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Passaggio in India: miti e forme dell'Orientalismo in epoca coloniale

Informazioni tesi

  Autore: Cristina Lo Giudice
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Studi Orientali
  Corso: Lingue culture orientali
  Relatore: Mario Prayer
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

Il lavoro di ricerca è incentrato sull'analisi critica di stereotipi e pregiudizi sulla cultura indiana prodotti in ambito coloniale, sia a livello intellettuale che popolare. Lo studio perciò analizza sia la produzione accademica del'indologia anglosassone che i resoconti di viaggio di alcuni autori inglesi. L'analisi si fonda sulle argomentazioni del critico letterario palestinese E. Said, che coniò negli anni '70 il termine "Oreintalismo" per definire una visione del mondo fondata su dicotomie eurocentriche che dividevano antiteticamente il civile Occidente dall'arretrato e irrazionale Oriente, inteso come un'entità geografica che comprendeva in toto realtà linguistiche, religiose e culturali diverse tra loro. Obiettivo del saggio è mostrare come la categorizzazione su base eurocentrica di svariati aspetti della cultura indiana fungeva da potente legittimazione per la missione civilizzatrice e ha forgiato una vulgata sull'India che abbiamo ereditato anche in epoca post-coloniale.

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  3   INTRODUZIONE L’origine del dominio coloniale inglese in India risale alle attività della Compagnia delle Indie Orientali che nel XVII secolo, grazie alla creazione di vari avamposti commerciali, gettò le basi per la conquista della futura colonia. Nel corso del 1700 la presenza inglese in India divenne sempre più invasiva e la Compagnia cominciò ad amministrare direttamente il paese. Nel 1858, infine, il controllo del Raj britannico passò direttamente alla corona, che si trovò così a governare su un vastissimo impero coloniale dal quale l’India ottenne l’indipendenza solo nel 1947. Per comprendere le complesse dinamiche storiche e politiche che portarono alla creazione del dominio inglese in India, bisogna analizzare il contesto culturale che giustificò e rese possibile la conquista della colonia più importante dell’impero inglese. Nel XVIII secolo diversi intellettuali inglesi si interessarono alla cultura indiana e diedero vita alla moderna disciplina dell’indologia. Nel giro di pochi anni vennero inaugurate cattedre di indologia, di filosofia e di lingue indiane in svariate università europee. L’attenzione accademica per i discorsi sull’India riflette l’evoluzione storica dell’allora nascente colonialismo perché la comprensione della realtà ‘orientale’ era essenziale per la costruzione dell’impero britannico. Quindi lo sguardo dello studioso europeo, per quanto a livello puramente culturale fosse guidato solo dalla brama di conoscenza, era rivolto a definire l’alterità asiatica in modo strumentale all’acquisizione del controllo politico da parte degli stessi europei. E’ solo recentemente, grazie alla fondamentale opera di Edward Said Orientalismo (nonostante il suo studio sia rivolto quasi interamente all’atteggiamento europeo verso l’Islam), che i moderni indologi hanno cominciato a ridefinire gli studi dei loro antenati alla luce di una contestualizzazione storica che non può prescindere dall’analisi del colonialismo britannico. Fonte di ispirazione principale per il presente studio è proprio il testo del critico letterario palestinese, in quanto la sua lettura ha instillato in me il desiderio di fornire il mio modesto contributo all’acceso dibattito interno alla ricerca indologica anglosassone riguardante la necessità di rileggere le vicissitudini del Raj britannico in chiave orientalista ed eurocentrica. Devo ammettere, però, che ho riscontrato enormi difficoltà nel reperimento di testi critici e saggi su questa tematica nell’ambito accademico italiano, fatto che solo non mi ha fatto desistere, ma mi ha confermato la necessità che una strutturale critica all’orientalismo vada intrapresa anche nella ricerca indologica italiana. Perciò, nel redigere il presente studio ho dovuto ricorrere all’ausilio di parte della vasta saggistica britannica presente sull’argomento, dovendo però far fronte ai limiti del sistema bibliotecario italiano per il reperimento delle

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