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Aspetti diagnostici delle endocarditi infettive.

Informazioni tesi

  Autore: Davide Tumiatti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Francesco Giuseppe De Rosa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

Nonostante i notevoli progressi tecnologici in campo medico sanitario, l'endocardite infettiva rimane una malattia ancora mortale se non trattata accuratamente. Nei tre anni di corso di laurea si è trattato l'argomento solo all'interno del corso di infettivologia, ed essendo io anche un soggetto a rischio di sviluppare tale patologia, questo elaborato ha l'intento di approfondire il tema sopratutto da un punto di vista infermieristico. L'infermiere nell'endocardite ha un ruolo importante nella profilassi educazionale, è responsabile dell'esame diagnostico tra i più importanti per riconoscere la malattia: l'emocoltura. È stata eseguita una revisione della letteratura sulle principali banche dati mediche selezionando gli articoli pubblicati entro i passati cinque anni e i quali revisionassero le principali linee guida internazionali in materia di endocardite infettiva e emocoltura concentrando l'attenzione sugli aspetti diagnostici ed infermieristici.

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Endocardite infettiva Definizione e classificazione Il termine “endocardite infettiva” (EI) denota un'infezione dell'endocardio valvolare, parietale o cordale, talvolta associato a coinvolgimento delle altre strutture cardiache. Può includere l'endo-arterite dei grossi vasi intratoracici, (condizione che si può verificare nella pervietà del dotto arterioso, negli shunt, o nella contrazione aortica) o un'infezione di corpi estranei a contatto diretto con il flusso sanguigno. Le alterazioni iniziali dell'EI sono rappresentate da vegetazioni di dimensioni variabili che contengono: piastrine, fibrina, eritrociti, cellule infiammatorie, e microrganismi. Tuttavia la distruzione, l'ulcerazione, e la formazione di ascessi possono essere le prime alterazioni rilevabili all'esame ecocardiografico. Storicamente l'EI era classificata in acuta, sub-acuta o cronica, basandosi sull'usuale progressione della patologia non trattata. Seppur fosse utile concettualmente, questa classificazione ignorava sia le forme non batteriche dell'EI, sia le frequenti infezioni causate da specifici organismi, quali ad esempio gli enterococchi, o di multipli patogeni sovrapposti. L'attuale classificazione fa riferimento alle caratteristiche di ogni singola manifestazione di EI in accordo con la localizzazione dell'infezione, la modalità di acquisizione, e lo stato di attività. Per quanto riguarda lo stato di attività, la diversificazione fra endocardite acuta e guarita è molto importante sopratutto in pazienti pronti ad essere sottoposti ad un intervento chirurgico. In questo caso il termine di endocardite attiva si pone qualora si rilevi positività nelle emocolture e febbre. L'EI ricorrente o recidivante è definita qualora si sviluppi dopo un'eradicazione di una precedente, mentre nel caso di EI persistente, l'infezione non è mai stata completamente eradicata. In accordo con la localizzazione possiamo avere endocarditi su valvola nativa o protesica, del cuore destro, e correlata ad impianti. Per la modalità di acquisizione possiamo avere: infezioni nosocomiali e non, comunità-acquisita, collegata ad 7

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