensen and Meckling, 1976): secondo questa teoria, infatti, il rapporto aziendale è spesso caratterizzato da un’asimmetria informativa primariamente fra management e proprietà, e più in generale fra l’azienda ed i suoi pubblici di riferimento; la relazione fra un principale ed un agente, che dovrebbe appunto agire nell’interesse del principale, è spesso caratterizzata invece da una diversità e da un conflitto di interessi fra le 4

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